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La nave di Fritz

Fritz Freudenheim, Von der alten Heimat zu der neuen Heimat!

Commemoro a modo mio, con un bell’esempio di “carta mentale” (mental map: non “mappa mentale”, che è mind map). Traduco alla meglio, adattando un po’, da StrangeMaps:

Nel 1938, la Germania non era il posto più salubre per un ebreo. Mentre alcuni ebrei tedeschi volevano ancora sperare che l’antisemitismo nazista sarebbe, in un modo o nell’altro, passato, chi aveva i mezzi per abbandonare il paese lo fece. Lo fece anche la famiglia Freudenheim, e riuscì a lasciare Berlino per Montevideo.

Il piccolo Fritz, allora undicenne, documentò la loro traumatica odissea in una carta dai colori accesi, allegramente intitolata Von der alten Heimat zu der neuen Heimat! (”Dalla vecchia patria alla nuova patria!”). Fritz documenta gli spostamenti della famiglia Freudenheim a partire dal 1925, prima ancora della sua nascita. L’Africa, in cui la loro nave fece un solo scalo, è rappresentata come relativamente piccola, mentre l’America del Sud è meglio definita (sono raffigurati tutti gli stati) ma staccata dall’America del Nord. Tra gli stati europei, la Germania appare come il più grande; i treni usati dalla famiglia Freudenheim sarebbero più tardi serviti per trasporti ben più sinistri.
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Russell Stutler, pianta di 221B, Baker Street

Quell’“atlante dei luoghi immaginari” - o meglio, “letterari” - forse non si farà mai, ma Strange Maps non smette di proporre materiale appropriato, come la mappa distributiva degli Gnomi di Rien Poortvliet, o quella dell’isola di Lost, o i luoghi dei Lyrical Ballads

Da lì dunque la segnalazione di questa intrigante pianta di 221B, Baker Street, realizzata da Russell Stutler. Ce n’è anche una non perfetta (vedi la discussione) ma perfettibile versione commentata.

Cartografia antica

'Carta Pisana' (XIII sec.), pergamena, mm 1050x500, Paris, Bibliothèque Nationale

Giusto una segnalazione: Alessandro Bagioli, Storia della cartografia antica (1) e (2).

Le immagini a corredo non sono eccelse, i link sono spesso ciechi, e non giurerei sull’accuratezza del testo; ma finché non trovo altro avrà perlomeno utilità didattica.

Per un “Atlante dei luoghi immaginari”

Anna Ferrari, Dizionario dei luoghi letterari immaginari, UTET 2007Contemplo in libreria Il paradiso in terra. Mappe del giardino dell’Eden, di Alessandro Scafi (Bruno Mondadori, 2007, 448 pp.); e compulso il Dizionario dei luoghi letterari immaginari curato da Anna Ferrari (UTET, 2007, 700 pp.).

Questo Dizionario è cugino del Dizionario dei temi letterari, a cura di R. Ceserani, M. Domenichelli, G. Fasano (UTET 2006, 3 volumi, 2100 pp.); ma diretto discendente del Manuale dei luoghi fantastici di Gianni Guadalupi e Alberto Manguel, Rizzoli 19821, RCS 19962, 374 pp. (ed. orig. The dictionary of imaginary places, 1980: con belle illustrazioni di Graham Greenfield e carte di James Cook).

Lo recensisce Andrea Bonazzi su In tenebris scriptus.

Da un’opera del genere non si pretende perfezione; Anna Ferrari è comunque puntuale per tutto quanto riguarda i “classici”; meno purtroppo per i luoghi fantasy e fantascientifici.

Uno dei miei mondi preferiti - Rama di Arthur C. Clarke - è appena nominato; e se non pretendevo Nuraiò, mi aspettavo almeno Stranalandia, visto che di Benni si considerano Bar Sport, Bar Sport Duemila e La Compagnia dei Celestini.

Un libro del genere mi sottolinea la mancanza di quell’”Atlante dei luoghi immaginari” che nessuno ha ancora realizzato, qualcuno immaginato (tra essi anch’io con Eugenio: un progetto decisamente bipartisan).

Non ti inganni, infatti, l’Atlante dei luoghi leggendari di James Harpur e Jennifer Westwood, De Agostini, 240 pp.: sono fotografie, non carte.

Noi vorremmo, invece, qualcosa nello spirito dell’Atlante del romanzo europeo. 1800-1900 di Franco Moretti (Einaudi, 1997), che contempli (vado a caso) Omero, Apollonio Rodio, Virgilio, Dante, Ariosto, Cervantes, Swift, Stevenson, Verne, Salgari, Leblanc, Asimov, Disney, Perec (La vie: mode d’emploi), la Barcellona di Pablo Tusset… E gli universi fantasy, questo è ovvio. E Tschai. E Myst. E…

Ne riparliamo?

Il nonno degli atlanti linguistici

Europa Polyglotta (Hensel, 1741) - Dettaglio

Ha suscitato grande fermento (cito almeno i blog “linguistici” Babel 2.0 e LanguageHat) la dotta trouvaille di StrangeMaps: Europa Polyglotta, Linguarum Genealogiam exhibens, una cum Literis, Scribendique modis, Omnium Gentium, carta linguistica d’Europa disegnata da Gottfried Hensel nel 1741.

È solo una di quattro carte (Europa, America, Africa, Asia: la collezione completa è visibile su www.pbagalleries.com, purtroppo con immagini a bassa risoluzione). StrangeMaps trova però un’ottima fonte ucraina, propone una prima analisi e suscita un dibattito molto interessante.

Ma anzitutto un link alla carta completa: Europa Polyglotta (Hensel, 1741)

È forse il primo esempio di “atlante linguistico”: Hensel mostra la distribuzione linguistica con esempi delle lingue europee nella rispettiva posizione geografica, riproducendo persino alfabeti e scritture.

Per esemplificare ciascuna lingua, Hensel ricorre al Paternoster, che ormai si imponeva come strumento di comparazione linguistica.

Il primo caso a me noto di tale pratica è in Hieronymus Megiser (1553-1618), Specimen quadraginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum; videlicet, Oratio Dominica, totidem linguis expressa, Francoforte 1593 (molte pagine sono riprodotte nella serissima collezione The Lord’s Prayer in 1441 languages and dialects); l’uso del Paternoster prosegue sino al colossale Mithridates oder allgemeine Sprachenkunde mit den Vater Unser als Sprachprobe di Johann Christoph Adelung (Berlino, 1806), e trova seguaci anche oggi (ma nel mondo sovietico la comparazione linguistica assumeva come riferimento le opere di Lenin).

Nei commenti su StrangeMaps, poi ripresi e approfonditi da LanguageHat, ho avanzato l’ipotesi che la fonte primaria delle quattro mappe di Hensel fosse Daniel Brown, Oratio Dominica Πολύγλωττος, Πολύμορφος: Nimirum, Plus Centum Linguis, Versionibus, aut Characteribus Reddita et Expressa, Londra 1713 (l’edizione del 1736 è in Google Libri).

Sembra infatti che Hensel cerchi di applicare le quattro “classes linguarum” di Brown: ”Asiaticae et Orientales”, “Africanae et Meridionales”, “Europaeae et Occidentales ut et Septentrionales”, “Americanae seu Novi Orbis” (unica eccezione sono le “Confictae linguae”, che ovviamente non possono comparire in una mappa). Anche alfabeti e scritture attingono dall’Oratio Dominica di Brown.

La questione andrebbe approfondita e la carta esaminata in ogni dettaglio; mi butto almeno in qualche osservazione preliminare.

Non è una carta storica, perché Hensel non descrive alcuna situazione storica reale; sovrappone passato e presente, con un taglio antiquario (nella penisola italiana coesistono italiano, etrusco e latino, in Gran Bretagna c’è l’anglosassone e in Spagna l’arabo).

Alcune lingue non trovano posto nella carta (per esempio le due varianti di “Sardica lingua” riportate da Brown), per il semplice fatto che… non c’è spazio sufficiente.

Ci sono vari errori puri e semplici: per esempio la distinzione tra “Lapponica” e “Finnonica”, che sono semplicemente due varianti del finlandese.

Ci sono alcuni errori di localizzazione. Là dove ci aspetteremmo il provenzale compare il friulano, “Foro-Juliana”. Come mai? Nei commenti su StrangeMaps ho ipotizzato che Hensel abbia confuso i due Forum Iulii dell’antichità - quello francese (oggi Frejus) e quello italiano (oggi Cividale), da cui prese nome il Friuli - e trovando in Brown la lingua “foro-juliana” abbia dedotto che si trattava del provenzale.

* * *

E giacché ci sono inciampato, ecco qualche link per bibliofili e cercatori di carte d’epoca:

Deep shit

This is why Middle East is in deep shit

Ancora una citazione di seconda o terza mano. La fonte è, per esempio, http://sanjoob.tripod.com/id54.html.

Il mondo visto da Chiaia (2)

E invece le public relations di Tramontano mi mandano una versione migliore del “mondo visto da Chiaia”.
Mi dicono però che

ad esclusione di clientela americana, purtroppo non sono in tanti a cogliere la citazione di Steinberg.

Il mondo visto da Chiaia

Il mondo visto da Chiaia

Dalle vetrine di Aldo Tramontano, Napoli: il mondo visto da Chiaia

Nessun’altra fonte decente, purtroppo, per quest’immagine; neanche sul sito dell’illustre pelletteria Tramontano (provare per credere). Accontentiamoci dunque di una foto rubata in tutta fretta, di notte, dalle vetrine di via Chiaia 149.

La citazione è ovvia: il mondo visto dalla 9th Avenue, celebre copertina del New Yorker (29 marzo 1976) disegnata da Saul Steinberg.

L’Europa secondo Corriette Schoenaerts

Mondo trifoglio

Heinrich Bunting (1545-1606) sapeva che il mondo non era fatto così. Ma amava le raffigurazioni simboliche (un’Europa antropomorfa, un’Asia ippomorfa). Questa mappa, dedicata alla sua città natale (nelle armi di Hannover c’è un trifoglio), mostra il mondo diviso in tre parti; al centro, la solita Gerusalemme. Dimostrazione che la mappa di Isidoro ha influenzato la cartografia ben oltre l’età delle “Grandi scoperte”:

“it’s almost impossible to resist imagining how this centuries-old archetype of a map took a while to be erased out of the common memory of cartographers” (da Strange maps).

Die ganze Welt in einem Kleberblatt