Italiano immaginario

Dobbiamo a Julio Cortázar questo maraviglioso esperimento di italiano immaginario.
Voglio sperare non alluda a Simonetta Vespucci:
Simonetta
Simonetta, la fosca malintesa
chiude le rame inaltri fino al nardo.
Magari i tuoi allunghi di leopardo
móntano al valle, dove sta la chiesa.forse no, forse stai muta e resa
da fronte al mar, piggiotando il dardo!
Mi lascerai almeno éssere un tardo
seguitore, lo schiavo che ti stresa?Ieri venívano i dolente sprozze
sospirando col giglio e col fenoglio
in mezzo al trimalciónico festaccio;ma questa sera, Simonetta, nozze
di ombra amaranto e razzi d’orgoglio
giúngono furia nel luttuoso bacio.
Mi soccorre poi Aga magéra difúra (avrai capito che sto girando intorno alla quistione delle “lingue immaginarie”, si vedrà): son tre sonetti dedicati a donne inesistenti (Simonetta, Carla ed Eleonora), tratti da “Ars amandi”, sezione di Salvo el crepúsculo (1984; altri testi della raccolta qui e qui).
Albani e Buonarroti citano “Carla”:
Carla
Vae victis, Carla, se le strombe urlante
ti immérgono fra i túrpidi stormenti!
Lo so: supplicherai che ti ramenti
la guancia rotta e le pestiglie umante.Vai, e lascia che il labbro dell’amante
guarisca i seni tanto blu e mordenti,
mentre le alani dell’estate ai venti
frózzano la svergura palpitante.Poi sarà il calmo, la deserta notte
dove sul ventre cádono le mele
liete di brisa soave e di funghine,e tu, supino uccello delle grotte,
verrai alzarsi l’occhio delle mielle
e tutto sará d’ombra e di caline.
e riportano una chiosa dello stesso Cortázar:
Quanto al mio [italiano], non ha niente a che vedere con il maccaronico, e men che mai con il cocoliche; consiste semplicemente di sonetti che curano il ritmo e la rima per far cadere il lettore nella trappola della cadenza, e che accumulano frasi senza senso in cui si mescolano voci italiane con altre inventate al volo, così come lo sono le tre protagoniste e i sentimenti lì riversati. Insomma, l’unica cosa vera è il sonetto come forma, il resto è pura burla, ragion per cui mi è parso utile mettere degli accenti alla spagnola in modo da facilitare la lettura ad alta voce, che suggerisco falsa quanto il resto, cioè appassionata e veemente.
(Julio Cortázar, “In italico modo”, L’indice dei libri del mese, 11, dicembre 1993, p. 14).
