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Villula Catonis

Pecudes persultant pabula laeta

Massimo Scorsone mi ha voluto ricordare le sue folli retroversioni “scombiccherate per diletto” al Circulus Latinus Panormitanus, e tra le altre trovo questo esilarante omaggio di Paolo Cipolla al Quartetto Cetra:

CARMEN RVSTICVM DE PRISCO CATONE ET VILLA EIVS

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide bovem, mu!
bovem, mu!
bo, bo, bovem, mu!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide canem, bau!
canem, bau!
ca, ca, canem, bau!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide felem, miau!
felem, miau!
fe, fe, felem, miau!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide suem, coi!
suem, coi!
su, su, suem coi!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide equum, hiiii!
equum, hiii!
e, e, equum, hiii!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide pullum, pìo!
pullum, pìo!
pu, pu, pullum, pìo!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Sarà certo uno sfacinnamentum; ma non sottovalutarne le potenzialità didattiche.

Tempo fa stedi mi chiese (non so perché chiese a me: certo non sono un guru della didattica del latino):

Hai qualche consiglio/esperienza su come insegnare in modo meno direttivo, meno noiosamente frontale e più motivante?

Nessuno rispose alla domanda delle cento pistole; nemmeno io: per pudore, e perché ci sarebbe voluta una risposta sistematica. Ma la domanda continua a frullarmi, e pian piano raccolgo le idee (per favore, ricorda che questo è solo un repository).

Raccogliendo, oltre alle idee, precisi spunti dai programmi “Brocca”, suggerisco che un testo del genere può essere utile, ad esempio, per una riflessione sul latino come lingua “conclusa” ma “non esaurita”, oppure sul legame tra contemporaneità e classicità (mantenuto “ora in termini di continuità, ora di opposizione, ora di reinterpretazione”); e quell’antologia di scrittori “della latinità medievale e umanistica” prevista per l’ultimo anno di liceo classico (ma anche, in chiave storico-linguistica, per l’intero triennio del liceo linguistico) potrebbe essere utilmente integrata con qualche assaggio di latinità “neoumanistica”.

Se poi vogliamo anche solo “giocare” col latino, nello spirito con cui Massimo Manca fece tradurre ai suoi alunni i Lùnapop, è stato Massimo stesso a proporre solide ragioni (aggiungerei solo che lavori del genere sono motivanti o rimotivanti).