Archivio della categoria ‘Rettorica’.

Metafore

Shepard Fairey, Molotov man (2006)

Il PD usa l’arma della metafora…

(dal GR2 del 7 marzo 2009, h. 7.30)

Sì, metametafora non nuova (neanche in francese) - ma ottimo esempio del gusto tutto giornalistico per le metafore incongrue.

Evita per favore le battute sulla rivoluzione armata ai tempi del PD, e considera invece queste citazioni:

“A questo punto la rete è tesa,” spiegava Belbo, “e gli APS vi cadono a grappoli, se in una
rete si cade a grappoli, ma la metafora incongrua è tipica degli autori della Manuzio e ne ho
preso il vezzo, mi scusi.”

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Bompiani, Milano, 1988, p. 198)

Guardati dalle metafore troppo ardite: sono come piume tra le scaglie di un serpente.
Non usare metafore incongrue anche se ti sembrano “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

(Umberto Eco, La bustina di Minerva, Bompiani, Milano, 1999, p. 309; anche qui, con link all’originale inglese)

*     *     *

Molotov man (2006) è di Shepard Fairey (da TheGiant.org, ma vedi ovviamente anche obeygiant.com).

That’s Fine … a € 125 Fine

'That's Fine ... a € 125 Fine

Loci communes

Caparezza

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista
Il secondo album è sempre il più difficile…
Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista
Il secondo album è sempre il più difficile…

Italiani brava gente, italiani dal cuore d’oro,
l’ Italia è una repubblica fondata sul lavoro,
di santi, di poeti, di mafiosi e navigatori,
ma tutti rivorrebbero tra le dita la Montessori…

Inglesi, professori che non imparano un’altra lingua,
Inglesi, non dovranno mai cambiare moneta,
Inglesi, guideranno sempre dal lato sbagliato,
per questo chi va a Londra so che ritorna un po’ cambiato…

I neri giocano bene a pallacanestro,
hanno il ritmo nel sangue ed il pisello grande…
I bianchi sui tavoli verdi li trovi ridotti in mutande,
ogni bianco invidia il pisello grande…

Dicono che gli arabi scrivono al contrario
Mohammed ha detto che io scrivo al contrario,
dunque ogni cosa giusta rivela il suo contrario
e se non sei d’accordo mi dispiace per te!

(rit.)

Le camicie rosse ricucirono il paese,
le camicie nere lo portarono alla guerra,
le camicie verdi vi si son pulite il culo
gli stilisti dello stivale sono quelli più apprezzati…

Quando c’era lui i treni partivano in orario…
quando c’era lui ci deportavano in orario…
quando c’era lui non c’eravamo noi,
che se c’eravamo noi saremmo stati impallinati…

E allora votami e vedrai, ti trovo un posto di lavoro,
votami e vedrai che non ti farai male,
votami e vedrai, da domani ti vorrò bene
figliolo, una volta qui era tutta campagna elettorale…

Vuoi fare il cantante? Ti servirà una spinta.
Vuoi fare l’assessore? Ti servirà una spinta.
Vuoi fare carriera? Ti servirà una spinta.
Sull’orlo di un burrone avrai bisogno di una spinta…

(rit.)

Calciatori miliardari che rincorrono un pallone
Musicisti miliardari che rincorrono il successo
Industriali miliardari che rincorrono la gnokka
Col Superenalotto faccio il botto, mi tocca…

Non sono sposato, diciamo che convivo,
non sono disoccupato, diciamo che sto studiando,
non sono un delinquente, diciamo che mi arrangio,
diciamo diciamo diciamo diciamo diciamo un sacco di cazzate!

Non guardare Devilman: diventi violento,
non leggere Spiderman: diventi violento,
non ascoltare Method man: diventi violento
figurati cos’è restare un giorno in parlamento

I politici no no, non sono più quelli di una volta
le donne no no no, non sono più quelle di una volta
io no no no no, non sono più quello di una volta:
solo la retorica è rimasta la stessa…

(rit.)

(Caparezza, “Il secondo secondo me”, da Verità supposte, 2003)

Mise en abîme

Barbara Lehman, autoritratto da 'The Red Book

Restando in tema di “Libro rosso”, ecco un autoritratto di Barbara Lehman assente nell’edizione italiana.

Scimmie, api ed esseri umani

Charlton Heston e Kim Hunter in una scena di 'Planet of the Apes'

Eric Berne, “Ciao!” …e poi? La psicologia del destino umano, traduzione di Roberto Spinola e Laura Bruno, Bompiani, Milano, 1979 (ed. orig. What do you say after you say hello?, 1964) contiene uno dei più celebri errori di traduzione:

Gli animali più intelligenti - scimmie, api ed esseri umani (e forse anche delfini)… (p. 63)

(e basterebbe a chiarire la citazione bibliografica a p. 261: S. Zuckerman, Functional Affinities of Man, Monkeys and Apes, New York, Harcourt Brace & Company, 1933).

Umberto Eco, in Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Bompiani, Milano, 2003, pp. 46-47, amplifica forse una reminiscenza di questo errore:

Un’altra volta, nella traduzione di un libro di psicologia, ho trovato che, nel corso di un esperimento, l’ape riuscì a prendere la banana posta fuori della sua gabbia aiutandosi con un bastone. La prima reazione è stata in termini di conoscenza del mondo: le api non dovrebbero essere capaci di afferrare banane. La seconda reazione è stata in termini di conoscenza linguistica: era chiaro che l’originale parlava di un ape, e cioè di una grande scimmia, e la mia conoscenza del mondo (legittimata dalle conoscenze enciclopediche a cui facevo ricorso) mi diceva che le scimmie afferrano e mangiano banane.
Questo non significa soltanto che, per errata che una traduzione sia, è possibile riconoscere il testo che essa pretende tradurre; significa anche che un interprete acuto può inferire dalla traduzione di un originale ignoto - evidentemente sbagliata - che cosa quel testo probabilmente diceva davvero.

Epifora

Pasquino, incisione di Antonio Lafréry, Roma 1550

Avendo tra le mani le ponderose Pasquinate romane del Cinquecento, I-II, a cura di Valerio Marucci, Antonio Marzo, Angelo Romano, Salerno, Roma, 1983 - edizione di 735 pasquinate da Alessandro VI a Paolo III (1492-1549), tratte da 16 edizioni a stampa coeve e da 22 codici, ne traggo parecchi documenti interessanti.

In questi miei interventucoli il tasso di scurrilità è ormai sommo: non turberà dunque il turpiloquio delle pasquinate.

Iniziamo dunque da questo sonetto dialogato (à la Cecco) e caudato:

- Infatti ell’andrà mal. - Che di’ tu, cazo?
- Che il re reso ha i mercanti, ha reso un cazo.
- Tanto è? Di’ tu daver? - Parole, cazo.
- Son de’ nostri? - De’ nostri, cazo, cazo.

- Che dice el papa? - Pare è a dire, o cazo.
- Che ti par: vo’ star cheto? o dillo, cazo.
- Dico che ha ragion Francia. - E perché, cazo?
- Perché ‘l pontefice è spagnol ben, cazo.

- E fa per noi? - Qui sta ‘l punto, sta ‘l cazo.
- E c’è adosso el mondo? - Oh tu se’ un cazo.
- E cc’è altro che vinca Milano? - Un cazo.

- E Genoa e Ferrara? - Oh, sta ben, cazo.
- Che ci pon fare? - Assai le ponno, un cazo.
- Tu parli a passïon. - Io parlo un cazo.

- Tu voi la baia, cazo:
l’Aquila vince, il Gallo si arà cazo:
confessa pur che ‘l re restarà un cazo.

- Deh, va, menati el cazo;
viva chi vince, se vincessi un cazo,
ch’io ho il capo a botega, non al cazo,

ché s’ogni foglia un cazo
fussi di Francia, Spagna, Roma, cazo,
a te e a me non toccarebbe un cazo!

(Pasquinate romane cit., I, 216 [dal ms. Ottoboniano lat. 2817], pp. 202-203)

Per capirci: i riferimenti vanno a fatti del 1521, quando Leone X, firmata il 29 maggio l’alleanza con Carlo V, provoca la guerra con la Francia e consente la minacciosa presenza degli spagnoli in Italia. L’alleanza prevedeva la cacciata dei francesi dall’Italia e la restituzione di Milano, Genova e Ferrara ai loro legittimi sovrani.
Al v. 2 si allude al fatto che Francesco I ha espulso i mercanti dalla Francia, forse come ritorsione nei confronti del papa.
Al v. 5 “pare è a dire” significa che quando si parla delle intenzioni politiche di Leone X “bisogna dire pare“, a causa dell’incostanza del papa.

Anafora

Iniziale miniata

Il virtuosismo di 14 oimè sarà forse accademico (guittoniano? provenzale?), ma fa ‘l suo effetto.

Su quel punto del v. 9 ritorneremo (sì: Petrarca, Canzoniere, LXI); nota intanto l’attestazione al v. 7 di giudeo in senso dispregiativo.

Oimè d’Amor, che m’è duce sì reo,
oimè, che non potrebbe peggiorare;
oimè, perché m’avvene, segnor Deo?
oimè, ch’i’ amo quanto si pò amare,

oimè, colei che strugge lo cor meo!
Oimè, che non mi val mercé chiamare!
oimè, il su’ cor com’è tanto giudeo,
oimè, che udir non mi vol ricordare?

Oimè, quel punto maledetto sia,
oimè, ch’eo vidi lei cotanto bella,
oimè, ch’eo n’ho pure malinconia!

Oimè, che pare una rosa novella,
oimè, il su’ viso: dunque villania,
oimè, cotanto come corre ’n ella?

(Cecco Angiolieri, IV, in Rime, a cura di Gigi Cavalli, Rizzoli 1959; che a dire il vero segue il testo critico di Maurizio Vitale, Rimatori comico-realistici del Due e Trecento, Torino 1956; e vedilo anche in Wikisource)

Anagrammi

Rosso fuori, bianco dentro

Si può querelare un anagramma?

Rosso candor
Scarso d’onor

Five leaves left

Five leaves left

Five leaves left è il titolo del primo album di Nick Drake (1969).
Come si legge su Mescalina,

più che un rimando alle cartine delle sigarette Rizla o al racconto dello scrittore americano O. Henry, il titolo è simbolo di una poetica, che centellinava la vita in ogni singola nota, e presagio di una scomparsa che si sarebbe tragicamente compiuta proprio di lì a cinque anni.

Quando si sta per finire un pacchetto di Rizla si trova oggi il foglietto “There’s only 10 left”.
La tradizione del “meno 5″ resiste invece con le cartine Smoking.

Per chi sa di cosa si tratta il senso del foglietto è tautologico (il foglietto in sé è, materialmente, un segno).
Ma poiché su quel pezzo di carta compare una simbologia allusiva molto varia e fantasiosa (la batteria quasi scarica, la mina in procinto di scoppiare, indicatori vari accompagnati dal numero 5; e la rassegna qua sopra è persino poco rappresentativa), mi sono spesso chiesto come tale simbologia verrebbe interpretata “fuori contesto”.

Donatella, se lo ricorderà, ha subìto questa specie di test, e mi ha dimostrato che quei segni - presi da soli - non significano nulla: non sono asemantici, ma non si capisce a quale sistema fanno riferimento. Sono asemiotici.

E poiché basterebbe il “foglietto in sé”, sono anche pleonastici.

Ritengo di

E continuo a girare intorno a queste Interviste impossibili. Ottantadue incontri d’autore messi in onda da Radio Rai (1974-1975), edizione integrale a cura di Lorenzo Pavolini, RadioRai-Donzelli 2006.
Vi trovo finalmente (p. XXXI):

l’autore non ha ritenuto di concedere la liberatoria.

“Non ha ritenuto di”: lo sento dire tutti i giorni, e ogni volta mi provoca un sottile, indefinibile fastidio.
Come se mettesse in discussione - ma di sbieco, in sfumatura - le mie sicurezze espressive.
Ma ora che lo vedo scritto mi ci soffermo.

Una brevissima indagine mi conferma l’impressione: lo dicono, sì, lo dicono e lo scrivono: dai resoconti steno della Camera (”il procuratore generale non ha ritenuto di proporre il ricorso per Cassazione”) alle sentenze del TAR (”il Collegio … non ha ritenuto di dovere annullare le disposizioni”).

Dovrebbe essere evidente che quel “ritenere di” vale per “ritenere opportuno”.
E sfido chiunque a trovare traccia di questo valore speciale in un dizionario di italiano.

Vabbé, la lingua si trasforma: però avvertitemi.

Zibaldone zibaldone, Strapaese strapaese

Di gobba in gobba

Nel precedente post ho scritto “uno Zibaldone sarebbe uno zibaldone”.
Mi era sembrato inusuale, poi - di gobba in gobba - ho letto Gramsci, Quaderno I, p. 69:

La teorizzazione di Strapaese ha ucciso strapaese.

Però adesso non so che figura retorica è.

Basta guerre per Dio

Saggio breve per immagini sull’importanza delle virgole (dal Manifesto del 1 dicembre 2006):

Ritaglio dalla prima pagina del Manifesto
Ritaglio dalla prima pagina del Manifesto

Sinestesie

La collezione di figure retoriche viene accresciuta da questa sinestesia plurima (udito, vista, olfatto):

La notte che viene è un’orchestra
di lucciole e ginestra

(Vinicio Capossela, Morna)

Paronomasie

Annales Volusi, cacata carta
(Catullo, 36)

Bellissima paronomasia, quasi bergonzoniana (il pun, il calembour si applica bene alle volgarità); purtroppo destinata a non entrare tra gli esempi (a dir la verità non ho Lausberg sottomano, ma immagino citi il solito Erennio, venit ante quam Romam venit [IV 29] eccetera).