Archivio della categoria ‘Race milieu moment’.
19 Luglio 2009, 18.27

M’ero completamente dimenticato di questo vecchissimo post su it.cultura.linguistica.italiano, che se non altro dimostra quanto sono monotono:
Non posto spesso, ma questa permettetemela.
Curiosando l’altrieri per i vialetti d’un cimitero campestre, tra le vestigia dei “rude forefathers of the hamlet” ho notato le due epigrafi gemelle, datate 2002, che vi trascrivo:
“Caro papà per me
hai fatto tanto
con 1 lacrima ti porto 1 fiore
e il tuo sorriso sarà
per sempre nel mio cuore”
“Cara mamma: di 1 rosa
6 gemella ma di tutte
sarai X sempre la più bella”
Si potrebbe pensare che siano state dettate da un(’)adolescente; ma ne dubito: i defunti erano ultraottantenni.
Sembrano proprio due SMS (tra l’altro entrambe hanno… meno di 160 caratteri).
L’epigraficità (la lapidarietà?) dei messaggini assurge dunque a dignità inaspettate, tornando ai luoghi e ai supporti per cui era nata e iniziando a sostituire i desueti RIP, HSE, STTL. ;-)
Segnalo anche, a margine, un esempio di epitaffio scritto in burocratese:
“Fisicamente non riusciamo a vederti ma il tuo ricordo permane al centro dei nostri pensieri”
Cordiali esequie
* * *
L’immagine è di andreaguglielmi, dal contest Celebrity Tombstones su Worth1000.
18 Maggio 2009, 11.31

L’ex libreria Cocco è ora il Carhartt Square: chi è passato di lì la sera del 24 aprile ha assistito al vernissage - live painting di Iaco (Ilaria Gorgoni). Ecco le locandine: 1 2.
Il live painting e l’allestimento sono documentati anche sul MySpace di Iaco. Non mi dispiace la tecnica mista di calligrafismi drammatici, action painting e dripping (in pratica Schiele+Pollock).
Peccato che Iaco non abbia pubblicato qualche foto del suo vero capolavoro, le magliette: non quelle da uomo - che strizzano troppo l’occhio allo skater-style - ma la crudele serie fiabesco-splatter vagamente retro (per intenderci, à la Tenniel). Se t’accontenti di un parziale succedaneo, ecco variazioni sui temi di Alice in Wonderland e De røde sko…
2 Ottobre 2008, 19.39
Dal “MySpace” di Seddawell (o devo dire El Derek?).
Sì, il controllo dei Pantone non è ancora perfetto, ma la stoffa c’è.
Break a leg!
25 Aprile 2008, 18.47
Dalla memoria riemerge ogni tanto Il mistero di Jo Locke, il sosia e Miss Britannia ‘58.
Per la cronaca era “Hear my song”, diretto da Peter Chelsom, 1991; e il tenore irlandese Josef Locke (1917-1999) esisteva davvero.
Per noi era l’estate del 1992, giardino di Villa Satta (Antioco Floris organizzava la rassegna).
Benché veda adesso che Kezich lo stroncava come “commediola garrula e innocente”, ricordo che del film ci piacque, e molto, il tono da musical surreale.
Lo ritroveremo un giorno in DVD?
2 Aprile 2008, 00.45

Caro Stefano,
ho letto la tua letterina però ti avverto che di bugie non ne voglio sentire. Una signora di Cagliari che viene spesso qui mi ha detto ti vede spesso, ma: non al mercato ed aiutando la nonna in qualche cosa: Quindi quando scrivi non mi dire di queste fandonie che al posto di farmi contenta mi danno tanto dispiacere.
Per i maltrattamenti di zia, tu sta’ zitto con gli estranei, e qualsiasi cosa confidala a nonna e zia Adri. Al mio ritorno tutto si accomoda.
Voglio, se ancora ti comandano che tu dica esplicitamente che mamma non permette che vai a fare i servizi specie di quel genere a nessuno. La mattina alzati presto, fai una visita in chiesa e se è il caso vai con nonna, altrimenti, giacché zio ti manda in ufficio, stai lì bene attento alle raccomandazioni che ti fà, e nei momenti liberi mettiti a ripassare per non dimenticare.
Per la scodella, non ti preoccupare, lascia che ci bevano pure i bambini, al mio ritorno te la metto in disparte, solo per te. Ti mando la lettera del Ministero dove mi informavano di tuo papà, leggila e consegnala a zia che mamma la deve restituire al comune di Agosta. Mi dici che mangi da zia, ma sei educato a tavola? dimostri riconoscenza per tante attenzioni? Quando ti dice di ripassare, sei ubbidiente? Io temo di no, perché sò che tu ricompensi male il bene che ti fanno.
Spero che se non l’hai fatto fin d’ora da qui in avanti sia buono educato e sopratutto ubbidiente.
Al mio ritorno spero di sentire sul tuo conto buone notizie, vedrai allora che mamma non mancherà di premiartene.
Lascia le cattive compagnie e metti una buona volta giudizio ascoltando quanto la nonna ed i zii ti consigliano.
Sarò ubbidita?
fiduciosa ti abbraccio e ti bacio
tua mamma
(ostetrica Ingurtosu prov. Cagliari)
Le tue letterine le ricevo con tanto piacere però ti prego purché mi dicano semplicemente la verità
tua mamma
Con la scusa dell’ospizio, i nipoti avevano affittato il vecchio appartamento. In tutta fretta. Le studentesse si arrangiarono coi letti sfondati e i pavimenti corrosi; in compagnia di tarli e gechi, ma anche del vecchio piano scordato dal cui ventre emergeva ogni tanto un’ingiallita bustina di chinino. Le vecchie cose giacevano abbandonate: aleggiava la vecchia, ignota padrona di casa, e iniziò a reincarnarsi nelle sue giovani, ignote ospiti. Dalla polvere di un libro emerse una vergatina fragile, frammento di un passato altrui.
20 Marzo 2008, 00.20
Non so per quale oscura specie di feticismo abbia conservato questi due scarabocchi su jeans del 1986 (la catena della bici ha lasciato qualche traccia). L’articolo di Guarnaccia mi fa realizzare che stavo archiviando un documento storico:
Non è più tempo di bandiere, ormai sono gli abiti che si trasformano direttamente in strumento di propaganda e di cospirazione, in evoluzione tessile dei volantini. [...] Il “decorativismo fai da te” attuato sul proprio abbigliamento (spray o pennarello) diventerà una costante dello street style.
18 Marzo 2008, 00.05
La mostra “Le bandiere della libertà, le bandiere dell’anarchia” (Reggio Emilia, 20-30 marzo), organizzata dalla Federazione Anarchica Reggiana e dall’Archivio Storico Nazionale della FAI è solo una scusa per Matteo Guarnaccia, Dalla barricata sorge la giustizia. Quaranta modi per sbandierare ideali libertari, “Alias”, n. 498 (15 marzo 2008), pp. 8-9: non è cronaca, non è recensione, ma un avvincente e documentato saggio sulla simbologia anarchica. Con ricco corredo d’immagini inedite.
[Era Pablo a custodire la nostra bandiera rossa e nera.]
15 Gennaio 2008, 23.30

Una foto insignificante, ma rara attestazione scritta di un fatto linguistico degno d’attenzione.
“Fatti fritti” (o “fatti e fritti”) è locuzione dell’italiano regionale della Sardegna, che designa un tipo di ciambella lievitata (come quelle di Homer), fritta nello strutto e spolverata di zucchero. Non raro è anche il singolare (”un fatto fritto”); al bar si usa l’aggettivo sostantivato (”mi dà un fritto?”).
Io però ho sempre sentito parlare, in casa, di “frati fritti” (solo pl.). Un errore? No. Semplicemente un calco dal sardo paras frittos (camp. paras frittus).
Ma perché “frati”? La ciambella col buco assomiglia a una tonsura.
“Fatti fritti” è lectio facilior, non a caso molto più diffusa; ma è una ricostruzione paretimologica.
Se dunque possiamo dare norme anche per l’italiano regionale, dicasi “frati fritti”.
27 Dicembre 2007, 00.30
Un regalo di Natale per chi colleziona questo genere di cose.
Ma non prendetela per facile ironia: è attestazione molto significativa del sottobosco fonetico cagliaritano: /’kjakki/ come /’kjaλλari/.