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Legend of the Pink Crown

Fornarina 2008 (1)

[Post sovraccarico di immagini, ma non potevo farne a meno.]

Mi hanno educato a diffidare della pubblicità, e non mi piace parlarne. So anche di non possedere tutti gli strumenti che servono per discutere di un mostro ormai così inafferrabile; ma vorrei provare a sottrarre la “critica” su questi temi al circuito autoincensativo e autoreferenziale degli “addetti ai lavori”.

E andando come al solito a caso e alla leggera, m’imbatto in questa campagna pubblicitaria molto glamour per Fornarina: ma nell’intento (warburgiano?) di trovare tracce intertestuali o archetipiche.

La versione Flash (da cui attingo le immagini) rende poca giustizia agli sfondi; ho però sottomano il catalogo cartaceo. E non per gli abusati credits, quanto per far notare quanta gente c’è dietro un lavoro del genere, cito gli art directors (Caterina Aimone e Marco Bragaglia), i fotografi (Francesco Musati e Valentina Aimone), la stylist (Veronica Bertini), il designer (Raffaele Primitivo), e soprattutto Dylan Cole, autore dello spettacolare matte painting. Non si dica poi dell’evidente, immane lavoro di fotoritocco e postproduzione.

Non sono un esperto di supereroi (né sul versante comics, benché mi piaccia molto Preacher, né sul versante cinematografico), e oso accennarne pur senza la dotta consulenza di Eugenio. ;)

Sono tuttavia espliciti i riferimenti al genere. Sin dal titolo (”Legend of the Pink Crown”) la campagna si propone come storytelling epico: la nascita di una supereroina il cui nome, Pink Crown, allude al logo di Fornarina, che compare negli sfondi proiettato à la Batman contro il cielo). Il set fotografico di gargouilles e vetrate neogotiche si sovrappone al matte painting di una megalopoli notturna, ricreando l’inquietante contrapposizione dark di tanta tradizione supereroica (tanto Marvel quanto DC Comics, con particolare riferimento, rispettivamente, a Daredevil e Batman - soprattutto nelle loro versioni cinematografiche). Non è un caso infatti che Dylan Cole abbia lavorato agli sfondi di The Lord of the Rings, Superman e soprattutto DareDevil.

Due confronti immediati di facile reperimento: Daredevil disegnato da Alex Maleev per la copertina di Daredevil 41 (seconda serie), marzo 2003; e Batman disegnato da Jim Lee (matite) e Scott Williams (chine) per la copertina della seconda ristampa di Batman 608, ottobre 2002.

DareDevil disegnato da Alex Maleev Batman disegnato da Jim Lee e Scott Williams (2002)

La caratterizzazione di Pink Crown come personaggio fumettistico passa anche attraverso il fotoritocco, con una marcata stilizzazione delle linee; ma soprattutto con la scelta di mantenerne per buona parte del catalogo il medesimo “costume”: la scelta, apparentemente paradossale per una collezione di moda, è funzionale all’esigenza di “vendere” un’immagine più che una serie di prodotti (il “catalogo” vero e proprio viene infatti penalizzato rispetto a questa esigenza).

Il personaggio è narrato non solo mediante un’iconografia “standard” (quella del “costume”), ma anche mediante espliciti riferimenti alla sua “genesi” (altro topos supereroico): Pink Crown trae evidentemente i propri superpoteri dalla scarica di un fulmine.

Fornarina 2008 (3)
Fornarina 2008 (4)

Mi piace poi sospettare che l’eroina pubblicitaria voglia alludere, sia pure in modo meno immediato, a un’eroina di carta ma di grande spessore: la Cybersix (alias Adrian Seidelman, professore di letteratura) di Carlos Trillo e Carlos Meglia. Le analogie sono tante, anche al di là dei generici tòpoi dei supereroi (e il fumetto di Trillo e Meglia è stracarico di tòpoi, trattandosi di un metafumetto molto ambizioso). Per esempio Meglia precostruisce i suoi sfondi (anche per serializzare il fumetto) con tecniche teatrali-cinematografiche. Per esempio a Cybersix capita spesso di interpretare la parte di supereroina anche senza “costume”, magari con i tacchi a spillo.
Spero mi verrà voglia di riparlarne; per ora mi limito a giustapporre una bella tavola dal numero 1 di Cybersix (novembre 1993, p. 26: bella per chi regge il nervosismo grafico di Meglia), in cui la cattedrale sconsacrata di Meridiana, con le sue mostruose forme neogotiche, domina sul personaggio (n.b.: qui la voce narrante è, in via eccezionale, quella di Miao Yashimoto)…

Cybersix, n. 1, tavola 24 (testi di Carlos Trillo, disegni di Carlos Meglia)

What the hell was I looking for, anyway?

La copertina di Matt Madden, Esercizi di stile (edizione italiana)
Dopo averne letto una microrecensione l’avevo a lungo desiderato; e alla fine trovato alla (odiosa ma ben fornita) Feltrinelli di Largo Argentina (sì, proprio davanti all’area sacra, enorme colonia gattesca): Matt Madden, Esercizi di stile: 99 modi di raccontare una storia, Black Velvet, Bologna 2007. Now, let’s share—

Sarò sincero, questi “storici alfieri del fumetto indie” non mi dicono poi tanto (questione di segno grafico; è un po’ come con Preacher, tanto idolatro Garth Ennis e Glenn Fabry quanto aborro Steve Dillon); ma l’idea di trasporre Queneau in fumetto è geniale, e praticata con metodo.

Il risultato è spesso esilarante, sempre (come tutte le meta-cose, e questa è una meta-meta-cosa) neurotonico.

Le riflessioni possibili sono certo d’ambito metafumettistico (organizzazione della tavola, stile grafico, lettering, storia del genere - benché gli effetti parodici non reggano al paragone con Miao Yashimoto - sì, quello di Cybersix, anche se della sua esistenza sembra essersi accorto solo tale StorioneSaggio); ma il filone più succoso è ovviamente quello delle tecniche narrative. Partite muniti di buon armamentario narratologico.

Vedasi dunque non tanto il sito e il blog di Matt Madden, quanto il monografico www.exercisesinstyle.com, con piccola antologia. Massì, c’è anche un buon tributo italiano.

E poiché un esercizio tira l’altro, scopri che a Chicago hanno persino sperimentato 99 Ways to Tell a Radio Story

Each has its own particular style, lasts 2 min and 30 sec, starts with some manifestation of the sentence “To begin with, they never got along.” and includes the following sounds: a pre-recorded voice, a rhythmic noise and an exclamation (in that order).

Tornando a Madden, non posso trattenermi dal riportare qui almeno il template e una variazione sul tema (Fotoromanzo). Mescolo indiscriminatamente versione originale e traduzione italiana. Chi poi volesse, ha il link; e se non basta, se lo compri.

Exercises in style - Template
Exercises in style: Photo comic