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Geograficamente

Geograficamente, la copertina

Dunque non sono il solo a spulciare i manuali scolastici di geografia. Ed è un bene che questo accada anche fuori dai consigli di classe:

La geografia del mondo che cambia
C’era una volta la geografia politica. Era soprattutto superficiale, in molti sensi: descriveva confini e mari, fiumi e città, viste dall’alto o di fianco. Qualcuno sospettava che si trattasse niente più che di un insieme di testi e di cartine, preparati dagli stati maggiori, per portare guerra o difendere la patria. Vi era poi un effetto singolare di distorsione. Le città e i fiumi vicini apparivano nel racconto più importanti degli altri, tanto che si dedicavano loro più pagine e più attenzione.
Adesso è cambiata, la geografia, e forse perfino la politica sta cambiando, anche se non bisognerebbe mai essere troppo ottimisti. È un fatto che ora si cerca di mostrare tutto il pianeta, com’è e con quali problemi; come potrebbe essere e cosa si debba sapere per cominciare a modificarlo; in meglio.
C’è dunque il confronto sorprendente con i vecchi tempi e la vecchia politica che imbrigliava la geografia nei manuali (e nelle teste) d’allora; e c’è anche la possibilità che ogni ragazzo e ogni ragazza delle medie porti con sé (nel suo pesante zaino), quanto basti per partecipare attivamente al cambiamento delle cose del mondo. O almeno sapere di che si tratta. Tutto questo viene in mente consultando “Geograficamente“, l’opera in tre volumi preparata da Manlio e Federico Dinucci, padre e figlio, con la collaborazione di Carla Pellegrini e pubblicata da Zanichelli.
Regioni, paesi d’Europa, paesi del mondo, vincoli dei programmi ministeriali compaiono in ciascuno dei tomi come una sorta di appendice che complessivamente vale un terzo dello spazio. Il resto è dedicato a Noi e l’ambiente europeo, Noi cittadini d’Europa, Noi cittadini del mondo. È notevole la proposta sull’ambiente europeo. A chi legge, si mostra in primo luogo come si contano gli oggetti geografici e come li si misura. Non importa tanto che il giovane lettore si ricordi quanto sia lungo il fiume più lungo, ma che impari a misurarlo, lo collochi nel suo spazio e capisca perché è importante. Gli autori condividono i loro segreti con i ragazzi; cercano insomma di suggerire come si possano maneggiare gli strumenti che consentono di conoscere la portata del fiume, la regolazione delle acque, il loro uso.
L’Europa, nel secondo tomo, viene descritta come il nostro mondo di riferimento, un mondo complesso, con molte religioni, abitudini, storie, cibi, culture che arrivano spesso da molto lontano, ma sono tutti possibili, tutti validi, nessuno obbligatoriamente meglio degli altri. Si tratta di non perderne nemmeno uno, perché sarebbe un impoverimento generale. E si parla di lingue, di euro, di industria, di istruzione, di sport, di condizione della donna, di lavoro minorile, di emigrazione, di diritti. Questa è l’Europa in cui i ragazzi di oggi vivranno domani; questa è l’Europa da imparare a menadito, da correggere subito negli errori che i vecchi europei hanno lasciato crescere. L’Europa, tra vent’anni, sarà tutta di questi ragazzi che oggi stanno imparando a conoscerla. Europa come insieme di persone che devono subito imparare a capirsi.
Poi viene il mondo. Come si diventa cittadini del mondo? Cosa bisogna sapere? I temi, trattati con parole accessibili, ma senza semplificazioni, sono il mosaico dei popoli, la globalizzazione, le questioni sociali, le grandi sfide del XXI secolo. Quest’ultimo capitolo, ad esempio, tratta sette argomenti: garantire i diritti umani, rendere più democratiche le Nazioni unite, creare un nuovo sistema energetico, combattere il riscaldamento globale, affrontare la crisi idrica, ridurre l’inquinamento, preservare le foreste. Di ogni argomento sono indicati gli aspetti essenziali in due pagine, poi si apre una discussione indicando pro e contro per posizioni diverse nella classe. Nel caso dell’acqua: è un bene privato o comune? Chi vuole, ha argomenti per discutere. Chi preferisce passare la mano, chi non se la sente di dire subito la sua, non per questo è perduto. Non ha ancora un’idea precisa; col tempo, se ne farà una. Geograficamente gli sarà servito.

(Guglielmo Ragozzino, “La geografia del mondo che cambia”, Il manifesto, 26 aprile 2008, p. 17)

Il testo in questione è Manlio Dinucci - Federico Dinucci, Geograficamente, Zanichelli, Bologna, 2008, così suddiviso:

  • Volume 1 - Noi e l’ambiente europeo, 328 pp. (€ 19,70)
  • Volume 2 - Noi cittadini d’Europa, 328 pp. (€ 19,70)
  • Volume 3 - Noi cittadini del mondo, 360 pp. (€ 21,20)
  • Idee per insegnare, con CD-ROM delle Prove, 400 pp.

In attesa di poter dare anch’io un’occhiata, riporto la striminzita scheda della Zanichelli:

Geograficamente vuole formare cittadini responsabili, capaci di osservare il mondo da un punto di vista geografico.
È un libro che parte dai fatti e dall’esperienza quotidiana per arrivare ai concetti. Per esempio, mostra che in un piatto di pastasciutta sono presenti tutti i settori dell’economia: il primario con la farina e i pomodori, l’argilla di cui sono fatti i piatti e i metalli delle pentole; il secondario con i pastifici, le industrie ceramiche e quelle metallurgiche; il terziario che commercializza la pasta e la fa arrivare nei supermercati; il terziario avanzato che crea gli spot pubblicitari alla televisione. Così la materia diventa viva e stimolante agli occhi dei ragazzi.
Ciascun argomento è trattato in un paragrafo, che può essere svolto in un’ora di lezione.
Lo stile di comunicazione, basato sulle immagini, è vicino alle esperienze multimediali degli studenti.
Ogni paragrafo è accompagnato da un approfondimento (Visto da vicino) spesso incentrato su un tema sociale o ambientale.
Ai termine di ciascuna unità si trova un Invito alla lettura, con racconti, articoli e testi di argomento geografico.

Vil razza dannata (3)

'Diverse etnie' nell'America Anglosassone secondo Corradi-Morazzoni, 'Ambienti culture società', 2004

“Le diverse etnie presenti nell’America Anglosassone:
un eschimese, un americano bianco e una nera di origine africana”
(immagini e didascalia da “Ambienti culture società”, 2004, p. 277)

L’argomento si fa sempre più palloso. Ma è necessario: non so se nomina sunt consequentia rerum o viceversa, ma la Babele lessicale parla di una Babele etica e politica.

Lo dimostra “Come si vive quando l’amore non ha frontiere” (Venerdì di Repubblica, 7 marzo 2008, pp. 38-39): il giornalista, tale Emilio Marrese, aggiunge agli eufemismi cui siamo abituati - “immigrati”, “extracomunitari” - una agghiacciante sinonimia tra “famiglie multietniche”, “matrimonio [tra] culture diverse”, “matrimonio misto”, “matrimonio interrazziale”.

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Vil razza dannata (2)

'Progetto Terra', Markes 1994 - Immagini e didascalie razziste

“Una giovane donna appartenente al gruppo Europoide e una sua coetanea
Negroide; [...] tipo umano del gruppo Mongoloide e aborigeni Australoidi”
(immagini e didascalia da “Progetto Terra”, 1994, pp. 116-117)

Seconda puntata (di fatto, la terza). Sfoglio ora due manuali di “Geografia economica”.

Natale Garré - Giovanna Merlo, I sistemi economici mondiali. Corso di Geografia diretto da Giuseppe Dematteis, Bompiani, Milano, 1998 (adottato sino al 2006-2007, non più in commercio, ma alla base di altri corsi Bompiani “diretti da Giuseppe Dematteis”).

Il tema che ci interessa è affrontato con molto fair play (p. 16): si parla esclusivamente di “divisioni culturali” (ad esempio la “cultura latina” è “caratterizzata dalle lingue neo-latine [...] e dalla religione cristiano-cattolica”), e si accenna persino all’”imperialismo culturale” della “cultura anglosassone”. Ne viene uno schema semplicistico, ma in giusta prospettiva di relativismo culturale.

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Vil razza dannata (1)

'Reportage dal mondo', 2007: un'immagine e una didascalia molto significative

Sulla scia del discorso sulla razza, e specialmente del post inaugurale - l’antibiasuttiano “Razze e popoli della terra” - mi dedico a un’analisi tematica di alcuni manuali scolastici di geografia in circolazione.

[Per inciso, ho appena modificato il sopraddetto post, che citava con troppa avventatezza link molto fuorvianti.]

Sarà un regesto noioso, a puntate, fitto di osservazioni lessicali, di “tra le righe”, di orribili avverbi: sei pennacchianamente libero di non leggere.

Non si tratta di affrontare la questione “scientifica”, e non ho intenzione di dibattermi in questioni epistemologiche: interessa la questione “didattica”, ovvero il modo in cui la Repubblica italiana ha deciso di formare (informare, educare) i suoi cittadini su una questione di fondamentale importanza.

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Discutiamo di manuali dal destinatario non omogeneo: accanto a una maggioranza di testi “per il biennio delle scuole superiori” (la “Geografia” degli insegnanti di Lettere) considero alcuni manuali di “Geografia economica”, per il triennio dei corsi IGEA (i “ragionieri” d’antan).

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