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Italiano immaginario

Julio Cortázar (1914-1984)

Dobbiamo a Julio Cortázar questo maraviglioso esperimento di italiano immaginario.
Voglio sperare non alluda a Simonetta Vespucci:

Simonetta

Simonetta, la fosca malintesa
chiude le rame inaltri fino al nardo.
Magari i tuoi allunghi di leopardo
móntano al valle, dove sta la chiesa.

forse no, forse stai muta e resa
da fronte al mar, piggiotando il dardo!
Mi lascerai almeno éssere un tardo
seguitore, lo schiavo che ti stresa?

Ieri venívano i dolente sprozze
sospirando col giglio e col fenoglio
in mezzo al trimalciónico festaccio;

ma questa sera, Simonetta, nozze
di ombra amaranto e razzi d’orgoglio
giúngono furia nel luttuoso bacio.

Mi soccorre poi Aga magéra difúra (avrai capito che sto girando intorno alla quistione delle “lingue immaginarie”, si vedrà): son tre sonetti dedicati a donne inesistenti (Simonetta, Carla ed Eleonora), tratti da “Ars amandi”, sezione di Salvo el crepúsculo (1984; altri testi della raccolta qui e qui).

Albani e Buonarroti citano “Carla”:

Carla

Vae victis, Carla, se le strombe urlante
ti immérgono fra i túrpidi stormenti!
Lo so: supplicherai che ti ramenti
la guancia rotta e le pestiglie umante.

Vai, e lascia che il labbro dell’amante
guarisca i seni tanto blu e mordenti,
mentre le alani dell’estate ai venti
frózzano la svergura palpitante.

Poi sarà il calmo, la deserta notte
dove sul ventre cádono le mele
liete di brisa soave e di funghine,

e tu, supino uccello delle grotte,
verrai alzarsi l’occhio delle mielle
e tutto sará d’ombra e di caline.

e riportano una chiosa dello stesso Cortázar:

Quanto al mio [italiano], non ha niente a che vedere con il maccaronico, e men che mai con il cocoliche; consiste semplicemente di sonetti che curano il ritmo e la rima per far cadere il lettore nella trappola della cadenza, e che accumulano frasi senza senso in cui si mescolano voci italiane con altre inventate al volo, così come lo sono le tre protagoniste e i sentimenti lì riversati. Insomma, l’unica cosa vera è il sonetto come forma, il resto è pura burla, ragion per cui mi è parso utile mettere degli accenti alla spagnola in modo da facilitare la lettura ad alta voce, che suggerisco falsa quanto il resto, cioè appassionata e veemente.

(Julio Cortázar, “In italico modo”, L’indice dei libri del mese, 11, dicembre 1993, p. 14).

Aga magéra difúra

Tommaso Landolfi

Quello nella foto, Tommaso Landolfi, ha prestato a Paolo Albani e Berlinghiero Buonarroti il titolo di Aga Magèra Difùra. Dizionario delle lingue immaginarie, Zanichelli, Bologna 1994.

L’allusione è a:

Aga magéra difúra natun gua mesciún
Sánit guggérnis soe-wáli trussán garigúr
Gúnga bandúra kuttávol jerís-ni gillára.
Lávi girréscen suttérer lunabinitúr
Guesc ittanóben katír ma ernáuba gádún
Vára jeskílla sittáranar gund misagúr,
Táher chibíll garanóbeven líxta mahár
Gaj musasciôr guen divrés káes jenabinitúr
Sòe guadrapútmijen lòeb sierrakàr masasciúsc
Sámm-jab dovár-jab miguélcia gassúta mihúsc
Sciú munu lússut junáscru gurúlka varúsc.

(Dialogo dei massimi sistemi, 1935)

ma ne parliamo un’altra volta.

Per il titolo d’accordo; ma il sottotitolo non rende giustizia al libro, che vorrebbe essere un “viaggio avventuroso nel mondo fantastico dell’invenzione linguistica” (cosa diversa dalla “creazione di lingue immaginarie”).

Va bene, è un falso dizionario, un divertissement senza pretesa di completezza.

Ma sulle vere “lingue immaginarie” vedi almeno il wiki LangMaker