Post contenenti il tag ‘ICT’

Stufato di palude

Swampling (da Simon the Sorcerer 1)

La minuscola GIF non rende giustizia, ma chi nei primi anni ‘90 ha giocato Simon the Sorcerer 1 sa benissimo che il Paludoso (the Swampling) assomiglia molto a Veltroni.

Puoi vedere la celebre scena dello stufato (stew) su YouTube (i sottotitoli, purtroppo, in spagnolo).

Il loop MIDI che accompagna la scena non è un capolavoro, ma lo conservo lo stesso:

Per soprammercato, ecco altri due MIDI da videogiochi “storici”:

Outils 2.0 pour formateurs

Outils 2.0 pour formateurs (di Isabelle Dremeau)

Via Webilus.com, “le meilleur des images du web”, trovo questa non bella ma utile “Nouvelle carte des outils elearning 2.0″ realizzata da Isabelle Dremeau, il cui blog e-learning Bretagne purtroppo chiude.

Per una carta più leggibile (e interattiva!) si può andare sul sito personale di Mme Dremeau.

Non mitizziamo ora il “2.0″; ma non c’è dubbio che offra molte possibilità didattiche (costruzione di risorse, apprendimento collaborativo…).

La carta rimanda a strumenti in linea gratuiti, scelti in base alla loro facilità d’uso ed ergonomia.
Sarà utile quando serve uno strumento ma non se ne conosce il nome.

Lana caprina (2)

E’ giorno di tosatura.

Mi chiedevo quale codice usare con l’attributo lang nel tag acronym per CSEL, o nel tag abbr per “op. cit.“.
La risposta in http://tlt.its.psu.edu/suggestions/international/web/tips/langtag.html:

grc per il greco antico
la per il latino

Resdagboken

Rebecka ci invita a leggere il suo diario di viaggio su Resdagboken.
Non è un semplice blog, è molto di più.
Vorrei qualcosa del genere in italiano.

Veni vidi vici

Anche questa è fatta (vedi un po’ a che ora della notte).
Online il sito del Centro Professionale Europeo “Leonardo”.
Non ho fatto poi molto: la grafica è rigida, poco fine. Non ho avuto pazienza coi CSS. Ma il layout è liquido.
Interesserà soprattutto perché ho usato e107, un CMS che mi pare assai versatile (e solido). Serve un server Linux.

Circe - La presentazione del manuale

Resoconto tardivo, e telegrafico, della presentazione del manuale di CIRCE (Cagliari, Liceo Siotto, 11 set 06).
Quando arrivo, ben tardi, nella sala non gremita, sta parlando Sergio Torrazza. E dice belle cose sull’importanza delle relazioni scuola-università, soprattutto nella sperimentazione di una formazione in servizio che non segua le “mode” ma sia pensata bene. Mi fa piacere che il buon vecchio direttore della SISS insista, insista, insista sul fatto che insegnare significa prima di tutto relazione, non contenuti; ad essere onesto, non mi sembra che la platea sia molto d’accordo.
Prosegue la Lussu, direttrice entrante della SSIS (ho capito bene?), che dopo essersi dichiarata “storica della filosofia” si sente in dovere di citare Cusano; generalia sulla solfa del “non c’è cultura senza dialogo col passato”. Ed eccoci al Leitmotiv della serata: “le ICT sono uno strumento che non deve sostituire, bensì affiancare i metodi tradizionali, e dev’essere lasciato a chi ne vuol far uso”. Come dire, da un lato “fate come volete, purché ci lasciate fare come abbiamo sempre fatto”; e dall’altro, “un cambiamento di metodo non modifica nella sostanza il risultato”. Sembra wittgensteiniano. Purtroppo non lo è.
Finalmente Annarella Perra presenta il progetto CIRCE, il tanto atteso manuale, e dà conto del primo corso CIRCE Comenius (quest’estate, a Oxford). Segue Lucia Baiocchi, con qualche spunto interessante: per esempio che fuor d’Italia le “materie classiche” possono ben essere rappresentate, nella scuola superiore, solo da “civiltà” o “storia e storia dell’arte”; ma anche lei ricade nel topos: “tutto questo non può sostituirsi alla didattica tradizionale”. Bah.
Ora, due ex-sissine, Vacca (mi perdoni ma non ho colto il nome) e Cecilia Melis, presentano la loro esperienza di tirocinanti. Empatizzo, da ex-sissino. Ma, osserva la prima, “in laboratorio i ragazzi si distraggono” (intuisce il problema di prossemica); meglio in classe, con una postazione multimediale. Ha scoperto che in laboratorio la didattica frontale non funziona; ma anziché riflettere sul senso della parola laboratorio, insiste con la lezione frontale. La novità didattica era, in fondo, solo una presentazione di Powerpoint (ma per la mia Critica del Power Point rimando ad altra occasione).
Bellissima, invece, l’osservazione che le ICT possono fare da esperanto tra generazioni.
Cecilia Melis prosegue con un pistolotto adversus nationes (sono coloro che fanno resistenze insensate all’irrompere delle nuove tecnologie). Colgo però un problema: il massimo dell’innovazione “tecnologica” di cui si parla è il passaggio da Word a Powerpoint, la magica scoperta dei font greci. Anche Cecilia parla, affascinata, del “fascino” delle ICT; ma non se ne colgono le differenze funzionali.
Ed ecco Cuccu, “esperto informatico e docente di inglese”. Traduttore del manuale. Però “editor” lo traduce “editore”. Divaga sul tema dei test “in digitale”; ma è interessante la sua osservazione che si tratta di un tipo di verifica poco ansiogena.
E infine, mentre tutti fremono per il rinfresco, chi interviene? Ma Guido Tendas, con un bel paralogismo: siccome i licei classici vedono crescere le iscrizioni (ma lui non fa testo ;) ) ergo le lingue classiche sono in buona salute.
Mi è venuto un po’ caustico. Lo so che sono antipatico.