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Ecco Cecco

Peire Vidal (iniziale miniata - Paris, Bibliothèque Nationale, FR. 845)

Ecco Cecco (Angiolieri):

Maladetta sie l’or’ e ’l punt’e ’l giorno
e la semana e ’l mese e tutto l’anno,
che la mia donna mi fece uno ’nganno,
il qual m’ha tolt’al cuor ogni soggiorno,

ed hal sì ’nvolto tutto ’ntorno intorno
d’empiezza, d’ira, di noia e d’affanno,
che, per mio bene e per mi’ minor danno,
vorre’ lo ’nnanzi ’n un ardente forno.

Però che megli’è mal, che mal e peggio,
avvegna l’un e l’altro buon non sia,
per avere men pena i’ ’l male chieggio.

E questo dico per l’anima mia;
ché, se non fosse ch’i’ temo la peggio,
i’ medesimo già morto m’avrìa.

(Cecco Angiolieri, LI, in Rime, ed. cit.; ma il testo critico è ben riprodotto anche su Wikisource, e nella Letteratura Italiana Einaudi; e su IntraText liste e concordanze)

Ed ecco Cecco (Petrarca):

Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno,
e la stagione, e ‘l tempo, e l’ora, e ‘l punto,
e ‘l bel paese, e ‘l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;

e benedetto il primo dolce affanno
ch’i'ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’io fui punto,
e le piaghe che ‘nfin al cor mi vanno.

Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia donna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e ‘l desio;

e benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ‘l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.

(RVF LXI: cito da Wikisource, che riproduce il testo critico di Gianfranco Contini, Einaudi 1964; e su IntraText come sopra)

Il topos compare più volte in Cecco Angiolieri: sonetto IV, 9: quel punto maledetto sia, sonetto VIII, 7: e maledico el punto e la stagione, sonetto CX, 1-2: Maladetto e distrutto sia da Dio / lo primo punto ch’io innamorai.

Gigi Cavalli commenta che “tutta l’imprecazione è comune ai poeti del tempo”; e sarà. Leggo anche che è “formula diffusa … anche nella variante positiva”, ma si dà come unico confronto “positivo” proprio RVF LXI.

Sarò un asino, ma non trovo attestazioni stilnoviste del topos “positivo”.

Certo, c’è Iacopone:

Benedetta sia l’ora e la dia, ch’eo si credetti a tui mutti

(28, v. 60: cito dalla Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi, che assume come edizione di riferimento le Laude a cura di Franco Mancini, Laterza, Roma-Bari 1974)

ma non mi sembra fonte primaria.

Il caso petrarchesco rende chiaro che esiste una matrice su cui entrambi i sonetti si modellano, l’uno in negativo, l’altro in positivo.

Vediamo un po’.

Boh. Trovo tracce del topos solo a posteriori, in Boccaccio (Filostrato III, 83 “E benedico il tempo, l’anno e ‘l mese”; Ninfale Fiesolano, 274: “Benedetto sia l’anno e ‘l mese e ‘l giorno / E l’ora e ‘l tempo, ed ancor la stagione”), in Lorenzo Moschi:

Benedetta sia l’ora e la stagione
E l’anno e ‘l mese e ‘l dì ch’i’ fu’ legato,
Da si dolze catena incatenato
I’ fui da ‘more in eterna prigione.

Benedetta la pena e l’affrizione
eccetera

(in Guglielmo Volpi, Rime di trecentisti minori, Firenze, Sansoni, 1907, p. 233; di Lorenzo Moschi, fine Trecento, sono tramandati alcuni sonetti nel ms. Riccardiano 1103: cfr. anche Rimatori del Trecento, a cura di G. Corsi, Torino, UTET, 1969, pp. 441-448)

e ovviamente nei petrarchisti, come Juan Boscán:

Dichoso el día, dichosa la hora,
también la tierra donde nacer quiso
ésta del mundo general señora.
Dichosa edad, que tanto se mejora,
pues entre sí ya tienen paraíso
los que infierno tuvieron hasta ahora.

(sonetto LXXXVI, 9-14)

Certo, sono un asino. Prima di parlare dovrei leggermi perlomeno Nicola Scarano, Fonti provenzali e italiane della lirica petrarchesca, in “Studi di Filologia romanza”, VIII (1901), p. 251-360 (ora in Id., Francesco Petrarca, I, Scarano, Campobasso, 1971), e tutta la bibliografia citata da Roberto Antonelli, Rerum Vulgarium Fragmenta di Francesco Petrarca, in Letteratura italiana. Le opere, I, Einaudi, Torino, 1992, p. 470-471. Mi accontento per ora di un Alessio Fontana, “La filologia romanza e il problema del rapporto Petrarca-trovatori (Premesse per una ripresa del problema secondo nuove prospettive)” in AA.VV., Petrarca. Beiträge zu Werk und Wirkung, a cura di Fritz Schalk, Klostermann, Frankfurt a. Main, 1975, pp. 51-70, che posso leggere almeno in parte su Google Libri.

Del resto basta una recensione di Isabel de Riquer Permanyer a ricordarci che

La iteración temporal del instante del enamoramiento, que tanto puede ser alabado como odiado, tiene una importante tradición literaria en la literatura románica. Desde Ben aja ·l temps e·l jorns e l’ans e ·l mes / q’el dolz cors gais, que inicia la segunda estrofa de la cansó de Peire Vidal Non es savis ne gaire ben apres, 364, 30a [...] y su réplica por parte de Cecco, Maladetta sie l’or ’e ‘l punt’… a la que se adhiere Cino da Pistoia: Io maledico il dì ch’ io veddi prima, a la contrarréplica por parte nada menos que de Petrarca en el soneto LXI: Benedetto sia ’l giorno, e ‘l mese, et l’anno,/ et la stagione, et l’ ora, e ’l punto [...] a la que se vuelve a oponer el poeta catalán Pere de Queralt con versos en el interior de una estrofa: d’on eu maldich lo jorn e·l punt e l’ora/ qui·n hay a vós mon cors abandonat; en Sens pus tardar me ve de vós partir, vv. 5-6.

Dunque il prototipo (”positivo”) è provenzale: Peire Vidal:

Ben aja·l temps e·l jorns e l’ans e·l mes
Q’el dolz cors gais, plagenters, gent noiritz,
Part los meillors desiraz e grazitz,
De leis q’es tant complida de toz bes,
Me saup ferir el cor d’un dolz esgar,
Don ja no·m voil departir ni sebrar!
Qar ges non es domna, ni er, ni fo
De tan bos aibs ab tan gentil faisso.

Le prime attestazioni italiane del topos sono di Cino e Cecco, entrambe “negative”; ma Cino (come Jacopone) si limita a una ripresa generica del tema, Cecco invece lavora di rovesciamento parodistico.

Avanzo quindi tre ipotesi di lavoro:

  1. Il rovesciamento di Cecco non investe solo gli stilnovisti (vulgata), ma dimostra conoscenza diretta dei prototipi provenzali
  2. La coincidenza Petrarca-Cino è, in questo caso, marginale
  3. Petrarca attinge direttamente ai provenzali (Peire Vidal - dice Scarano - è tra i suoi preferiti dopo Bernard de Ventadorn e Arnaut Daniel), ma le coincidenze testuali con Cecco sono così significative da far credere che RVF LXI sia una vera e propria controreplica (o controparodia?)

Cecco filtro dei provenzali?