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Etnia: questione di identità (1)

Riprendo il discorso con questo semplice test, che traggo dal corso Ethnicity and Race: An Introduction to the Nature of Social Group Differentiation and Inequality, curato dal Dr. Dennis O’Neil del Palomar College (San Marcos, California):

Photo of a young man who could be Hispanic Photo of a young woman who could be Hispanic Photo of a young woman who could be Hispanic

Test yourself. Which of these people do you think is Hispanic? Look at them carefully…

Questa è la risposta:

In America today, the answer could be any of the three or none of them think of themselves as being Hispanic. You would need to ask them in order to find out.

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Ña

'Great Grandma Faustina amused by a bee', foto di Maisie Crow

I concetti comuni di razza appartengono al senso comune, che notoriamente fa spesso cilecca. E se proprio vogliamo flirtare col senso comune, allora non nasconderò una certa simpatia per la classificazione razziale dei bribri del Costa Rica. Secondo loro le razze sono due: i bribri, che significa gli uomini, e sarebbero per l’appunto loro; e gli ña che sarebbero tutti gli altri; ña significa anche cacca. Certo questa classificazione rivela un forte etnocentrismo e una sgradevole arroganza: ma un etnocentrismo e un’arroganza non superiori, a voler essere precisi, a quelli di chi piazza i bribri nella razza ispanica, con Isabel Allende e l’attaccante della Juventus Marcelo Zalayeta.

(Guido Barbujani, L’invenzione delle razze, Milano, Bompiani, 2006, p. 152)

[Sul bribri, lingua della famiglia chibcha, puoi leggere una descrizione compilata da studenti dell'Universidade de Vigo, o seguire il corso in 12 lezioni dell'Universidad de Costa Rica. Su Global Recordings Network ci sono anche file audio (ma a scopo confessionale: "The Vision of GRN is that people might hear and understand God's word in their heart language - especially those who are oral communicators and those who do not have Scriptures in a form they can access").]

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La foto (”Great Grandma Faustina amused by a bee”), copyright di Maisie Crow, è tratta dal reportage A look at the lives local BriBri.

L’invenzione delle razze

Disegno tratto da J. C. Nott - G. R. Gliddon, Indigenous races of the earth, 1857

Altra bibliografia sul tema, in particolare in prosecuzione del post Ancora sulla “questione della razza”.

Spero si capisca: cerco, per passi successivi, di chiarirmi (chiarirci) le idee.

E raccolgo i suggerimenti di pinokkio:

3 libri sul tema del razzismo (in lingua italiana) che secondo me vanno tenuti presente per trattare l’argomento con solide basi, il primo di due sociologi italiani, e gli altri due di un noto ricercatore olandese.

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Vil razza dannata (3)

'Diverse etnie' nell'America Anglosassone secondo Corradi-Morazzoni, 'Ambienti culture società', 2004

“Le diverse etnie presenti nell’America Anglosassone:
un eschimese, un americano bianco e una nera di origine africana”
(immagini e didascalia da “Ambienti culture società”, 2004, p. 277)

L’argomento si fa sempre più palloso. Ma è necessario: non so se nomina sunt consequentia rerum o viceversa, ma la Babele lessicale parla di una Babele etica e politica.

Lo dimostra “Come si vive quando l’amore non ha frontiere” (Venerdì di Repubblica, 7 marzo 2008, pp. 38-39): il giornalista, tale Emilio Marrese, aggiunge agli eufemismi cui siamo abituati - “immigrati”, “extracomunitari” - una agghiacciante sinonimia tra “famiglie multietniche”, “matrimonio [tra] culture diverse”, “matrimonio misto”, “matrimonio interrazziale”.

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Vil razza dannata (2)

'Progetto Terra', Markes 1994 - Immagini e didascalie razziste

“Una giovane donna appartenente al gruppo Europoide e una sua coetanea
Negroide; [...] tipo umano del gruppo Mongoloide e aborigeni Australoidi”
(immagini e didascalia da “Progetto Terra”, 1994, pp. 116-117)

Seconda puntata (di fatto, la terza). Sfoglio ora due manuali di “Geografia economica”.

Natale Garré - Giovanna Merlo, I sistemi economici mondiali. Corso di Geografia diretto da Giuseppe Dematteis, Bompiani, Milano, 1998 (adottato sino al 2006-2007, non più in commercio, ma alla base di altri corsi Bompiani “diretti da Giuseppe Dematteis”).

Il tema che ci interessa è affrontato con molto fair play (p. 16): si parla esclusivamente di “divisioni culturali” (ad esempio la “cultura latina” è “caratterizzata dalle lingue neo-latine [...] e dalla religione cristiano-cattolica”), e si accenna persino all’”imperialismo culturale” della “cultura anglosassone”. Ne viene uno schema semplicistico, ma in giusta prospettiva di relativismo culturale.

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Vil razza dannata (1)

'Reportage dal mondo', 2007: un'immagine e una didascalia molto significative

Sulla scia del discorso sulla razza, e specialmente del post inaugurale - l’antibiasuttiano “Razze e popoli della terra” - mi dedico a un’analisi tematica di alcuni manuali scolastici di geografia in circolazione.

[Per inciso, ho appena modificato il sopraddetto post, che citava con troppa avventatezza link molto fuorvianti.]

Sarà un regesto noioso, a puntate, fitto di osservazioni lessicali, di “tra le righe”, di orribili avverbi: sei pennacchianamente libero di non leggere.

Non si tratta di affrontare la questione “scientifica”, e non ho intenzione di dibattermi in questioni epistemologiche: interessa la questione “didattica”, ovvero il modo in cui la Repubblica italiana ha deciso di formare (informare, educare) i suoi cittadini su una questione di fondamentale importanza.

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Discutiamo di manuali dal destinatario non omogeneo: accanto a una maggioranza di testi “per il biennio delle scuole superiori” (la “Geografia” degli insegnanti di Lettere) considero alcuni manuali di “Geografia economica”, per il triennio dei corsi IGEA (i “ragionieri” d’antan).

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Ancora sulla “questione della razza”

Dalla copertina de 'La difesa della razza', 1938

In forma di appunti bibliografici, ecco qualche integrazione a quanto accennavo sul tema della “razza”.

The Race Question (1950) è solo il primo di una serie di documenti di taglio scientifico prodotti dall’UNESCO.

Sono tutti datati (e non ne esiste traduzione italiana), ma da qui bisogna partire:

  • The Race Concept. Results of an Inquiry (UNESCO 1952., pdf; in appendice contiene il testo della dichiarazione del 1950)
  • Four statements on the race question (UNESCO 1969, pdf)
    “This booklet reproduces the text of four statements on the race question prepared by groups of experts brought together by Unesco in 1950, 1951, 1964 and 1967, as part of its programme to make known the scientific facts about race and to combat racial prejudice.”
    Contiene:
    Jean Hiernaux, Biological aspects of the racial question
    Michael Banton, Social aspects of the racial question
    Statement on race
    , Paris, July 1950
    Statement on the nature of race and race differences, Paris, June 1951
    Proposals on the biological aspects of race, Moscow, August 1964
    Statement on race and racial prejudice, Paris, September 1967
  • Declaration on race and racial prejudice (ONU 1978, pdf)

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Di che razza sei?

Immagine tratta dalla locandina della mostra 'L'offesa della razza'

Articolo 3 del “Manifesto degli scienziati razzisti” (1938):

Il concetto di razza è concetto puramente biologico.
Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose.

E articolo 7:

La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose.

Altri tempi, vero?

È difficile oggi leggere queste pagine senza provare un sentimento a metà tra l’orrore e il sarcasmo: come è possibile che queste cose siano state scritte, che molti le abbiano lette, che tantissimi le abbiano credute, che la maggioranza degli italiani le abbia ignorate, o tollerate, o lasciate passare come innocente esercizio filosofico e parascientifico?

(Umberto Eco, introducendo Valentina Pisanty, Educare all’odio: “La difesa della razza” (1938-1943), Federico Motta Editore)

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