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Capelas imperfeitas: primo assaggio

Nicola Campogrande

L’ammiccare sottecche è di Nicola Campogrande, compositore.
Le sue Capelas Imperfeitas. Diciotto canzoni senza tetto su testi di Dario Voltolini suonavano discrete in sottofondo a casa di un amico, non abbastanza discrete da passare inascoltate.
Per qualche mese sono diventate una piccola ossessione in casa, canticchiate smontate e rimontate; e restano sempre tra i miei dischi preferiti.
Le voci (Vocinblu) sono di Luisa Cottifogli, Frida Forlani, Paola Lorenzi, Silvia Testoni; le percussioni (in senso lato) di Danilo Grassi e Paolo Pasqualin.
Dal sito di Campogrande, munificenza rara, puoi scaricarle in tutta libertà.
Non voglio ora parlare di musica - anche altrove mi son promesso musicologo, senza farne poi niente: pazienza.
Basti qui dire quanto le composizioni, gli arrangiamenti (parola qui più filologica di partitura), l’esecuzione siano squisiti; scrive bene Giovanni Fontechiari che

lavorano il genere, senza mai cadere nella trappola del luogo comune, recuperando di volta in volta l’idea dello stile seppur straniato, plasmato: e così il canto a quattro voci si alimenta con scelta eclettica e con disinvolta successione lungo un divertimento parodistico.

Divertimento però, forse, in senso musicale; e non divertissement: come ha detto qualcuno a proposito di fànfole, questo

non è un gioco.

E venendo ai testi, ai fantasmagorici pitagorici microcapolavori di Dario Voltolini, in rete non ne è traccia. Ma è necessario che ce ne sia.
Mi pareva di averne copia, ma scartabellando scartabellando non ne sono venuto a capo; mi affido dunque a una trascrizione di fortuna, spero di punteggiatura non troppo infedele.

Inizio da uno facile facile, “Ho chiesto”.

Ho chiesto

Ho chiesto a tutti, giù in città
ho chiesto al bar dell’università
ho chiesto a quelli con la faccia stanca
ho chiesto a quelli con il conto in banca

ho chiesto ai preti, agli infedeli
ho chiesto ai jet che solcano i cieli
ho chiesto a te, ho chiesto a me
ho chiesto a tutto quello che c’è

ho chiesto il senso di tutto questo
volevo sapere tutto al più presto
ho chiesto sempre con aria modesta
tutti mi han detto che ero molesta

Ho chiesto al sogno, alla realtà
ho chiesto a chi arriva e a chi se ne va
ho chiesto di giorno, ho chiesto di notte
ho chiesto a chi aveva le ossa rotte

ho chiesto al clochard e al finanziere
ho chiesto al capo ed al barbiere
ho chiesto alla polvere sui libri
ho chiesto ai cervelli e ai loro squilibri

ho chiesto il senso di tutto questo
volevo sapere tutto al più presto
ho chiesto sempre con aria modesta
tutti mi han detto che ero molesta

Ho chiesto in dialetto e in italiano
ho chiesto al basso, ho chiesto al soprano
ho chiesto a un giovane di talento
ho chiesto a un tale che moriva contento

ho chiesto a una ragazza che rideva
ho chiesto a un timido che piangeva
ho chiesto al giorno che finiva
ho chiesto alla porta che si apriva

Non ho mai chiesto per avere
ma solo e sempre per sapere
anche così mi han fatto capire
che era meglio provare a tacere