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Er mejo der Colosseo

Rufus Barbarae feles est

Rufus Barbarae feles est; apud Colosseum vagus vivebat, cum multis aliis felibus.

(da Sergio Nicola - Franca Nicco, Latinamente. Lingua e civiltà, Petrini, [Novara], 2008, p. 185)

D’accordo: per semplificazione didattica possiamo lasciar perdere la dubbia corrispondenza di feles con “gatto” e la dubbia presenza di gatti nella Roma imperiale.

Ma l’associazione tra gatti randagi e Colosseo è anacronistica: quella colonia felina sarà pur secolare, ma - immagino - solo da quando Roma è andata in rovina. Mica mangiavano trippa di gladiatore.

[La citazione del titolo è dagli Aristogatti; ma nell'originale "Romeo, er mejo der Colosseo" era "Thomas O'Malley, the alley cat", e parlava con spiccato accento irish.]

Romanes eunt domus

Questa interrogazione di latino contiene sicuramente il ricordo di quanto i Monty Python dovettero subire a Oxford o Cambridge. Nonostante il piccolo errore sul locativo, è un capolavoro dell’umorismo demenziale.

L’effetto comico nasce dal fatto che ci aspettiamo dal centurione un approccio testuale, non certo un approccio grammaticale… ne possiamo trarre qualche insegnamento?

CENTURION:
What’s this, then? ‘Romanes Eunt Domus’? ‘People called Romanes they go the house’?
BRIAN:
It– it says, ‘Romans, go home’.
CENTURION:
No, it doesn’t. What’s Latin for ‘Roman’? Come on!
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Russicum est, non legitur

Il logo del Classics Technology Center

Eccoci nel Classics Technology Center: c’è da perdersi. Ma non ha senso andarvi a cercare “materiali didattici” belli e pronti, quanto trattenersi a riflettere senza puzza sotto il naso sull’efficacia di approcci “diversi”. Americanate? Mah.

Sono partito, per puro caso, da The Modern Student’s Guide to Catullus di Raymond M. Koehler, della Brunswick School (Greenwich, Connecticut): un lavoro non solo efficace sul piano didattico (perché coinvolgente), ma a tratti persino suggestivo.

[Una parentesi: leggo in questi giorni Latino perché? Latino per chi?, pubblicato dall'associazione TreeLLLe - se lo vuoi, te lo mandano gratis. Dispiace che debba essere una lobby a fare da opinion leader su questo argomento, ma evidentemente la scuola italiana non ne è stata capace; e affrontiamo con onestà il dibattito. Ed ecco, leggendo tra gli altri l'intervento di un Luigi Berlinguer incredibilmente acuto e puntuale, ci si ricorda che la "nostra" impostazione didattica "essenzialmente grammaticale e verbale"

avendo contratto o escluso emozioni e curiosità ha impedito la sinergia - nell’apprendere - fra intelligenza razionale e intelligenza intuitiva, emozione, curiosità, meraviglia, senso dell’utile e del tangibile; la capacità di ragionare sui fatti, di trasformare conoscenze in competenze, in sapere pregnante, di volgerlo in diretta interpretazione del reale, di abituarsi alla severa spietatezza della verifica fattuale: tutto ciò che fa la ricchezza dell’intelligenza umana, della creatività giovanile, della fisiologia dell’apprendimento.
Un itinerario formativo/educativo che parte dalla creatività e dall’esperienza è il solo in grado di coinvolgere tutti. La sinergia fra i vari linguaggi e i diversi tipi di intelligenza su cui ormai - è ampiamente riconosciuto - si fonda il pensiero umano (Sternberg ne individua tre, analitica, pratica, creativa, mentre Gardner addirittura otto) dà voce alla varietà e soddisfa le diversità di cui l’universo discente si compone.
L’impiego di più linguaggi e di tutto il potenziale del pensiero intelligente non può che favorire il massimo rendimento di ognuno e quindi la qualità complessiva del processo di insegnamento/apprendimento, e cioè la massima inclusione e la migliore qualità possibile.

(Luigi Berlinguer, Riflessioni di esperti per la scuola italiana del 2000, in Latino perché? Latino per chi? Confronti internazionali per un dibattito, Associazione TreeLLLe, Genova, 2008, p. 51).

E, vedi, il lavoro di Koehler è bello proprio per questo: perché stimola curiosità, meraviglia, emozione. C'è un rapporto etimologico tra emozione e motivazione?]

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Analisi logica

Studenti che sanno rispondere alla domanda 'Che complemento è?'

FatherMcKenzie fa lo spiritoso e lancia il sasso su it.cultura.linguistica.italiano:

Una mia amica, al primo incarico come profia di latino, mi ha esternato un dubbio e mi rivolgo senz’altro a voi così bbravi: che complemento è: “Tizio fu eletto senatore su consiglio di Sempronio (oppure su iniziativa di)? Certo del vostro amorevole soccorso.

Davide Pioggia risponde così:

È uno dei numerosissimi casi in cui ci si dovrebbe rendere conto conto che il re è nudo: la cosiddetta “analisi logica”, così come viene concepita e insegnata nei testi ufficiali, non esiste come disciplina scientifica, e per altro non ha nemmeno i requisiti per essere definita una forma di creatività, come avviene per le discipline artistiche.

Si tratta di una sorta di falso ideologico, che si è prodotto quando i grammatici hanno avuto bisogno di scrivere una grammatica universale che fosse valida per tutte le lingue. Non avendo costoro gli strumenti culturali per cimentarsi in una tale impresa (figuriamoci, non ce l’ha fatta nemmeno Chomsky) e avendo trascorso la loro infanzia a mandare a memoria rosa-rosae, non hanno saputo fare niente di meglio che cercare di riciclare il latino come lingua universale, dandogli una riverniciata.

Pochissimi insegnanti di lettere saprebbero dire che cosa sia veramente una cosa come il complemento oggetto, fornendone una definizione rigorosa e non ambigua. Per lo più ti rispondono che è quella “parte del discorso” che risponde alla domanda “chi/che cosa?”. Una pena. I pochi che hanno studiato un po’ di grammatica generativa hanno cambiato il loro lessico, ma la mentalità resta la stessa, come quando al posto di “6″ si cominciò a scrivere “sufficiente”: sempre voti erano.

È pur vero che un insegnante di lettere sa riconoscere al volo il complemento oggetto, ma lo sa riconoscere perché dentro di sé sa che è “quella cosa che in latino andrebbe all’accusativo” (anche la traduzione dal greco è tragicamente assurda: per lo meno se dicessimo “causativo” potremmo provare a darci un contegno), e siccome egli - come qualunque essere umano che abbia più di quattro anni - ha in testa un “coprocessore linguistico” che sa bene quando usare l’accusativo in latino, allora egli usa questa sua facoltà universale per fare finta di sapere che cosa è l’accusativo, mostrando di saperlo riconoscere. Ma sapere riconoscere una cosa non equivale affatto a sapere che cosa è quella cosa.

Ora, al di là dei miei toni polemici e come sempre eccessivi, io sono sicuro che una persona intelligente e preparata come te lo sa bene che il re è nudo, che tutto ciò è un colossale falso, e però tu e gli altri queste cose non le dite, e lasciate che i libri li continuino a scrivere le maestrine dalla penna rossa, le quali credono davvero che in un caso come questo dire complemento di causa sia “sbagliato” e invece dire complemento di modo sia “giusto” (o viceversa). Magari glielo hanno dovuto cacciare in testa riprendendole mille volte affinché anche loro si conformassero a quella che è solo una tradizione, ma poi - come sempre accade - tutto quel lavoro di inculcamento che hanno subito se lo sono dimenticato, e ora se un ragazzo dice che “su suggerimento” è complemento di causa quelle lo riprendono, e gli dicono che ha sbagliato, perché è un complemento di modo.

Il re è nudo, diciamolo. Non è possibile a dirlo debbano essere sempre i bambini. Per fortuna io sono molto infantile :-)

Ma il discorso non è nuovo: vedi i tre pistolotti di Maurizio Pistone su A che serve l’analisi logica?, e il saggetto di Nicola Flocchini Terminologia grammaticale, analisi logica e didattica del latino (citato dallo stesso Pistone).

Villula Catonis

Pecudes persultant pabula laeta

Massimo Scorsone mi ha voluto ricordare le sue folli retroversioni “scombiccherate per diletto” al Circulus Latinus Panormitanus, e tra le altre trovo questo esilarante omaggio di Paolo Cipolla al Quartetto Cetra:

CARMEN RVSTICVM DE PRISCO CATONE ET VILLA EIVS

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide bovem, mu!
bovem, mu!
bo, bo, bovem, mu!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide canem, bau!
canem, bau!
ca, ca, canem, bau!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide felem, miau!
felem, miau!
fe, fe, felem, miau!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide suem, coi!
suem, coi!
su, su, suem coi!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide equum, hiiii!
equum, hiii!
e, e, equum, hiii!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Vide pullum, pìo!
pullum, pìo!
pu, pu, pullum, pìo!

Est Catoni prisca villa,
illa, illa, o!
pecudesque multae in illa,
illa, illa, o!

Sarà certo uno sfacinnamentum; ma non sottovalutarne le potenzialità didattiche.

Tempo fa stedi mi chiese (non so perché chiese a me: certo non sono un guru della didattica del latino):

Hai qualche consiglio/esperienza su come insegnare in modo meno direttivo, meno noiosamente frontale e più motivante?

Nessuno rispose alla domanda delle cento pistole; nemmeno io: per pudore, e perché ci sarebbe voluta una risposta sistematica. Ma la domanda continua a frullarmi, e pian piano raccolgo le idee (per favore, ricorda che questo è solo un repository).

Raccogliendo, oltre alle idee, precisi spunti dai programmi “Brocca”, suggerisco che un testo del genere può essere utile, ad esempio, per una riflessione sul latino come lingua “conclusa” ma “non esaurita”, oppure sul legame tra contemporaneità e classicità (mantenuto “ora in termini di continuità, ora di opposizione, ora di reinterpretazione”); e quell’antologia di scrittori “della latinità medievale e umanistica” prevista per l’ultimo anno di liceo classico (ma anche, in chiave storico-linguistica, per l’intero triennio del liceo linguistico) potrebbe essere utilmente integrata con qualche assaggio di latinità “neoumanistica”.

Se poi vogliamo anche solo “giocare” col latino, nello spirito con cui Massimo Manca fece tradurre ai suoi alunni i Lùnapop, è stato Massimo stesso a proporre solide ragioni (aggiungerei solo che lavori del genere sono motivanti o rimotivanti).

Una versione molto particolare

Pagine

Un esperimento di “versione di latino” diversa dal solito (con un piccolo adattamento, per non rendere immediatamente riconoscibile la fonte):

Una scuola molto particolare

In schola erant scalae centum quadraginta duae: partim latae et magnificae; partim angustae et instabiles; aliae quae die Veneris alio ferebant; aliae quae in medio gradum evanescentem habebant ut necesse erat meminisse eum tibi transiliendum esse. Ianuae quoque erant quae aperiri nolebant nisi comiter rogatae, aut in loco maxime idoneo titillatae, et ianuae quae re vera non erant ianuae, sed muri solidi simulantes se esse ianuas. Difficillimum quoque erat meminisse ubi aliquid esset, quod omnia continuo locum mutare videbantur. Homines in imaginibus depicti alii semper alios visitabant, et non dubitandum erat quin tegumenta ferrea corporum se movere possent.

Voci del verbo insegnare

MatitaUn link irrinunciabile: Voci del verbo insegnare, dove vedere soprattutto le Sirene: Letture inattuali, Grandi pagine, Carabattole.

Grazie all’ospite, l’Istituto Gramsci Emilia-Romagna.

Quelle “Grandi pagine” sono il prototipo dell’antologia cui Monicà pensa da tempo.

O tempora, o mores

Da Angelo Diotti, Lexis, Esercizi I, p. 380. Verbi deponenti. Esercizio di completamento à rebours su frase sallustiana.

Summa ope ……… (risplendeva, usa nitor) pleraque nobilitas.

Ecco. Già. L’aristocrazia risplendeva con tutte le sue forze.

Critica del PowerPoint

Tema già accennato, qui e altrove (in un forum ormai morto). Per dirla con Julian Morgan, “Teachers should teach, not write terrible Powerpoint shows” (vedete, correggo il mio inglese).
Ci ritorno solo per un link: “Powerpoint is evil”, argomentava Tufte nel 2003 (ringrazio Nico Narsi per la citazione).
Resta in tema didattico e (si parva licet) conferma le mie critiche allo “stile cognitivo” ppt, ma dal punto di vista degli studenti:

Particularly disturbing is the adoption of the PowerPoint cognitive style in our schools. Rather than learning to write a report using sentences, children are being taught how to formulate client pitches and infomercials. Elementary school PowerPoint exercises (as seen in teacher guides and in student work posted on the Internet) typically consist of 10 to 20 words and a piece of clip art on each slide in a presentation of three to six slides -a total of perhaps 80 words (15 seconds of silent reading) for a week of work. Students would be better off if the schools simply closed down on those days and everyone went to the Exploratorium or wrote an illustrated essay explaining something.