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Ratantina

Il ritmo della ratantina

Baccanti: rullanti e cassa, come battiti del cuore, prestissimo accelerando.

Ciononostante:

Giovedì grasso

Ma in questa festa di bovina gioia
di vivide e buie, nebbiose risate
quando fingi che alienazione e noia
di una vita non siano, non stasera
perpetuate - e sai cos’è il sempre - ancora,
quando anche il pazzo può liberamente
nascondere i suoi occhi più terribili
tra gli incroci di sguardi che la gente
riempie per l’occasione di qualcosa:

esangue, concitatamente oscena
si fa la rassegna dei burattini
di quei meravigliosi ex-individui
collaudati al rodaggio della finta.
Temo d’essere anch’io, purtroppo, in maschera.
(1992)

Fatti fritti

Fatti fritti

Una foto insignificante, ma rara attestazione scritta di un fatto linguistico degno d’attenzione.

“Fatti fritti” (o “fatti e fritti”) è locuzione dell’italiano regionale della Sardegna, che designa un tipo di ciambella lievitata (come quelle di Homer), fritta nello strutto e spolverata di zucchero. Non raro è anche il singolare (”un fatto fritto”); al bar si usa l’aggettivo sostantivato (”mi dà un fritto?”).

Io però ho sempre sentito parlare, in casa, di “frati fritti” (solo pl.). Un errore? No. Semplicemente un calco dal sardo paras frittos (camp. paras frittus).

Ma perché “frati”? La ciambella col buco assomiglia a una tonsura.

“Fatti fritti” è lectio facilior, non a caso molto più diffusa; ma è una ricostruzione paretimologica.

Se dunque possiamo dare norme anche per l’italiano regionale, dicasi “frati fritti”.