Post contenenti il tag ‘Platone’

Scaglia la mela


Raccolgo un suggerimento di Gabriel Laguna che, sul suo blog Tradición Clásica, accosta un video trovato su YouTube (è Mould, di Alasdair Fitz-Desorgher) a due epigrammi dell’Antologia Palatina.

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Da Platone a Da Ponte

Virgilio Lazzari, celebre Leporello degli anni '30

Mi lascio intrigare da Antonia Piva, “Madamina il catalogo è questo. Il testo al centro: Mozart, Plauto, Ovidio”, in Ead., L’adozione rovesciata. Pedagogia e didattica dei classici, Osanna, Venosa, 2008, pp. 69-99, contamino con Michael von Albrecht, Fortuna europea de Lucrecio, “Cuadernos de Filología Clásica. Estudios latinos”, 20, 2, 2002, pp. 340-344, cerco aiuto in Robert Duncan Brown, Lucretius on Love and Sex: A Commentary on De Rerum Natura IV, 1030-1287, Brill, Leiden, 1987, specialmente le pp. 128 ss. e 280 ss.

Altre cosine - tra cui il commento di A. S. Hollis all’Ars amatoria di Ovidio (Oxford 1977) e altre di cui dico infra - non le ho potute vedere. Ma ce n’è già abbastanza.

Ancora una premessa: sarà poco più che un’accozzaglia di testi - molti testi. Ma un’accozzaglia che parla da sola.

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Simulacri di simulacri

Sabrina Oppo, Senza titolo

La vedo tutti i giorni ma non l’avevo mai guardata.

Sulla copertina delle Pagine Bianche di Cagliari e provincia, 2007-2008, c’è questa foto (c’è anche su PagineBianche d’Autore).

L’autrice, Sabrina Oppo, la presenta così:

Il mio lavoro si relaziona alla serialità delle immagini, alla loro ripetizione mediatica. È una fotografia in cui mi lego all’infanzia, al gioco di oggetti e di ombre.

e la intitola “Senza titolo”.

È chiaro: Sabrina, da vera artista invasata, non era cosciente di cosa il Dio le ispirasse.

Perché, aspetta, ti descrivo la foto: il sole staglia su un pavimento in cotto le ombre di tanti cavallini giocattolo.

È chiaro: è il Mito della caverna.

Il Fedone secondo Sanguineti

Jacques-Louis David, La mort de Socrate (1787), Metropolitan Museum

Un altro assaggio - appena più sostanzioso dei precedenti - da queste multiformi Interviste impossibili.
Edoardo Sanguineti incontra Socrate-Paolo Bonacelli. L’intervista è acutissima - una metaintervista con finale a sorpresa - e meriterebbe di essere riportata per esteso.
Ma almeno l’incipit, per assaggiare il pastiche linguistico:

SANGUINETI: Allora, o Socrate, questa volta non mi scappi, mi sembra, che ti ritrovo qui nel carcere, nell’imminenza ormai estrema della morte, che non hai niente da fare più, a quel che vedo, se non lasciarti intervistare. Ce la facciamo, dunque, questa intervista, o non ce la facciamo?
SOCRATE: Ce la facciamo, sì, carissimo, l’intervista. Ma tu chi sei però? Sei un intervistatore?
SANGUINETI: Ecco, intervistatore, veramente, propriamente, no.
SOCRATE: Che peccato, ragazzo! Come puoi tu, infatti, farmi un’intervista, se non sei tu un intervistatore?
SANGUINETI: Tu ritieni, o Socrate, che occorra proprio essere un intervistatore, per fare un’intervista?
SOCRATE: Ma come? Non sono forse i vasai, quelli che fanno i vasi? E gli indovini, non sono quelli, mio caro, quelli che fanno le indovinazioni e gli indovinamenti? Così, amico mio, non diremo noi che un’intervista me la dovrà fare un intervistatore? O ci sono altri che fanno le intervista, oltre agli intervistatori?
SANGUINETI: In verità, sono gli intervistatori, quelli che fanno le interviste.
SOCRATE: Hai mai fatto interviste, tu?
SANGUINETI: Mai, o Socrate.
SOCRATE: Ahimè, lo vedi bene anche tu, che non sei niente un intervistatore. Ma vediamo un po’ insieme, noi due, se noi possiamo metterla in un altro modo, la cosa. Abbiamo detto, io credo, che sono i vasai, quelli che fanno i vasi. E che quelli che fanno gli indovini, quelli indovinano. È così, o hai già mutato opinione?
SANGUINETI: È così assolutamente, o Socrate.
SOCRATE: Or dunque che diremo noi, ancora? Diremo che il vasaio fa i vasi in quanto è vasaio, o che è vasaio in quanto fa i vasi?

(pp. 43-44)

E così via, con tutti gli stilemi del dialogo platonico (l’incontro è mediato da Platone, questo era ovvio).
Il modello è il Fedone - tanto che mi piace immaginare Sanguineti tra i personaggi della Mort de Socrate.

Ma al di là dei filosofemi (intendendo il termine come analogo di morfema), che sono strutturali e guidano il dialogo verso la sua paradossale conclusione, al di là dell’ironia (e il Socrate di Sanguineti è ironico in entrambi i sensi), non ti fa sorridere quel susseguirsi di pleonasmi, di incisi, di avverbi sconclusionati, di iterazioni sinonimiche improbabili (”le indovinazioni e gli indovinamenti”)?

Sanguineti ha voluto catturare il sapore del Fedone?
No: fa finta che la sua sia una cattiva traduzione dal greco (cattiva come quelle che facevamo al liceo, e continuano a fare gli editori di Platone)…