Opinio plus valet saepe quam res ipsa

Le espressioni “Sardi pelliti” e “mastrucati latrunculi” si sono ormai fissate “nell’immaginario italiano colto/semicolto” (Marinella Lörinczi, “Ironia e autoironia. Discorsi epilinguistici intorno alla lingua sarda” [pdf]; e vedi della Lörinczi tutte le indagini di ideologia linguistica applicata alla lingua sarda).
Stringi stringi, tutto risale alla Pro Scauro di Cicerone; ma ben al di là di due espressioni poco gentili, Cicerone ha dato l’avvio alla costruzione di uno stereotipo inossidabile. Vediamo un po’: potremmo intitolarlo “Nascita di un luogo comune”.
Siamo nel 54 a.C., a fine agosto. Marco Emilio Scauro, di ritorno dalla Sardegna, prepara la sua candidatura al consolato; ma Publio Valerio Triario, dietro incarico dei provinciali, lo accusa de repetundis. Un tentativo di “uso politico della magistratura”? Pare di sì, vista la fretta con cui si istruisce il processo, addirittura senza inchiesta preliminare in loco e senza dettagliata escussione delle prove (i 120 testimoni d’accusa - tutti sardi - presentano una testimonianza congiunta: cfr. Sc. 20). Ma davanti al tribunale presieduto da Catone si schiera un collegio di difesa eccezionale: ben sei avvocati, tra i quali Ortensio e Cicerone (incaricato della peroratio), che ottengono senza fatica l’assoluzione.