11 Marzo 2009, 20.07

Il PD usa l’arma della metafora…
(dal GR2 del 7 marzo 2009, h. 7.30)
Sì, metametafora non nuova (neanche in francese) - ma ottimo esempio del gusto tutto giornalistico per le metafore incongrue.
Evita per favore le battute sulla rivoluzione armata ai tempi del PD, e considera invece queste citazioni:
“A questo punto la rete è tesa,” spiegava Belbo, “e gli APS vi cadono a grappoli, se in una
rete si cade a grappoli, ma la metafora incongrua è tipica degli autori della Manuzio e ne ho
preso il vezzo, mi scusi.”
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Bompiani, Milano, 1988, p. 198)
Guardati dalle metafore troppo ardite: sono come piume tra le scaglie di un serpente.
Non usare metafore incongrue anche se ti sembrano “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
(Umberto Eco, La bustina di Minerva, Bompiani, Milano, 1999, p. 309; anche qui, con link all’originale inglese)
* * *
Molotov man (2006) è di Shepard Fairey (da TheGiant.org, ma vedi ovviamente anche obeygiant.com).
23 Gennaio 2009, 21.27

Siamo tornati all’Ottocento. Stiamo assistendo alla rinascita dell’anticlericalismo e dell’ateismo, ma non credo che la colpa sia né degli anticlericali né degli atei.
(Umberto Eco)
E in effetti questo ateismo di ritorno, per intenderci l’ateismo à la Odifreddi, ha molto dell’ingenua critica “positivista” alle “antinomie della Bibbia”. Pensavo fosse roba da opuscoletti anarchici, invece pare sia rimasta di moda…
Ciò non toglie che l’Atheist Bus Campaign - che dopo Londra Barcellona Washington l’UAAR ha sperato di importare a Genova - sia cosa meno futile di quanto possa sembrare (vedi ad esempio Qualche riflessione sull’avvio della campagna ateobus UAAR), e più vicina alla serietà di un ateismo “dialettico”, di un anticlericalismo “politico”.
E come al solito cito:
Una tal razza d’idiota
Quelli dell’UAAR avrebbero voluto scrivere sugli autobus genovesi: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Prevedibilmente, la cosa non è stata loro concessa. Intanto il tempestivo Volontè ha dichiarato urbi et orbi che quella dell’UAAR è pubblicità ingannevole, ed ha aggiunto: “Dio è speranza. Mi chiedo come sia possibile, specie di questi tempi, farne a meno”.
“La più vergognosa offesa che si possa fare a Dio - scriveva Kierkegaard negli opuscoli de L’Ora - è quella di cui la Cristianità si rende colpevole: di tramutar Dio, il Dio dello spirito, in una ridicola ciancia; e la forma più antispirituale dell’adorazione di una pietra, di un bue, di un insetto, più antispirituale di tutto ciò che è possibile come antispiritualità, è proprio questo: adorare come Dio una tal razza d’idiota”.
Quelli dell’UAAR dicono che Dio non c’è, Luca Volontè dice che c’è, e che ci serve, soprattutto di questi tempi. Per Volontè, Dio è una specie di antidepressivo da mandar giù nei giorni difficili, un cordiale buono per tirarsi su d’umore, un vinello leggero da bere prima dei pasti. Un prodotto di consumo. Un idiota, direbbe Kierkegaard.
Ora, che Luca Volontè si figuri Dio come un idiota, non sorprende. Il problema è che a figurarsi Dio come un idiota sembrano essere in tanti. Non mi pare che nessuno abbia notato che non avere bisogno di Dio è la condizione di una fede autentica.
(Antonio Vigilante su minimokarma)
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Commento
8 Novembre 2007, 17.29

Per fortuna i quotidiani sono effimeri; e ho quasi perso il vizio di conservare tutta la carta che incontro.
Pian piano mi disintossico anche dalla “preghiera del mattino dell’uomo moderno”: Hegel non immaginava che le gazzette sarebbero diventate, casomai, una bestemmia.
Quanto sopra lo scrive uno che leggeva Repubblica anche se non vi si riconosceva “ideologicamente”, perché vi trovava comunque quel che serve: una selezione non scriteriata, i commenti distinti dalle notizie, una pagina culturale non pettegola; e soprattutto notizie.
Oggi non c’è quotidiano, fatta eccezione (non sempre) per il manifesto, che non mi provochi irrefrenabile disgusto; meglio non leggere, per non iniziare la giornata di malumore; e senza neanche quell’aiuto, mi sento ancora più disperso nel mare magnum della realtà.
Poi capita di sfogliare D - la Repubblica delle Donne (è vero, ora parlo di un periodico; ma è inserto di Repubblica) e restare un po’ interdetti; come mai è così interessante? [E, sì, lo so, ci scrivono Zucconi e Concita De Gregorio; ma uno non compra un giornale per leggere due giornalisti; non compro più neanche l'Espresso, perché una Bustina quindicinale non vale la spesa.] Dopo un po’ capisco: il numero del 6 ottobre è tutto dedicato al cinema. Niente di che, per carità: ma ne trarrò spunto.