Epifora

Avendo tra le mani le ponderose Pasquinate romane del Cinquecento, I-II, a cura di Valerio Marucci, Antonio Marzo, Angelo Romano, Salerno, Roma, 1983 - edizione di 735 pasquinate da Alessandro VI a Paolo III (1492-1549), tratte da 16 edizioni a stampa coeve e da 22 codici, ne traggo parecchi documenti interessanti.
In questi miei interventucoli il tasso di scurrilità è ormai sommo: non turberà dunque il turpiloquio delle pasquinate.
Iniziamo dunque da questo sonetto dialogato (à la Cecco) e caudato:
- Infatti ell’andrà mal. - Che di’ tu, cazo?
- Che il re reso ha i mercanti, ha reso un cazo.
- Tanto è? Di’ tu daver? - Parole, cazo.
- Son de’ nostri? - De’ nostri, cazo, cazo.- Che dice el papa? - Pare è a dire, o cazo.
- Che ti par: vo’ star cheto? o dillo, cazo.
- Dico che ha ragion Francia. - E perché, cazo?
- Perché ‘l pontefice è spagnol ben, cazo.- E fa per noi? - Qui sta ‘l punto, sta ‘l cazo.
- E c’è adosso el mondo? - Oh tu se’ un cazo.
- E cc’è altro che vinca Milano? - Un cazo.- E Genoa e Ferrara? - Oh, sta ben, cazo.
- Che ci pon fare? - Assai le ponno, un cazo.
- Tu parli a passïon. - Io parlo un cazo.- Tu voi la baia, cazo:
l’Aquila vince, il Gallo si arà cazo:
confessa pur che ‘l re restarà un cazo.- Deh, va, menati el cazo;
viva chi vince, se vincessi un cazo,
ch’io ho il capo a botega, non al cazo,ché s’ogni foglia un cazo
fussi di Francia, Spagna, Roma, cazo,
a te e a me non toccarebbe un cazo!(Pasquinate romane cit., I, 216 [dal ms. Ottoboniano lat. 2817], pp. 202-203)
Per capirci: i riferimenti vanno a fatti del 1521, quando Leone X, firmata il 29 maggio l’alleanza con Carlo V, provoca la guerra con la Francia e consente la minacciosa presenza degli spagnoli in Italia. L’alleanza prevedeva la cacciata dei francesi dall’Italia e la restituzione di Milano, Genova e Ferrara ai loro legittimi sovrani.
Al v. 2 si allude al fatto che Francesco I ha espulso i mercanti dalla Francia, forse come ritorsione nei confronti del papa.
Al v. 5 “pare è a dire” significa che quando si parla delle intenzioni politiche di Leone X “bisogna dire pare“, a causa dell’incostanza del papa.