Ha suscitato grande fermento (cito almeno i blog “linguistici” Babel 2.0 e LanguageHat) la dotta trouvaille di StrangeMaps: Europa Polyglotta, Linguarum Genealogiam exhibens, una cum Literis, Scribendique modis, Omnium Gentium, carta linguistica d’Europa disegnata da Gottfried Hensel nel 1741.
È solo una di quattro carte (Europa, America, Africa, Asia: la collezione completa è visibile su www.pbagalleries.com, purtroppo con immagini a bassa risoluzione). StrangeMaps trova però un’ottima fonte ucraina, propone una prima analisi e suscita un dibattito molto interessante.
Ma anzitutto un link alla carta completa: Europa Polyglotta (Hensel, 1741)
È forse il primo esempio di “atlante linguistico”: Hensel mostra la distribuzione linguistica con esempi delle lingue europee nella rispettiva posizione geografica, riproducendo persino alfabeti e scritture.
Per esemplificare ciascuna lingua, Hensel ricorre al Paternoster, che ormai si imponeva come strumento di comparazione linguistica.
Il primo caso a me noto di tale pratica è in Hieronymus Megiser (1553-1618), Specimen quadraginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum; videlicet, Oratio Dominica, totidem linguis expressa, Francoforte 1593 (molte pagine sono riprodotte nella serissima collezione The Lord’s Prayer in 1441 languages and dialects); l’uso del Paternoster prosegue sino al colossale Mithridates oder allgemeine Sprachenkunde mit den Vater Unser als Sprachprobe di Johann Christoph Adelung (Berlino, 1806), e trova seguaci anche oggi (ma nel mondo sovietico la comparazione linguistica assumeva come riferimento le opere di Lenin).
Nei commenti su StrangeMaps, poi ripresi e approfonditi da LanguageHat, ho avanzato l’ipotesi che la fonte primaria delle quattro mappe di Hensel fosse Daniel Brown, Oratio Dominica Πολύγλωττος, Πολύμορφος: Nimirum, Plus Centum Linguis, Versionibus, aut Characteribus Reddita et Expressa, Londra 1713 (l’edizione del 1736 è in Google Libri).
Sembra infatti che Hensel cerchi di applicare le quattro “classes linguarum” di Brown: ”Asiaticae et Orientales”, “Africanae et Meridionales”, “Europaeae et Occidentales ut et Septentrionales”, “Americanae seu Novi Orbis” (unica eccezione sono le “Confictae linguae”, che ovviamente non possono comparire in una mappa). Anche alfabeti e scritture attingono dall’Oratio Dominica di Brown.
La questione andrebbe approfondita e la carta esaminata in ogni dettaglio; mi butto almeno in qualche osservazione preliminare.
Non è una carta storica, perché Hensel non descrive alcuna situazione storica reale; sovrappone passato e presente, con un taglio antiquario (nella penisola italiana coesistono italiano, etrusco e latino, in Gran Bretagna c’è l’anglosassone e in Spagna l’arabo).
Alcune lingue non trovano posto nella carta (per esempio le due varianti di “Sardica lingua” riportate da Brown), per il semplice fatto che… non c’è spazio sufficiente.
Ci sono vari errori puri e semplici: per esempio la distinzione tra “Lapponica” e “Finnonica”, che sono semplicemente due varianti del finlandese.
Ci sono alcuni errori di localizzazione. Là dove ci aspetteremmo il provenzale compare il friulano, “Foro-Juliana”. Come mai? Nei commenti su StrangeMaps ho ipotizzato che Hensel abbia confuso i due Forum Iulii dell’antichità - quello francese (oggi Frejus) e quello italiano (oggi Cividale), da cui prese nome il Friuli - e trovando in Brown la lingua “foro-juliana” abbia dedotto che si trattava del provenzale.
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E giacché ci sono inciampato, ecco qualche link per bibliofili e cercatori di carte d’epoca: