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Un’altra giovinezza

Citazione comprensibile solo a chi ha visto 'Un'altra giovinezza'

Un’altra giovinezza di Coppola (2007) compendia tutti i grandi temi dell’immaginario letterario e cinematografico. La ricerca della protolingua, poi, mi affascina da quando avevo tredici anni. Vorrei parlarne, non trovo mai la concentrazione. So già che dimentico i film, mi dispiacerebbe accada anche per questo. Allora, per non dimenticare, affiggo alla sua puntina questa minirecensione:

Colpito da un fulmine, invece di morire, un linguista settantenne rumeno ringiovanisce nelle cellule e, faustianamente, pur avendo la possibilità di ricominciare tutto da capo e finire i suoi alti studi sul protolinguaggio, penetrando nei segreti egizi, sumeri e oltre, decide per il gran gesto “zen” di non vendersi l’anima. Non so se Mircea Eliade (dal cui romanzo Coppola ha tratto questo film diretto dieci anni dopo l’ultimo) viene rispettato o affettuosamente scavalcato, sia a destra che a sinistra, dalla religiosità dell’al di qua e un po’ hippeggiante del regista di Apocalypse now che oggi si autofinanzia come un ragazzino alle prime armi. Certo è che anche Eliade avrebbe amato il film per come è cinematograficamente. Una vera pasticceria per occhi e cuori golosi.

(r.s. su Alias del 10 novembre 2007, p. 10)

Intellettuali e potere

Citazione comprensibile solo a chi ha visto Un'altra giovinezza

Ecco appunto su D - la Repubblica delle Donne un’intervista a Francis Ford Coppola di cui si poteva fare a meno.
Una volta creato, gli autori dovrebbero tacere: e Un’altra giovinezza basta a se stesso (de hoc alias).
Ma una punta su “arte e libertà” Coppola (che si è autoprodotto) se la lascia sfuggire, e in due parole accosta l’affresco storico e la speranza indie:

Be’, io sono convinto di poter capire chi domina il mondo facendo la domanda: chi assume gli artisti? In passato può essere stato il Vaticano, più tardi i vari nobili e corti reali. Oggi sono le multinazionali. Il mondo di oggi potrebbe mutare se e quando gli artisti non fossero più impiegati delle grandi “corporation”.
(da D, 8 ottobre 2007, p. 98)