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Maledetto Hegel

Cinque o sei pile del genere hanno accompagnato, sopra l'armadio, i miei anni sassaresi

Per fortuna i quotidiani sono effimeri; e ho quasi perso il vizio di conservare tutta la carta che incontro.
Pian piano mi disintossico anche dalla “preghiera del mattino dell’uomo moderno”: Hegel non immaginava che le gazzette sarebbero diventate, casomai, una bestemmia.

Quanto sopra lo scrive uno che leggeva Repubblica anche se non vi si riconosceva “ideologicamente”, perché vi trovava comunque quel che serve: una selezione non scriteriata, i commenti distinti dalle notizie, una pagina culturale non pettegola; e soprattutto notizie.

Oggi non c’è quotidiano, fatta eccezione (non sempre) per il manifesto, che non mi provochi irrefrenabile disgusto; meglio non leggere, per non iniziare la giornata di malumore; e senza neanche quell’aiuto, mi sento ancora più disperso nel mare magnum della realtà.

Poi capita di sfogliare D - la Repubblica delle Donne (è vero, ora parlo di un periodico; ma è inserto di Repubblica) e restare un po’ interdetti; come mai è così interessante? [E, sì, lo so, ci scrivono Zucconi e Concita De Gregorio; ma uno non compra un giornale per leggere due giornalisti; non compro più neanche l'Espresso, perché una Bustina quindicinale non vale la spesa.] Dopo un po’ capisco: il numero del 6 ottobre è tutto dedicato al cinema. Niente di che, per carità: ma ne trarrò spunto.