11 Marzo 2009, 20.07

Il PD usa l’arma della metafora…
(dal GR2 del 7 marzo 2009, h. 7.30)
Sì, metametafora non nuova (neanche in francese) - ma ottimo esempio del gusto tutto giornalistico per le metafore incongrue.
Evita per favore le battute sulla rivoluzione armata ai tempi del PD, e considera invece queste citazioni:
“A questo punto la rete è tesa,” spiegava Belbo, “e gli APS vi cadono a grappoli, se in una
rete si cade a grappoli, ma la metafora incongrua è tipica degli autori della Manuzio e ne ho
preso il vezzo, mi scusi.”
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Bompiani, Milano, 1988, p. 198)
Guardati dalle metafore troppo ardite: sono come piume tra le scaglie di un serpente.
Non usare metafore incongrue anche se ti sembrano “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
(Umberto Eco, La bustina di Minerva, Bompiani, Milano, 1999, p. 309; anche qui, con link all’originale inglese)
* * *
Molotov man (2006) è di Shepard Fairey (da TheGiant.org, ma vedi ovviamente anche obeygiant.com).
17 Dicembre 2008, 18.53

Emanuela Di Pasqua su corriere.it:
Australia, bandite le correzioni con la penna rossa, troppo stress per gli studenti
SYDNEY (AUSTRALIA) - Niente penna rossa per i ragazzini australiani: nelle nuove policies decise dal Ministro della Salute Stephen Robertson, c’è anche una raccomandazione specifica sulla necessità di evitare la penna rossa per sottolineare gli errori. [...] Addio alla maestra della penna rossa di deamicisiana memoria, dunque.
8 Novembre 2007, 17.29

Per fortuna i quotidiani sono effimeri; e ho quasi perso il vizio di conservare tutta la carta che incontro.
Pian piano mi disintossico anche dalla “preghiera del mattino dell’uomo moderno”: Hegel non immaginava che le gazzette sarebbero diventate, casomai, una bestemmia.
Quanto sopra lo scrive uno che leggeva Repubblica anche se non vi si riconosceva “ideologicamente”, perché vi trovava comunque quel che serve: una selezione non scriteriata, i commenti distinti dalle notizie, una pagina culturale non pettegola; e soprattutto notizie.
Oggi non c’è quotidiano, fatta eccezione (non sempre) per il manifesto, che non mi provochi irrefrenabile disgusto; meglio non leggere, per non iniziare la giornata di malumore; e senza neanche quell’aiuto, mi sento ancora più disperso nel mare magnum della realtà.
Poi capita di sfogliare D - la Repubblica delle Donne (è vero, ora parlo di un periodico; ma è inserto di Repubblica) e restare un po’ interdetti; come mai è così interessante? [E, sì, lo so, ci scrivono Zucconi e Concita De Gregorio; ma uno non compra un giornale per leggere due giornalisti; non compro più neanche l'Espresso, perché una Bustina quindicinale non vale la spesa.] Dopo un po’ capisco: il numero del 6 ottobre è tutto dedicato al cinema. Niente di che, per carità: ma ne trarrò spunto.
6 Giugno 2007, 20.57

Una copertina di "Tutto tende"
Erano le sei di mattina, è vero. Sono un po’ esaurito, è vero.
Ma sentendo l’edicolante borbottare tra sé e sé “E’ arrivato Tutto tende” mi è venuto spontaneo pensare: “Sarà forse una nuova rivista filosofica di matrice eraclitea?”.
17 Novembre 2006, 11.23
Una collega di religione (cattolica, ça va sans dire) vaga per la scuola imbracciando un pacco di fotocopie A3.
Distribuisce la pagina 12 di Libero del 12 novembre 2006, accompagnandola di commentino esegetico.
Il reporter, di cui non vale la pena tramandare il nome, assiste al “sermone dell’imam della moschea di Segrate” e titola: “Dio non esiste. I cristiani sono bestie” (e dell’imam in questione neppure riesce a comunicare un’idea tanto negativa quanto vorrebbe).
Ma tant’è.
In calce alla pagina, cosa vorrebbe essere? Un fondo, un elzeviro? Un altro quidam ci propone senza vergogna questo incipit:
Ero fermo a un semaforo nel centro di Forlì al volante della mia Renault 4 blu notte dell’83. Stavo andando al Petit Arquebuse per bere del Sangiovese e litigare coi soliti pidocchi rifatti che crescono come funghi da queste parti, gli (ex)comunisti. Sul marciapiede vedo passare una famiglia musulmana: padre con la faccia arrabbiata, madre con la faccia coperta, e due piccoli. E penso: maledetti musulmani. Lui, che fa? Il terrorista forse? Mi dispiace tanto reagire così ma io, quando vedo musulmani in giro, penso questo. Sono razzista. Lo sono anche perché se mi trovo a piedi e davanti a me si manifesta un nero o una zingara o un albanese scappo preventivamente.
Il resto ve lo risparmio. Un verme. Poi non ho ragione a insistere sul razzismo strisciante.