Orologio solare in un muro di cacatoio

Curiosando nello Stracciafoglio non poteva sfuggirmi questa dotta noterella: Ignazio Pisani, nel proporre integrazioni a una nota antologia (Le parole e le ore. Gli orologi barocchi: antologia poetica del Seicento, a cura di Vitaniello Bonito, Sellerio, Palermo, 1996), trascrive un sonetto che, a suo dire, “certamente non dispiacerà ai cultori del genere scatologico”:
Orologio solare in un muro d’un cacatoio
Perché bene del Tempo io spenda l’ore
Inargentato stral quivi le segna,
E posto in questo posto egli m’insegna
Che il Tempo speso mal dà mal odore.Tutto ‘l tempo ch’io passo al cacatore
Temo ognora il malan che non mi vegna,
Perché so ch’ogni cosa, abenché degna,
Al par d’una cacata, e nasce e more.Quivi il sol mi chiarisce, e vòl ch’io veggia
Che l’Uom, che va con sì superbo aspetto,
Qual ombra ne lo sterco, erra e passeggia,Che al Tempo corruttor tutto è soggetto,
E ch’al tirar de l’ultima correggia,
Ogni cosa mortal non vale un petto.(da Cesare Giudici [1634-1724], La bottega de’ chiribizzi, Ramellati, Milano, 1685)
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Il Pisani pubblica altri Orologi secenteschi (latini, tradotti da Massimo Scorsone) nel numero 6 dello Stracciafoglio.
Nella foto (di Fdecomite), un orologio solare da Carcassonne. Ricca è la collezione di immagini su Astrosurf.com.