Bellus stronzus

Lo so, sono monotono; però adesso questo ho per le mani, e questo béccati.
Si tratta del sottogenere di volusiana che applica un traslato scatologico all’interlocutore, cogliendo affinità generiche (”sei uno stronzo”) o specifiche (”sei un cesso”, “sei una fogna”).
Sorvolando sui prototipi (Catullo e Marziale, per es. I 83), eccone due esempi del sotto-sottogenere olfattivo:
Dovunque vai conteco porti il cesso,
oi buggeressa vecchia puzzolente,
che quale-unque persona ti sta presso
si tura il naso e fugge inmantenente.
Li dent’i·le gengìe tue ménar gresso,
ché li taseva l’alito putente;
le selle paion legna d’alcipresso
inver’ lo tuo fragor, tant’è repente.
Ch’e’ par che s’apran mille monimenta
quand’apri il ceffo: perché non ti spolpe
o ti rinchiude, sì ch’om non ti senta?
Però che tutto ‘l mondo ti paventa:
in corpo credo figlinti le volpe,
ta·lezzo n’esce fuor, sozza giomenta.(Rustico Filippi, XXI, in Sonetti, Einaudi, Torino, 1971, anche in Biblioteca Italiana)
In Baldraccum
Te nascente dei nasum, Baldracche, tufarunt,
Iuppiter in colera sic ait: “Oybo, quid est?
Quae latrina sapit? Quae fex ammorbat Olympum?
Qua penetrat nostros parte carogna polos?”.
Respondere dei: “Ventrem Natura soravit
et qua forbiret pezza niuna fuit;
pezza niuna fuit qua nasum retro netaret:
quam bellus nostro tempore stronzus olet!”(Teofilo Folengo, epigramma C XXV, in Macaronee minori, cit., p. 527)