23 Gennaio 2009, 21.27

Siamo tornati all’Ottocento. Stiamo assistendo alla rinascita dell’anticlericalismo e dell’ateismo, ma non credo che la colpa sia né degli anticlericali né degli atei.
(Umberto Eco)
E in effetti questo ateismo di ritorno, per intenderci l’ateismo à la Odifreddi, ha molto dell’ingenua critica “positivista” alle “antinomie della Bibbia”. Pensavo fosse roba da opuscoletti anarchici, invece pare sia rimasta di moda…
Ciò non toglie che l’Atheist Bus Campaign - che dopo Londra Barcellona Washington l’UAAR ha sperato di importare a Genova - sia cosa meno futile di quanto possa sembrare (vedi ad esempio Qualche riflessione sull’avvio della campagna ateobus UAAR), e più vicina alla serietà di un ateismo “dialettico”, di un anticlericalismo “politico”.
E come al solito cito:
Una tal razza d’idiota
Quelli dell’UAAR avrebbero voluto scrivere sugli autobus genovesi: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Prevedibilmente, la cosa non è stata loro concessa. Intanto il tempestivo Volontè ha dichiarato urbi et orbi che quella dell’UAAR è pubblicità ingannevole, ed ha aggiunto: “Dio è speranza. Mi chiedo come sia possibile, specie di questi tempi, farne a meno”.
“La più vergognosa offesa che si possa fare a Dio - scriveva Kierkegaard negli opuscoli de L’Ora - è quella di cui la Cristianità si rende colpevole: di tramutar Dio, il Dio dello spirito, in una ridicola ciancia; e la forma più antispirituale dell’adorazione di una pietra, di un bue, di un insetto, più antispirituale di tutto ciò che è possibile come antispiritualità, è proprio questo: adorare come Dio una tal razza d’idiota”.
Quelli dell’UAAR dicono che Dio non c’è, Luca Volontè dice che c’è, e che ci serve, soprattutto di questi tempi. Per Volontè, Dio è una specie di antidepressivo da mandar giù nei giorni difficili, un cordiale buono per tirarsi su d’umore, un vinello leggero da bere prima dei pasti. Un prodotto di consumo. Un idiota, direbbe Kierkegaard.
Ora, che Luca Volontè si figuri Dio come un idiota, non sorprende. Il problema è che a figurarsi Dio come un idiota sembrano essere in tanti. Non mi pare che nessuno abbia notato che non avere bisogno di Dio è la condizione di una fede autentica.
(Antonio Vigilante su minimokarma)
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Commento
9 Novembre 2008, 22.39
In questa sempre più intensa, dolorosa afasia mi soccorrono almeno, per fortuna, le parole di qualcuno. Anche solo parallele:
Su, dite
Non ho voglia di scrivere, di dire, di dirmi. Sono in uno dei quei momenti in cui mi sembra che scrivere o parlare - scrivere o parlare di - sia un modo arrogante per imporsi alle cose, per imprimere sugli eventi il sigillo della propria interpretazione, il marchio del proprio io: per intaccare almeno un po’ l’ingranaggio della storia e del tempo che ci scorre accanto. Dico, dunque sono. Mi piacerebbe trovare, prima o poi, una parola non sporcata dall’io, una parola libera da me, benché detta da me. Nel frattempo, preferisco ascoltare. Archivio le frasi della gente, le parole sputate dalla bocca delle gente, i discorsi che procedono imperiosi emanando dalla pelle della gente, le parole-dolore che scivolano giù dagli occhi della gente. Registro, archivio, prendo nota.
Ascolto. Su, dite.
(Antonio Vigilante su minimokarma)
19 Luglio 2008, 12.30
Lui dice “mi ero quasi dimenticato di averle scritte”; e forse queste sono qui per imprevedibili armonici, consonanze, risonanze. Ma sono qui:
“Allucinami di gioia” ha detto
con la sua tazza di caffè tra le mani
ed una brutta maglia di cotone
“i tuoi occhi sono fari abbaglianti
e io ci sono davanti”
cantava la radio il barista faceva “yeah”
io mi sono alzato ho aperto la porta del bagno ho vomitato
e ho detto “andiamo, andiamo cazzo”
ed ho pagato e siamo usciti e fuori
c’era un cieco che mi ha chiesto i soldi
io gli ho messo le mani sugli occhi
lui è guarito e m’ha guardato bene
ed è scoppiato a ridere, ’sto stronzo.
(Antonio Vigilante, Oware, 16, 2006 [?])
Le ho detto “guardati, sei una vecchia bacucca”
lei ha pianto mentre fuori il limone fioriva
ha pianto accanto alla macchina da cucire
io ho pensato “vecchia bacucca con macchina da cucire
è un buon nome da dare a un quadro”
io non sono cattivo non è vero
ma c’era quell’odore orribile di brodo
come negli ultimi vent’anni
che non capisco da dov’è che veniva
sembrava uscire dai muri maledizione
ma so per certo che prima di conoscerla
non c’era quell’odore, se non in ospedale voglio dire
insomma lei e quell’odore erano una cosa sola
ed io non respiravo ed il limone nel giardino
fioriva inutilmente, un gran peccato
contro la vita la natura l’essere
contro Dio santo e tutto quanto il resto
ed allora le ho detto “vaffanculo”
e lei ha preso le sue cose la sua storia
e se n’è andata a sfiorire altrove
contenta di poter vantare ancora
una nuova ferita, un nuovo affronto
di quella cosa che chiamano vita.
(Antonio Vigilante, Oware, 17, 2006 [?])