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Sette di centouno

Giuseppe Pietro Mazzola, Giuseppe Parini, 1793, pastello su carta

Questa mi era proprio sfuggita, e va a rimpolpare il Progetto Centouno fermo da più di un anno:

Per molte genti e molti mar condotto,
o mio germano, finalmente io sono
a quest’esequie miserande addotto,
per far l’ultimo a te funebre dono.

E poiché te medesmo a me non buono
destino ahi tolse, e ‘l tuo bel stame ha rotto
indegnamente, oimè, vo’ dir qui prono
su la tacita polve un vano motto.

Questi doni però tu accogli intanto,
che ne’ funebri sacrificii offrio
de’ maggiori il costume antico e santo.

Questi accogli pur tu; ch’assai del mio
sono grondanti ancor fraterno pianto;
e addio per sempre, o mio germano, addio.

(Catullo, carme 101, traduzione di Giuseppe Parini [1729-1799], da Opere di Giuseppe Parini pubblicate e illustrate da Francesco Reina, Stamperia del Genio Tipografico, Milano, 1802, vol. III, p. 189)

La traduzione era già comparsa come componimento XXXVI in Alcune poesie di Ripano Eupilino (1752); ma la ristampa del 1802 fu sotto gli occhi di Foscolo che si accingeva a Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo e ne diede un giudizio poco lusinghiero (”tentata in un sonetto dal Parini non con l’usata felicità”).