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Manifesto degli scienziati antirazzisti

La locandina dell'VIII meeting di San Rossore (2008) - Di razza ce n'è una sola. Quella umana.

Primo grande risultato dell’ottavo meeting di San Rossore (Pisa), 10-11 luglio 2008, dedicato quest’anno a “un’approfondita riflessione sul tema del razzismo in ogni sua forma”.

In occasione del 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III, abbiamo voluto smontare l’architettura tanto accurata quanto infame che fu posta dal regime fascista a sostegno del razzismo e dell’antisemitismo italiano. È con questa intenzione che ho chiesto al prof. Marcello Buratti di coordinare la stesura di un “Manifesto degli scienziati antirazzisti”, specularmente opposto a quello del 1938, riportato qui di seguito e accompagnato da firme autorevoli e prestigiose. Sono certo che cittadini, giovani, donne e uomini di cultura, operatori sociali, rappresentanti delle istituzioni, condividendo il significato dell’iniziativa vorranno aderire aggiungendo di seguito i loro nomi.

(Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana; il Buratti per Buiatti è come Depilano per Deplano: colpa del correttore di Word)

Ed ecco finalmente il “Manifesto degli scienziati antirazzisti 2008″.

Firmalo, scaricalo, stampalo e distribuiscilo anche tu.
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Etnia: questione di identità (2)

Giancarlo Esposito

Se non sai di cosa stiamo parlando, vedi la puntata precedente o, meglio ancora, segui il discorso dall’inizio.

Dovremmo essere d’accordo che il processo di costruzione dell’identità non è solo individuale ma anche personale (sociale, multiplo) e collettivo (di gruppo, etnico, nazionale). Continuo a “schedare” Antonio Marazzi, Lo sguardo antropologico, Carocci, Roma, 1998 (i corsivi sono miei):

Il limite degli approcci psicologici all’identità etnica sta non in ciò che riguarda il primo termine, ma il secondo. Nell’oggetto di questo senso di appartenenza. Nel contenuto dell’etnicità. Il problema deriva dal fatto che quello di “etnicità” è per sua natura un concetto spurio, comprendente due poli, che possiamo chiamare rispettivamente affettivo e sociologico.
Un percorso che possiamo considerare intermedio tra questi due poli è quello proposto da Denis-Constant Martin (The Choices of Identity, in “Social Identities”, I, 1995, pp. 5-20). Il senso di appartenenza sarebbe il risultato di una selezione di quei sentimenti intorno ai quali si organizza una comune visione del mondo e del rifiuto di altri. Tre sarebbero le aree comprese in questa visione del mondo: rapporti con il passato, con lo spazio e con la cultura.
Il gruppo sente di possedere forti radici nel passato, di avere avuto un ruolo nella storia, il più delle volte di essere stato perseguitato, di avere subito violenze e ingiustizie. Una ricostruzione di memorie collettive fornisce un quadro coerente con l’immagine utilizzata dal gruppo per presentarsi nell’attualità.

(A. Marazzi, op. cit., p. 152)

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Etnia: questione di identità (1)

Riprendo il discorso con questo semplice test, che traggo dal corso Ethnicity and Race: An Introduction to the Nature of Social Group Differentiation and Inequality, curato dal Dr. Dennis O’Neil del Palomar College (San Marcos, California):

Photo of a young man who could be Hispanic Photo of a young woman who could be Hispanic Photo of a young woman who could be Hispanic

Test yourself. Which of these people do you think is Hispanic? Look at them carefully…

Questa è la risposta:

In America today, the answer could be any of the three or none of them think of themselves as being Hispanic. You would need to ask them in order to find out.

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Ña

'Great Grandma Faustina amused by a bee', foto di Maisie Crow

I concetti comuni di razza appartengono al senso comune, che notoriamente fa spesso cilecca. E se proprio vogliamo flirtare col senso comune, allora non nasconderò una certa simpatia per la classificazione razziale dei bribri del Costa Rica. Secondo loro le razze sono due: i bribri, che significa gli uomini, e sarebbero per l’appunto loro; e gli ña che sarebbero tutti gli altri; ña significa anche cacca. Certo questa classificazione rivela un forte etnocentrismo e una sgradevole arroganza: ma un etnocentrismo e un’arroganza non superiori, a voler essere precisi, a quelli di chi piazza i bribri nella razza ispanica, con Isabel Allende e l’attaccante della Juventus Marcelo Zalayeta.

(Guido Barbujani, L’invenzione delle razze, Milano, Bompiani, 2006, p. 152)

[Sul bribri, lingua della famiglia chibcha, puoi leggere una descrizione compilata da studenti dell'Universidade de Vigo, o seguire il corso in 12 lezioni dell'Universidad de Costa Rica. Su Global Recordings Network ci sono anche file audio (ma a scopo confessionale: "The Vision of GRN is that people might hear and understand God's word in their heart language - especially those who are oral communicators and those who do not have Scriptures in a form they can access").]

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La foto (”Great Grandma Faustina amused by a bee”), copyright di Maisie Crow, è tratta dal reportage A look at the lives local BriBri.

L’invenzione delle razze

Disegno tratto da J. C. Nott - G. R. Gliddon, Indigenous races of the earth, 1857

Altra bibliografia sul tema, in particolare in prosecuzione del post Ancora sulla “questione della razza”.

Spero si capisca: cerco, per passi successivi, di chiarirmi (chiarirci) le idee.

E raccolgo i suggerimenti di pinokkio:

3 libri sul tema del razzismo (in lingua italiana) che secondo me vanno tenuti presente per trattare l’argomento con solide basi, il primo di due sociologi italiani, e gli altri due di un noto ricercatore olandese.

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