Archivio della categoria ‘Razzismi’.

“Razza?” “Umana”

Ellis Island, 1921: l'arrivo in USA di Einstein (dettaglio dalla lista dei passeggeri della Rotterdam)

“Einstein, quando cercò rifugio in America, dovette compilare un modulo. Alla voce: razza? rispose: umana.”

In una forma o nell’altra, questo aneddoto compare un po’ dappertutto - nei libri di storia, sulla stampa (cito infatti da un articolo di Enzo Biagi del 1992).

Wikiquote ne riporta una versione più raffinata:

Io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana.

e spiega che

Quando nel 1933 sbarcò negli Stati Uniti per trasferirvisi definitivamente, [Enstein] rispose così in un modulo da compilare datogli dai funzionari portuali di New York, che chiedeva a quale razza appartenesse.

Continua… ‘“Razza?” “Umana”’ »

La nave di Fritz

Fritz Freudenheim, Von der alten Heimat zu der neuen Heimat!

Commemoro a modo mio, con un bell’esempio di “carta mentale” (mental map: non “mappa mentale”, che è mind map). Traduco alla meglio, adattando un po’, da StrangeMaps:

Nel 1938, la Germania non era il posto più salubre per un ebreo. Mentre alcuni ebrei tedeschi volevano ancora sperare che l’antisemitismo nazista sarebbe, in un modo o nell’altro, passato, chi aveva i mezzi per abbandonare il paese lo fece. Lo fece anche la famiglia Freudenheim, e riuscì a lasciare Berlino per Montevideo.

Il piccolo Fritz, allora undicenne, documentò la loro traumatica odissea in una carta dai colori accesi, allegramente intitolata Von der alten Heimat zu der neuen Heimat! (”Dalla vecchia patria alla nuova patria!”). Fritz documenta gli spostamenti della famiglia Freudenheim a partire dal 1925, prima ancora della sua nascita. L’Africa, in cui la loro nave fece un solo scalo, è rappresentata come relativamente piccola, mentre l’America del Sud è meglio definita (sono raffigurati tutti gli stati) ma staccata dall’America del Nord. Tra gli stati europei, la Germania appare come il più grande; i treni usati dalla famiglia Freudenheim sarebbero più tardi serviti per trasporti ben più sinistri.
Continua… ‘La nave di Fritz’ »

Tel chi el terùn

Carta etnolinguistica della Padania e aree contigue (miniatura)

Sono solo di passaggio; e non riprendo il discorso interrotto.

Ma aggiorno l’archivio dei materiali da discutere.

Giovani padani: peggio degli immigrati, meridionali

«Non è giusto, siamo invasi! Ovunque ti giri sei sommerso da ‘sti qui che vogliono comandare loro, mi fanno venire la nausea», sbotta una novarese. «Troppi, ce ne sono troppi, meglio non contarli», ribatte un utente di Mondovì. «Ce ne sono tanti, ma molti dei loro figli crescono innamorati del territorio in cui sono nati e cresciuti», replica un magnanimo iscritto ligure. Ennesimo dibattito su immigrazione e presunte invasioni islamiche? No. Il sito è quello dei Giovani Padani, e l’oggetto della discussione è quanti siano i meridionali residenti nel nord Italia.
Continua… ‘Tel chi el terùn’ »

Otto milioni di europei

Un'innocente provocazione (da sucardrom.blogspot.com)

Con il solo scopo di iniziare a raccogliere documenti “didatticamente utili”, riporto quest’articolo di Jean-Pierre Liégeois:

Otto milioni di europei
I Rom sono la minoranza più importante d’Europa: circa otto milioni di persone, molto più dei cittadini di parecchi Stati. Ma non hanno consolati, ambasciate, governi di riferimento. Non è una questione teorica: se uno Stato sviluppa una politica, per esempio scolastica, a beneficio di una minoranza, è sufficiente che questa domandi il materiale per le classi, o la formazione degli insegnanti, al suo Paese di appartenenza. Per i Rom invece, minoranza transnazionale, tutto questo non è possibile: tocca al Consiglio d’Europa e all’Unione europea intervenire. E gli Stati devono collaborare tra loro.
Continua… ‘Otto milioni di europei’ »

Dai Seleucidi a Calderoli

Non trovavo un'immagine abbastanza repellente di Calderoli...

Non è stato quel genio di Calderoli a inventare l’uso politico del maiale, come dimostra questo notevole passo di Diodoro Siculo (peraltro, istruttivo guazzabuglio di pregiudizi antisemiti).

L’Antioco di cui si parla è Antioco VII Evergete Sidete, assediatore di Gerusalemme nel 134 a.C.:

Ὡς Ἀντίοχος ὁ βασιλεύς, φησίν, ἐπολιόρκει τὰ Ἱεροσόλυμα, οἱ δὲ Ἰουδαῖοι μέχρι μέν τινος ἀντέσχον, ἐξαναλωθέντων δὲ τῶν ἐπιτηδείων ἁπάντων ἠναγκάσθησαν περὶ διαλύσεως διαπρεσβεύσασθαι. οἱ δὲ πλείους αὐτῷ τῶν φίλων συνεβούλευον κατὰ κράτος αἱρήσειν τὴν πόλιν καὶ τὸ γένος ἄρδην ἀνελεῖν τῶν Ἰουδαίωνῥ μόνους γὰρ ἁπάντων ἐθνῶν ἀκοινωνήτους εἶναι τῆς πρὸς ἄλλο ἔθνος ἐπιμιξίας καὶ πολεμίους ὑπολαμβάνειν πάντας. ἀπεδείκνυον δὲ καὶ τοὺς προγόνους αὐτῶν ὡς ἀσεβεῖς καὶ μισουμένους ὑπὸ τῶν θεῶν ἐξ ἁπάσης τῆς Αἰγύπτου πεφυγαδευμένους. τοὺς γὰρ ἀλφοὺς ἢ λέπρας ἔχοντας ἐν τοῖς σώμασι καθαρμοῦ χάριν ὡς ἐναγεῖς συναθροισθέντας ὑπερορίους ἐκβεβλῆσθαιῥ τοὺς δὲ ἐξορισθέντας καταλαβέσθαι μὲν τοὺς περὶ τὰ Ἱεροσόλυμα τόπους, συστησαμένους δὲ τὸ τῶν Ἰουδαίων ἔθνος παραδόσιμον ποιῆσαι τὸ μῖσος τὸ πρὸς τοὺς ἀνθρώπουςῥ διὰ τοῦτο δὲ καὶ νόμιμα παντελῶς ἐξηλλαγμένα καταδεῖξαι, τὸ μηδενὶ ἄλλῳ ἔθνει τραπέζης κοινωνεῖν μηδ’ εὐνοεῖν τὸ παράπαν. ὑπέμνησαν δὲ αὐτὸν καὶ περὶ τοῦ προγενομένου μίσους τοῖς προγόνοις πρὸς τοῦτο τὸ ἔθνος. Ἀντίοχος γὰρ ὁ προσαγορευθεὶς Ἐπιφανὴς καταπολεμήσας τοὺς Ἰουδαίους εἰσῆλθεν εἰς τὸν ἄδυτον τοῦ θεοῦ σηκόν, οἷ νόμιμον εἰσιέναι μόνον τὸν ἱερέαῥ εὑρὼν δὲ ἐν αὐτῷ λίθινον ἄγαλμα ἀνδρὸς βαθυπώγωνος καθήμενον ἐπ’ ὄνου, μετὰ χεῖρας ἔχον βιβλίον, τοῦτο μὲν ὑπέλαβε Μωυσέως εἶναι τοῦ κτίσαντος τὰ Ἱεροσόλυμα καὶ συστησαμένου τὸ ἔθνος, πρὸς δὲ τούτοις νομοθετήσαντος τὰ μισάνθρωπα καὶ παράνομα ἔθη τοῖς Ἰουδαίοιςῥ αὐτὸς δὲ στυγήσας τὴν μισανθρωπίαν πάντων ἐθνῶν ἐφιλοτιμήθη καταλῦσαι τὰ νόμιμα. διὸ τῷ ἀγάλματι τοῦ κτίστου καὶ τῷ ὑπαίθρῳ βωμῷ τοῦ θεοῦ μεγάλην ὗν θύσας, τό τε αἷμα προσέχεεν αὐτοῖς, καὶ τὰ κρέα σκευάσας προσέταξε τῷ μὲν ἀπὸ τούτων ζωμῷ τὰς ἱερὰς αὐτῶν βίβλους καὶ περιεχούσας τὰ μισόξενα νόμιμα καταρρᾶναι, τὸν δὲ ἀθάνατον λεγόμενον παρ’ αὐτοῖς λύχνον καὶ καιόμενον ἀδιαλείπτως ἐν τῷ ναῷ κατασβέσαι, τῶν τε κρεῶν ἀναγκάσαι προσενέγκασθαι τὸν ἀρχιερέα καὶ τοὺς ἄλλους Ἰουδαίους.
Ταῦτα δὴ διεξιόντες οἱ φίλοι τὸν Ἀντίοχον παρεκάλουν μάλιστα μὲν ἄρδην ἀνελεῖν τὸ ἔθνος, εἰ δὲ μή, καταλῦσαι τὰ νόμιμα καὶ συναναγκάσαι τὰς ἀγωγὰς μεταθέσθαι. ὁ δὲ βασιλεὺς μεγαλόψυχος ὢν καὶ τὸ ἦθος ἥμερος, λαβὼν ὁμήρους ἀπέλυσε τῶν ἐγκλημάτων τοὺς Ἰουδαίους, φόρους τε τοὺς ὀφειλομένους πραξάμενος καὶ τὰ τείχη περιελὼν τῶν Ἱεροσολύμων.

Quando il re Antioco assediò Gerusalemme, gli ebrei resistettero, ma, finite le provviste, furono costretti a mandare un’ambasceria per fare la pace. I consiglieri del re, in maggioranza, lo esortavano a prendere di forza la città e ad estirpare completamente il popolo degli ebrei: soli infatti fra tutti i popoli evitano di mescolarsi con qualsiasi altro popolo e tutti considerano nemici. Gli facevano osservare anche che gli antenati degli ebrei erano stati banditi dall’Egitto come empi e odiati dagli dei. Al fine di purgare il luogo, tutti quelli che avevano sul corpo macchie bianche o i segni della lebbra erano stati riuniti insieme e cacciati oltre i confini, proprio come maledetti. Gli espulsi occuparono il territorio intorno a Gerusalemme e, formata la nazione degli ebrei, trasformarono in una tradizione ereditaria il loro odio nei confronti del genere umano. Per questo introdussero leggi completamente devianti, come non spartire la tavola con altri popoli e non mostrare benevolenza in alcun modo. I consiglieri ricordavano al re anche l’odio pregresso degli antenati nei confronti di questo popolo. Difatti, Antioco detto l’Epifane, facendo guerra agli ebrei, penetrò nel recinto inaccessibile del dio, dove è consentito al solo sacerdote di entrare.
Trovandovi una statua in marmo di uomo barbuto seduto su di un asino, con un libro in mano, pensò si trattasse della statua di Mosè, il fondatore di Gerusalemme e riunificatore del popolo, nonché legislatore degli ebrei per i costumi bizzarri e misantropi. Il re, che detestava la misantropia, volle abolire questi usi. Immolò perciò una enorme scrofa alla statua del fondatore e all’altare ipetrale, vi versò sopra il sangue, e, cucinatane la carne, ordinò di imbrattare col suo sangue i loro libri sacri, contenenti le leggi xenofobe, di spegnere la lampada che chiamano perenne, e che bruciava ininterrottamente nel tempio, e di costringere il gran sacerdote e gli altri giudei a cibarsi della carne. Dicendo queste cose i consiglieri esortavano Antioco a distruggere i giudei. Se non lo voleva fare, eliminasse almeno questi loro usi e li costringesse a cambiare modo di vivere. Il re, che era d’animo grande e di carattere mite, prese degli ostaggi, mandò liberi i giudei dalle accuse, fece loro pagare le imposte dovute e abbatté le mura di Gerusalemme.

(Diodoro Siculo, XXXIV, 1 [frammento da Fozio, Bibl. p. 379 B.]).

“Li sardhi”

Sassari, l'Emiciclo Garibaldi (con statua di Mazzini...) in una cartolina degli anni '60

Pòzzu di rèna di lu tèmp’antigu
ciambadu in Emiciclu Garibaldhi,
ma v’è Mazzini e arribini li sardhi
a tutti l’óri, e vi n’è sèmpri umbè.

(Agniru Canu [Salvator Ruju, 1878-1966], “L’Emiciclu Garibaldhi”, vv. 1-4, in Sassari véccia e nóba, Ilisso, Nuoro, 2001 [ed. orig. 1957], p. 163)

Mal unidos, già. Per chi non lo sapesse, i sassaresi hanno sempre chiamato “sardhi” gli altri sardi.

Sardegna senza sconti

Copertina di Marcello Fois, 'In Sardegna non c'è il mare', Laterza 2008

Dopo la “prima” a Nuoro, dove In Sardegna non c’è il mare è stato presentato da Cristiana Collu, direttrice del MAN, dopo la soirée a Cagliari con Michela Murgia (Paolo Lusci ha dato forfait all’ultimo momento), Marcello Fois non risparmia le energie, e si lancia sino al 20 luglio in una lunga serie di incontri con i lettori di tutta la Sardegna: Oristano Tempio Alghero Sassari Orosei Cala Gonone.
Marketing? Non solo. Fois non ha la puzza sotto il naso e non ama i lettori con la puzza sotto il naso, sa che promuoversi non vuol dire per forza prostituirsi, non si vergogna del rapporto con il “mercato” perché non teme, anzi cerca il rapporto con i suoi lettori.

Ma chi è Marcello Fois? Il suo biglietto da visita - le note di copertina - procede per omissione: se dieci anni fa diceva “nato a Nuoro nel 1960, vive e lavora a Bologna”, ora basta “nato a Nuoro nel 1960″.
Altri, che dalla Sardegna non se ne sono andati, si sentono in dovere di precisare imbarazzati che “hanno studiato a Roma e Madrid”, “vivono tra Londra e Bologna”, “vivono a Cagliari tra un viaggio e l’altro”… anche se li vedi ogni sera in piazzetta Savoia o al Libarium.
Continua… ‘Sardegna senza sconti’ »

Manifesto degli scienziati antirazzisti

La locandina dell'VIII meeting di San Rossore (2008) - Di razza ce n'è una sola. Quella umana.

Primo grande risultato dell’ottavo meeting di San Rossore (Pisa), 10-11 luglio 2008, dedicato quest’anno a “un’approfondita riflessione sul tema del razzismo in ogni sua forma”.

In occasione del 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III, abbiamo voluto smontare l’architettura tanto accurata quanto infame che fu posta dal regime fascista a sostegno del razzismo e dell’antisemitismo italiano. È con questa intenzione che ho chiesto al prof. Marcello Buratti di coordinare la stesura di un “Manifesto degli scienziati antirazzisti”, specularmente opposto a quello del 1938, riportato qui di seguito e accompagnato da firme autorevoli e prestigiose. Sono certo che cittadini, giovani, donne e uomini di cultura, operatori sociali, rappresentanti delle istituzioni, condividendo il significato dell’iniziativa vorranno aderire aggiungendo di seguito i loro nomi.

(Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana; il Buratti per Buiatti è come Depilano per Deplano: colpa del correttore di Word)

Ed ecco finalmente il “Manifesto degli scienziati antirazzisti 2008″.

Firmalo, scaricalo, stampalo e distribuiscilo anche tu.
Continua… ‘Manifesto degli scienziati antirazzisti’ »

Etnia: questione di identità (3)

Il souvenir di Sardegna più kitsch che sia riuscito a trovare in rete, in quattro e quattr'otto

In parte sollecitato dalle note identitarie dell’ultimo Marcello Fois, apro una breve parentesi “locale” nel discorso “generale”.

Quanto Fois osserva su Memoria e Passato, sul folklore come “mercato della memoria”, sulle politiche linguistiche, sull’”identità sarda” può essere letto, mi pare, come paradigma esemplare del processo (individuale e collettivo) di costruzione dell’identità.

Continua… ‘Etnia: questione di identità (3)’ »

La razza degli stupidi

Cartolina antirazzista pubblicata dalla Provincia di Napoli

Chi ha detto che esiste una sola razza umana, non ha conosciuto gli stupidi.

Ricordo di Napoli, febbraio 2005 (la Provincia di Napoli aveva uno stand a “Galassia Gutenberg”).

Cento lire

Manifesto pubblicitario della linea Napoli-New York (1903)

Farina di Monicà, da un suggerimento di Luigi Mantuano su Puntoedu, finisce qui per puro spirito di condivisione “Mamma mia dammi cento lire. Emigrati e immigrati, un percorso parallelo tra ieri e oggi”: è semplicemente una presentazione di Powerpoint pensata in prospettiva didattica, come punto di partenza per una discussione guidata.

I documenti (immagini, canzoni, testi) sono proposti con il solo accompagnamento di parole-chiave più o meno evocative.
Il percorso si sviluppa, dopo una prima introduzione all’immigrazione italiana negli USA tra XIX e XX secolo, per giustapposizione di immagini di ieri e d’oggi.
Le immagini contemporanee sono virate in bianco e nero come i loro corrispettivi d’epoca, per suggerire l’analogia di contesti e situazioni e marcarne l’atemporalità.

Continua… ‘Cento lire’ »

Advena fui in terra aliena

Emanuele Luzzati (1921-2007), Pinocchio dal giudice, 35x25 (acquaforte, acquatinta, collage)

L’Associazione Nazionale Magistrati propone questi esempi sull’”emendamento salvaprocessi”:

Esempio n. 1

A) uno straniero irregolare violenta una studentessa alla fermata del tram.
B) un giovane studente cede gratuitamente una dose di hashish ad un coetaneo.

Quale processo faccio per primo?

Risposta: B)

Esempio n. 2

A) due zingarelle rapiscono un bambino.
B) due zingarelle rubano un pezzo di formaggio in un supermercato e scappando danno una spinta alla guardia.

Quale processo faccio per primo?

Risposta: B)

[...]

Esempio n. 5

A) uno straniero ubriaco al volante di un auto rubata investe tre pedoni sulle strisce.
B) due parcheggiatori abusivi chiedono un euro ad un automobilista minacciando di rigargli la portiera dell’auto.

Quale processo faccio per primo

Risposta: B)

Niente da obiettare sul merito, ma sulla scelta degli esempi sì.

Sono scandalosa dimostrazione della xenofobia non più strisciante ma imperante: vediamo se riesco a farlo percepire anche a te.

  1. In un contesto di casi reali e comuni, se ne accampa uno che esiste solo nelle fiabe (le “zingarelle” kidnappers).
  2. Il lessico non è appropriato al contesto giuridico (”zingarelle” è un termine improprio, ed è usato come dispregiativo, in parallelo a “straniero irregolare” e “straniero ubriaco”).
  3. Non si vede la rilevanza penale dell’essere “straniero”, né l’aggravante dell’essere “irregolare”: e se lo stupro o l’omicidio li avesse commessi il “giovane studente”?

Carrette del mare

Immigrants on an Atlantic liner, 1906. Foto di Edwin Levick (1869-1929)

Immigrants on an Atlantic liner: 10 dicembre 1906, ponte della S.S. Patricia, foto di Edwin Levick (1869-1929) dalla Prints and Photographs Reading Room della Library of Congress.

Il titolo non è peregrino:

‘pena giunti in alto mare
bastimento si ribaltò

Le parole della mamma
son venute la verità

(da Mamma mia dammi cento lire; ma vedi anche Il tragico naufragio del vapore Sirio)

Ladre di bambini

Lola Ponce (Esmeralda) e Giò Di Tonno (Quasimodo) in 'Notre-Dame de Paris' di R. Cocciante - L. Plamondon

Parlo troppo spesso di luoghi comuni, di stereotipi? Un motivo c’è.

“Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”: è il Teorema di Thomas, puntualmente chiamato in causa da Antonio Vigilante. Visto l’attuale frangente mediatico, visto che gli stereotipi assunti come reali da TV e giornali producono realtà, direi che la mia attenzione è più che giustificata.

Vedi per esempio la leggenda metropolitana della zingara “ladra di bambini”.

Già prima non era facile spiegare che si tratta, appunto, di una leggenda: c’era sempre quello che l’aveva sentita con le sue orecchie da persona di assoluta fiducia (“mio cuggino, mio cuggino…”). Ma quando Chi l’ha visto? prende per buone e diffonde le farneticazioni su pseudorapimenti zingareschi (vedi il caso Tuvoni, vedi il caso Pappalardi), la leggenda diventa realtà e la ggente inizia a denunciare “veri” tentativi di rapimento.

Continua… ‘Ladre di bambini’ »

Etnia: questione di identità (2)

Giancarlo Esposito

Se non sai di cosa stiamo parlando, vedi la puntata precedente o, meglio ancora, segui il discorso dall’inizio.

Dovremmo essere d’accordo che il processo di costruzione dell’identità non è solo individuale ma anche personale (sociale, multiplo) e collettivo (di gruppo, etnico, nazionale). Continuo a “schedare” Antonio Marazzi, Lo sguardo antropologico, Carocci, Roma, 1998 (i corsivi sono miei):

Il limite degli approcci psicologici all’identità etnica sta non in ciò che riguarda il primo termine, ma il secondo. Nell’oggetto di questo senso di appartenenza. Nel contenuto dell’etnicità. Il problema deriva dal fatto che quello di “etnicità” è per sua natura un concetto spurio, comprendente due poli, che possiamo chiamare rispettivamente affettivo e sociologico.
Un percorso che possiamo considerare intermedio tra questi due poli è quello proposto da Denis-Constant Martin (The Choices of Identity, in “Social Identities”, I, 1995, pp. 5-20). Il senso di appartenenza sarebbe il risultato di una selezione di quei sentimenti intorno ai quali si organizza una comune visione del mondo e del rifiuto di altri. Tre sarebbero le aree comprese in questa visione del mondo: rapporti con il passato, con lo spazio e con la cultura.
Il gruppo sente di possedere forti radici nel passato, di avere avuto un ruolo nella storia, il più delle volte di essere stato perseguitato, di avere subito violenze e ingiustizie. Una ricostruzione di memorie collettive fornisce un quadro coerente con l’immagine utilizzata dal gruppo per presentarsi nell’attualità.

(A. Marazzi, op. cit., p. 152)

Continua… ‘Etnia: questione di identità (2)’ »