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Bisogno di Dio

Siamo tornati all’Ottocento. Stiamo assistendo alla rinascita dell’anticlericalismo e dell’ateismo, ma non credo che la colpa sia né degli anticlericali né degli atei.

(Umberto Eco)

E in effetti questo ateismo di ritorno, per intenderci l’ateismo à la Odifreddi, ha molto dell’ingenua critica “positivista” alle “antinomie della Bibbia”. Pensavo fosse roba da opuscoletti anarchici, invece pare sia rimasta di moda…

Ciò non toglie che l’Atheist Bus Campaign - che dopo Londra Barcellona Washington l’UAAR ha sperato di importare a Genova - sia cosa meno futile di quanto possa sembrare (vedi ad esempio Qualche riflessione sull’avvio della campagna ateobus UAAR), e più vicina alla serietà di un ateismo “dialettico”, di un anticlericalismo “politico”.

E come al solito cito:

Una tal razza d’idiota

Quelli dell’UAAR avrebbero voluto scrivere sugli autobus genovesi: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Prevedibilmente, la cosa non è stata loro concessa. Intanto il tempestivo Volontè ha dichiarato urbi et orbi che quella dell’UAAR è pubblicità ingannevole, ed ha aggiunto: “Dio è speranza. Mi chiedo come sia possibile, specie di questi tempi, farne a meno”.
“La più vergognosa offesa che si possa fare a Dio - scriveva Kierkegaard negli opuscoli de L’Ora - è quella di cui la Cristianità si rende colpevole: di tramutar Dio, il Dio dello spirito, in una ridicola ciancia; e la forma più antispirituale dell’adorazione di una pietra, di un bue, di un insetto, più antispirituale di tutto ciò che è possibile come antispiritualità, è proprio questo: adorare come Dio una tal razza d’idiota”.
Quelli dell’UAAR dicono che Dio non c’è, Luca Volontè dice che c’è, e che ci serve, soprattutto di questi tempi. Per Volontè, Dio è una specie di antidepressivo da mandar giù nei giorni difficili, un cordiale buono per tirarsi su d’umore, un vinello leggero da bere prima dei pasti. Un prodotto di consumo. Un idiota, direbbe Kierkegaard.
Ora, che Luca Volontè si figuri Dio come un idiota, non sorprende. Il problema è che a figurarsi Dio come un idiota sembrano essere in tanti. Non mi pare che nessuno abbia notato che non avere bisogno di Dio è la condizione di una fede autentica.

(Antonio Vigilante su minimokarma)

Wind ist der Welle lieblicher Buhler

Die Welle, il film di Dennis Gansel, ha suscitato in Italia qualche vaga reazione, dopo la presentazione al Torino Film Festival (anche se buona parte di chi ne ha scritto confonde “autocrazia” con “autarchia”); e non mi metto a fare il recensore, visto che ci hanno già pensato altri (cito solo Silvana Fiori per Linutile e Giovanni De Luna per Tuttolibri).

In Germania l’hanno proiettato in tutte le scuole. In Italia non è ancora uscito: non è un “film di Natale”? In Spagna La ola era nelle sale da novembre e il 25 dicembre c’era ancora.

Nella speranza di vederlo presto anche da noi, mi limito a segnalare il trailer tedesco e quello spagnolo, e il sito ufficiale con materiali didattici (chissà se il modulo d’ordine di copie gratuite ad uso didattico vale anche per l’Italia).

Bandiera nera

La bandiera dell'Armata Anarchica di Nestor Makhno (1917-1921)

La mostra “Le bandiere della libertà, le bandiere dell’anarchia” (Reggio Emilia, 20-30 marzo), organizzata dalla Federazione Anarchica Reggiana e dall’Archivio Storico Nazionale della FAI è solo una scusa per Matteo Guarnaccia, Dalla barricata sorge la giustizia. Quaranta modi per sbandierare ideali libertari, “Alias”, n. 498 (15 marzo 2008), pp. 8-9: non è cronaca, non è recensione, ma un avvincente e documentato saggio sulla simbologia anarchica. Con ricco corredo d’immagini inedite.

[Era Pablo a custodire la nostra bandiera rossa e nera.]

Pablo è vivo

Pablo

Casa dello studente di via Trentino, office del quinto piano, fine anni ‘80 (forse 1987).

La foto fu scattata con una 110 (il fotogramma era microscopico, 13×17 mm).

Negli alberghi l’office serve per collocarvi quanto necessario al servizio ai piani. Pare che in origine anche la Casa avesse un servizio ai piani; poi il minuscolo locale fu utilizzato come camera da concedere sottobanco e in casi particolari (anche Franco “Podda” stava in un office).

Prima o poi bisognerà scrivere la storia di Pablo.