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Bongo bongo (2)

Rossella e Mammy in

Non entro qui nel merito del razzismo in “Gone with the Wind” (parlo del film, 1939; se vuoi approfondire, parti da Wikipedia). Mi interessa il linguaggio di Mammy (Hattie McDaniel), di cui cito due esempi celebri:

And I done told you and told you, you can always tell a lady by the way she eats in front of people - like a bird.

What a gentleman says and what they thinks is two different things. And I ain’t noticed Mist’ Ashley axin’ for to marry ya.

Sono esempi di African American Vernacular English o, se preferisci, Ebonics.

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Bongo bongo

Lucia alla fonte (dalla fiaba sonora I tre cedri)

Quanto segue vorrebbe essere un anomalo contributo alla storia degli stereotipi razzisti.

Certo non ha ragione Mosse: pretende di parlare del razzismo in Europa “dalle origini all’Olocausto” ma vede i prodromi solo nel XVIII secolo. L’errore sta forse nel presumere che il “pensiero razzista” trovi le sue matrici solo nel “razzismo scientifico”; eppure sappiamo tutti il ruolo dell’etnocentrismo e della xenofobia nella formazione della “cultura occidentale” (a iniziare almeno da bar-bar).

Una citazione qualunque: Paola Pallottino, Origini dello stereotipo fisionomico dell’”ebreo” e sua permanenza nell’iconografia antisemita del Novecento, in La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascista, a c. del Centro Furio Jesi, Grafis, Bologna 1994, pp. 17-26. L’iconografia del “perfido giudeo” risale almeno al XIII secolo.

Qui interessa soprattutto lo stereotipo razzista del “negro”, che per l’Italia viene fatto risalire dai più alla guerra abissina del 1935. Così lo stesso Mosse (diciamolo, cito da Il razzismo in Europa, p. 215): “La guerra fece nascere nella coscienza degli italiani il concetto di razza, ma esso era diretto contro i neri, non contro gli ebrei.”

Ma è documentabile che il razzismo antinegro degli italiani risale almeno alla guerra di Libia, e su su sino ai tempi di Adua. E alla luce di Barth e della sua teoria del confine etnico (vedi per esempio questo saggetto di Francesca Nardin) dovrebbe essere evidente che lo stereotipo del “diverso” viene costruito ogni volta che due gruppi etnici entrano in contatto.

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