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Vienna ladrona

Carlo Stragliati, Episodio delle Cinque Giornate di Milano in Piazza Sant'Alessandro, 1898 (Museo del Risorgimento di Milano)

Un forte nucleo di opposizione era presente in Lombardia: lo animavano proprietari terrieri, imprenditori industriali, funzionari di ceto borghese, professionisti, intellettuali. Era la parte più dinamica dell’aristocrazia e della borghesia lombarde, per più ragioni insoddisfatta della dominazione austriaca: la mancanza di qualsiasi autonomia amministrativa e politica da Vienna; la presenza di un esercito di occupazione transalpino, mentre una ferma obbligatoria di otto anni costringeva i coscritti lombardi e veneti a lunghi servizi fuori d’Italia; l’imposizione di un sistema doganale che gravava di dazi i traffici del Lombardo-Veneto con la Francia, il Piemonte e gli altri stati italiani; il sospetto, infine, che Vienna sottraesse risorse al regno attraverso un sistema fiscale iniquo, giovandosi delle ricchezze della Lombardia per diminuire il cronico deficit di bilancio dello stato asburgico.

(da Marco Fossati - Giorgio Luppi - Emilio Zanette, La città dell’uomo, vol. 2, Bruno Mondadori, Milano, mi pare 1999: ma è tanto per dire, una citazione così potrebbe venire da qualunque manuale di storia)