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Metasonetti

Antonio Cagnoni (1828-1896), Caricatura di Ferdinando Fontana

Chaim mi dà il la trascrivendo con puntigliosità - compresi i… quattro puntini - questo “curioso sonetto” di Ferdinando Fontana (introvabile: non è tra le Poesie e novelle in versi, Milano 1877, di Liberliber):

Il sonetto

Di nostra vita immagine è il sonetto:
Tutto sorride a noi nell’età prima
E, anch’ei, nei primi quattro versi, ha rima
E pensiero e armonia tutti di getto.

Ma nei secondi quattro, aimè, il concetto
Par che un incúbo faticoso opprima;
Sicchè convien dar mano a pialla e a lima
Per cavar fuori un uom da un giovinetto.

Nè la virilità della terzina,
Che segue tosto, ha miglior sorte ancora;
Anzi più scabra contro a noi si ostina.

Pur, se si vince, se si afferra allora
Dei vecchi dì la punta peregrina,
Fatto è il sonetto…. e giunta è l’ultim’ora!

(da Ferdinando Fontana, Poesie vecchie e nuove, 1876-1891, Milano, presso l’autore, 1892, p. 59)

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Il Progetto Centouno

Ara funeraria romana (II sec. d.C.)

Chaim, preso da rinnovato fervore, rinunciando infine all’unità aristotelica del suo blog, giovandosi del facile accesso ai penetrali del patrimonio bibliotecario italiano, si è deciso a farci dono dei primi rari assaggi del “Progetto Centouno”: Pascoli, D’Annunzio, Quasimodo traducono per noi

Multas per gentes et multa per aequora uectus
aduenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis
et mutam nequiquam alloquerer cinerem.
quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum.
heu miser indigne frater adempte mihi,
nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum
tradita sunt tristi munere ad inferias,
accipe fraterno multum manantia fletu,
atque in perpetuum, frater, aue atque uale.

Scusate il tono professorale, ma è materiale prezioso per chi voglia lavorare sull’”analisi contrastiva”.

E io? Sposto appena il tiro sulla comparatistica (sono anche queste “traduzioni”), evito l’ovvio fratello Giovanni e pur rinunciando a riprodurre il technopaignion commemoro Giorgio Caproni:

Atque in perpetuum frater

Quanto inverno, quanta
neve ho attraversato, Piero,
per venirti a trovare.
Cosa mi ha accolto?
Il gelo
della tua morte, e tutta
tutta quella neve bianca
di febbraio - il nero
della tua fossa.
Ho anch’io
detto le mie preghiere
di rito.
Ma solo,
Piero, per dirti addio
e addio per sempre, io
che in te avevo il solo e vero
amico, fratello mio.

per il fratello Pier Francesco, morto il 12 febbraio 1978 e sepolto in una gelida mattina di neve nel cimitero di San Siro, a Genova.