27 Ottobre 2008, 14.33
Sono solo di passaggio; e non riprendo il discorso interrotto.
Ma aggiorno l’archivio dei materiali da discutere.
Giovani padani: peggio degli immigrati, meridionali
«Non è giusto, siamo invasi! Ovunque ti giri sei sommerso da ‘sti qui che vogliono comandare loro, mi fanno venire la nausea», sbotta una novarese. «Troppi, ce ne sono troppi, meglio non contarli», ribatte un utente di Mondovì. «Ce ne sono tanti, ma molti dei loro figli crescono innamorati del territorio in cui sono nati e cresciuti», replica un magnanimo iscritto ligure. Ennesimo dibattito su immigrazione e presunte invasioni islamiche? No. Il sito è quello dei Giovani Padani, e l’oggetto della discussione è quanti siano i meridionali residenti nel nord Italia.
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9 Luglio 2008, 00.15
In parte sollecitato dalle note identitarie dell’ultimo Marcello Fois, apro una breve parentesi “locale” nel discorso “generale”.
Quanto Fois osserva su Memoria e Passato, sul folklore come “mercato della memoria”, sulle politiche linguistiche, sull’”identità sarda” può essere letto, mi pare, come paradigma esemplare del processo (individuale e collettivo) di costruzione dell’identità.
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1 Maggio 2008, 18.00
Se non sai di cosa stiamo parlando, vedi la puntata precedente o, meglio ancora, segui il discorso dall’inizio.
Dovremmo essere d’accordo che il processo di costruzione dell’identità non è solo individuale ma anche personale (sociale, multiplo) e collettivo (di gruppo, etnico, nazionale). Continuo a “schedare” Antonio Marazzi, Lo sguardo antropologico, Carocci, Roma, 1998 (i corsivi sono miei):
Il limite degli approcci psicologici all’identità etnica sta non in ciò che riguarda il primo termine, ma il secondo. Nell’oggetto di questo senso di appartenenza. Nel contenuto dell’etnicità. Il problema deriva dal fatto che quello di “etnicità” è per sua natura un concetto spurio, comprendente due poli, che possiamo chiamare rispettivamente affettivo e sociologico.
Un percorso che possiamo considerare intermedio tra questi due poli è quello proposto da Denis-Constant Martin (The Choices of Identity, in “Social Identities”, I, 1995, pp. 5-20). Il senso di appartenenza sarebbe il risultato di una selezione di quei sentimenti intorno ai quali si organizza una comune visione del mondo e del rifiuto di altri. Tre sarebbero le aree comprese in questa visione del mondo: rapporti con il passato, con lo spazio e con la cultura.
Il gruppo sente di possedere forti radici nel passato, di avere avuto un ruolo nella storia, il più delle volte di essere stato perseguitato, di avere subito violenze e ingiustizie. Una ricostruzione di memorie collettive fornisce un quadro coerente con l’immagine utilizzata dal gruppo per presentarsi nell’attualità.
(A. Marazzi, op. cit., p. 152)
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17 Aprile 2008, 00.05
Riprendo il discorso con questo semplice test, che traggo dal corso Ethnicity and Race: An Introduction to the Nature of Social Group Differentiation and Inequality, curato dal Dr. Dennis O’Neil del Palomar College (San Marcos, California):

Test yourself. Which of these people do you think is Hispanic? Look at them carefully…
Questa è la risposta:
In America today, the answer could be any of the three or none of them think of themselves as being Hispanic. You would need to ask them in order to find out.
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