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Bibamus, mea Lesbia

Poculum (Roma, circa 280 a.C.)

Della pruderie dell’abate Rigord nel tradurre Catullo ho già detto. I basia del carme 5 gli sono di tanto imbarazzo che li mette addirittura in un’Appendice “di quelle Catulliane composizioni, onde detratte si sono a più acconcio espurgamento alquante voci, ed altre surrogate”.

Beviam mia Lesbia, scherziam davvero
Ed il ronzìo di quanti siano
Vecchi più critici stimiamo un zero.
E vanno, e vengono i dì; ma poi
Che un breve giorno tramonta, ahi! devesi
Notte perpetua dormir da noi.
Dammi di ciotole per mio contento
Mill’e poi cento, quindi prontissima
Mille altre versami con altre cento
Poi torna a porgere, finché ti paia,
Sian altre mille, poi cento aggiungimi,
E poi bevuteci tante migliaia;
Di ben confonderle siam pronti all’opra,
Che non sappiamle, che non c’invidii
Se tanto numero mal uom discopra.

(Luigi Maria Rigord [1739-1823], da C. Valerio Catullo tradotto dal padre Luigi M. Rigord della Compagnia di Gesù, Malta, F. Naudi, 1839, p. 119)

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Sei di centouno

Catullo su un francobollo del 1949

Il Progetto Centouno prosegue?

Per tanti mari, e popol disuguale,
Frate, son giunto al mesto funerale;
Di morte a darti alfin l’onor dovuto,
E’ indarno favellar col cener muto.
Giacché a me t’involò l’empio destino,
tolto ahi senza pietà, fratel meschino!
Frattanto ‘l don, che al grato uffizio, e mesto
Giusta l’uso degli avi or io ti presto,
Prendil molle del pianto mio fraterno:
E addio, fratello, addio, ave in eterno.

(C. Valerio Catullo tradotto dal padre Luigi M. Rigord della Compagnia di Gesù, Malta, F. Naudi, 1839, p. 114)

Non è malvagio questo lavoro del maltese Luigi Maria Rigord (1739-1823), che pur rifà un Catullo

purgato sì, che salva resti l’onestà de’ lettori, il fior massimamente della tenera gioventù, la quale più che l’eloquenza del parlare, e gli ornamenti della lingua, è facile ad apprendere i lusinghieri dettami di licenziosa insinuante poesia. (p. vii)

Infatti l’abate ha sottomano l’aldina del 1566, ma preferisce le edizioni mendate:

Annales Volusi lutata charta

Proterve Thalle, mollior cuniculi capillo

Bononiensis Rufa Rufulum fallit

e anziché lo scandaloso Pedicabo ego vos et irrumabo

Nil audibo ego vos, nil morabor.