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Opinio plus valet saepe quam res ipsa

Mamuthones, foto di Enrico Bianda (2006)

Le espressioni “Sardi pelliti” e “mastrucati latrunculi” si sono ormai fissate “nell’immaginario italiano colto/semicolto” (Marinella Lörinczi, “Ironia e autoironia. Discorsi epilinguistici intorno alla lingua sarda” [pdf]; e vedi della Lörinczi tutte le indagini di ideologia linguistica applicata alla lingua sarda).

Stringi stringi, tutto risale alla Pro Scauro di Cicerone; ma ben al di là di due espressioni poco gentili, Cicerone ha dato l’avvio alla costruzione di uno stereotipo inossidabile. Vediamo un po’: potremmo intitolarlo “Nascita di un luogo comune”.

Siamo nel 54 a.C., a fine agosto. Marco Emilio Scauro, di ritorno dalla Sardegna, prepara la sua candidatura al consolato; ma Publio Valerio Triario, dietro incarico dei provinciali, lo accusa de repetundis. Un tentativo di “uso politico della magistratura”? Pare di sì, vista la fretta con cui si istruisce il processo, addirittura senza inchiesta preliminare in loco e senza dettagliata escussione delle prove (i 120 testimoni d’accusa - tutti sardi - presentano una testimonianza congiunta: cfr. Sc. 20). Ma davanti al tribunale presieduto da Catone si schiera un collegio di difesa eccezionale: ben sei avvocati, tra i quali Ortensio e Cicerone (incaricato della peroratio), che ottengono senza fatica l’assoluzione.

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Ladre di bambini

Lola Ponce (Esmeralda) e Giò Di Tonno (Quasimodo) in 'Notre-Dame de Paris' di R. Cocciante - L. Plamondon

Parlo troppo spesso di luoghi comuni, di stereotipi? Un motivo c’è.

“Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”: è il Teorema di Thomas, puntualmente chiamato in causa da Antonio Vigilante. Visto l’attuale frangente mediatico, visto che gli stereotipi assunti come reali da TV e giornali producono realtà, direi che la mia attenzione è più che giustificata.

Vedi per esempio la leggenda metropolitana della zingara “ladra di bambini”.

Già prima non era facile spiegare che si tratta, appunto, di una leggenda: c’era sempre quello che l’aveva sentita con le sue orecchie da persona di assoluta fiducia (“mio cuggino, mio cuggino…”). Ma quando Chi l’ha visto? prende per buone e diffonde le farneticazioni su pseudorapimenti zingareschi (vedi il caso Tuvoni, vedi il caso Pappalardi), la leggenda diventa realtà e la ggente inizia a denunciare “veri” tentativi di rapimento.

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Loci communes

Caparezza

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista
Il secondo album è sempre il più difficile…
Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista
Il secondo album è sempre il più difficile…

Italiani brava gente, italiani dal cuore d’oro,
l’ Italia è una repubblica fondata sul lavoro,
di santi, di poeti, di mafiosi e navigatori,
ma tutti rivorrebbero tra le dita la Montessori…

Inglesi, professori che non imparano un’altra lingua,
Inglesi, non dovranno mai cambiare moneta,
Inglesi, guideranno sempre dal lato sbagliato,
per questo chi va a Londra so che ritorna un po’ cambiato…

I neri giocano bene a pallacanestro,
hanno il ritmo nel sangue ed il pisello grande…
I bianchi sui tavoli verdi li trovi ridotti in mutande,
ogni bianco invidia il pisello grande…

Dicono che gli arabi scrivono al contrario
Mohammed ha detto che io scrivo al contrario,
dunque ogni cosa giusta rivela il suo contrario
e se non sei d’accordo mi dispiace per te!

(rit.)

Le camicie rosse ricucirono il paese,
le camicie nere lo portarono alla guerra,
le camicie verdi vi si son pulite il culo
gli stilisti dello stivale sono quelli più apprezzati…

Quando c’era lui i treni partivano in orario…
quando c’era lui ci deportavano in orario…
quando c’era lui non c’eravamo noi,
che se c’eravamo noi saremmo stati impallinati…

E allora votami e vedrai, ti trovo un posto di lavoro,
votami e vedrai che non ti farai male,
votami e vedrai, da domani ti vorrò bene
figliolo, una volta qui era tutta campagna elettorale…

Vuoi fare il cantante? Ti servirà una spinta.
Vuoi fare l’assessore? Ti servirà una spinta.
Vuoi fare carriera? Ti servirà una spinta.
Sull’orlo di un burrone avrai bisogno di una spinta…

(rit.)

Calciatori miliardari che rincorrono un pallone
Musicisti miliardari che rincorrono il successo
Industriali miliardari che rincorrono la gnokka
Col Superenalotto faccio il botto, mi tocca…

Non sono sposato, diciamo che convivo,
non sono disoccupato, diciamo che sto studiando,
non sono un delinquente, diciamo che mi arrangio,
diciamo diciamo diciamo diciamo diciamo un sacco di cazzate!

Non guardare Devilman: diventi violento,
non leggere Spiderman: diventi violento,
non ascoltare Method man: diventi violento
figurati cos’è restare un giorno in parlamento

I politici no no, non sono più quelli di una volta
le donne no no no, non sono più quelle di una volta
io no no no no, non sono più quello di una volta:
solo la retorica è rimasta la stessa…

(rit.)

(Caparezza, “Il secondo secondo me”, da Verità supposte, 2003)

Cinésus

Cinesus

Gabry mi manda un quesito che immagino stia girando sotto forma di catena di Sant’Antonio (e infatti ce ne sono varie tracce in Rete, es. su Magnaromagna):

  1. Quale degli studenti sembra stanco o assonnato?
  2. Quali sono i due gemelli maschi?
  3. Quali sono le due gemelle femmine?
  4. Quante donne ci sono nel gruppo?
  5. Qual è l’insegnante?

A parte la facile ironia, si tratta di un esempio molto, molto significativo di prosopoagnosia su base culturale.

Non a caso, da queste parti giapponesi coreani vietnamiti passano tutti per cinésus.

Il gioco dei pregiudizi

Matite colorate

Se ne parlava ieri.

Su Indexnet, “Programa de apoyo al profesorado” della casa editrice Santillana, i cui “recursos educativos” sono una fonte inesauribile di idee, avevo trovato tempo fa El juego de los prejuicios (file .doc) di Pablo Arcas Díaz (è pubblicato anche nel volume La interculturalidad pedagógica: nuevos enfoques, nuevas prácticas, a cura di José Manuel Suárez Sandomingo, Editorial Axac 2004, pp. 23-42).

Il gioco proposto da Arcas Díaz fa sperimentare agli alunni una discriminazione tramite pregiudizi (razziali, sessuali, sociali, religiosi…), per aiutarli a prendere coscienza dei propri pregiudizi e di come essi si manifestano.

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