9 Settembre 2008, 00.07
Dunque i Romani non tenevano gatti in casa? Bettini permettendo, le cose sembrano un po’ diverse, almeno a giudicare da questo mosaico pompeiano (dalla Casa del Fauno, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Da Pompei proviene anche un altro mosaico gattesco (forse: potrebbe anche trattarsi di una lince).
Per inciso, questa “Natura morta con gatto” sembra anticipare il sottogenere di cui ho già riportato esempi sei-settecenteschi. Poligenesi: gli scavi di Pompei, si sa, iniziarono nel 1748.
La questione è complicata dall’affettuoso dilettantismo con cui si tratta, di solito, la storia felina: sarà vero che i legionari romani trafugavano gatti dall’Egitto? Sarà vero che a Pompei non sono mai state trovate ossa di gatto? Chi ha ipotizzato che i gatti siano fuggiti prima dell’eruzione?
Mi piacerebbe scoprire le fonti dei vari siti felinofili (che non cito: ci pensano loro a copincollarsi a vicenda). A sentir loro, pare che “l’imperatore Ottaviano Augusto scrisse per la sua gatta”:
la mia gatta dal pelo lungo e dagli occhi gialli, la più intima amica della mia vecchiaia, il cui amore per me sgombro da pensieri possessivi, che non accetta obblighi più del dovuto… Mia pari così come pari agli dei, non mi teme e non se la prende con me, non mi chiede più di quello che sono felice di dare… Com’è delicata e raffinata la sua bellezza, com’è nobile e indipendente il suo spirito; come straordinaria la sua abilità di combinare la libertà con una dipendenza restrittiva.
Non sono le Res gestae Divi Augusti, non è Svetonio. Chissà da dove salta fuori questa citazione.
7 Settembre 2008, 12.56
La vaga curiosità per l’iconografia del gatto come animale da compagnia (vedi i post Miccio miccio e La gatta di Riccio Cederni) ha contagiato anche Luca: mentre io erravo per la National Gallery of Ireland alla ricerca di qualche indizio, lui faceva lo stesso a Monaco e Vienna. Come ringraziarlo di tanta attenzione?
Luca mi conferma nell’impressione che la pittura d’interno olandese del Seicento sia il primo ambito in cui cercare: ma “gatti per casa ce ne son ben pochi”. Tra i suggerimenti, accolgo anzitutto The Bean King (c. 1655) di Jacob Jordaens (1593-1678). Da Dublino segnalo invece due tele purtroppo introvabili sul web: un Jan Miense Molenaer (c. 1610-1668) con bambini che giocano con un cane e un gatto (cat. NGI 45, c. 1637): li fanno danzare su un tavolo tenendoli per le zampe anteriori (scena simile ma con cane in altro dipinto di Molenaer, che ritrae altrove anche un gatto domestico molto ciccione; e vedi soprattutto questi suoi Ragazzi con gatto). C’è poi una natura morta con uccelli del fiammingo Christian Luyckx (c. 1623-1670), con gatto che azzanna il volatile morto (c. 1650, ma non ricordo il numero di catalogo; e di questo non meglio noto Luycks trovo solo una pessima riproduzione di Cartiglio con fiori).
Ma le chicche luchesche vanno centellinate (sempre che si possa centellinare una chicca); e mi piace iniziare dalla Natura morta con gatto di Alexandre-François Desportes (1661-1743), 74 x 92,5 cm, Bayerische Staatsgemäldesammlung, München. Identico gatto e identica posa in un’altra natura morta di Desportes (c. 1770, collez. privata); analogo spirito di osservazione naturalistica in questa scena domestica di lotta tra cagnaccio e mamma gatta (100×130, c. 1710, collez. privata), nonché in questi Sketches of a Kitten (Fitzwilliam Museum, Cambridge [USA]).