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	<title>Commenti a: Hor. Carm. I 11</title>
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	<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 09:01:07 +0000</pubDate>
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		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-57</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 15:16:43 +0000</pubDate>
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		<description>Questo è un colpo basso ;)
Farò il possibile (adesso è diventata una scommessa).</description>
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Farò il possibile (adesso è diventata una scommessa).</p>
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		<title>Di: Flying_Hanna</title>
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		<dc:creator>Flying_Hanna</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 11:21:12 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Catalepton, a un controllo è risultato che l'ode di Orazio tradotta da Fortini non è stata edita nel libro-intervista che tu hai citato; se puoi, rintracciami per favore la fonte giusta. Un caro saluto, Hanna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Catalepton, a un controllo è risultato che l&#8217;ode di Orazio tradotta da Fortini non è stata edita nel libro-intervista che tu hai citato; se puoi, rintracciami per favore la fonte giusta. Un caro saluto, Hanna</p>
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		<title>Di: Nuntius</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-55</link>
		<dc:creator>Nuntius</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 18:03:36 +0000</pubDate>
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		<description>L'argomentazione topica e il principio di autorità sono svalutati già da un po' di secoli. La prima risulta inefficace quando è sterile ripetizione di luoghi comuni i quali quando si rivelan senza fondamento alcuno, fanno fallire su tutta la linea la condotta dell'oratore e non colgono nel segno, il secondo è da rigettare dalla confutazione della falsità delle teorie di Aristotele in merito all'universo.

Non tutti possono tutto sapere e mostrarsi savi e ragionevoli in  qualsivoglia campo dello scibile.

Prendiamo il Carducci: ha fatto dei bei versi, ha ottimamente imitato il Metastasio ma, ad un certo punto, fu preso dalla stravagante idea della metrica barbara e, facendo violenza al proprio orecchio che gli insegnava come i versi più lunghi di una certa misura fossero inammissibili nella metrica italiana, perseverò nell'errore  e ciò lo portò a smarrire il gusto e l'armonia poetica. Forse che dovremmo seguire Newton mentre straparla e sragiona sull'astrologia e gli oroscopi solo perché si chiama Newton (fu infatti superstizioso e credeva a tutto)? Molti grandi hanno avuto difetti che consigliano di non seguirli ciecamente. Quelli, poi, che hanno avuto soltanto difetti senza alcuna grandezza, perché seguirli, ma chi il concede, parafrasando il Dante? Perché nominarli? Essi meriterebbero la latina pena della DAMNATIO MEMORIAE.

Comporre versi è come far figlioli, il bimbo nasce, è vivo, ed ha tutto al proprio posto, questo è il frutto del grembo dei letterato autentico. Anche chi non  tale però può restare incinto, ma, o che la costituzione non l'aiuti o che fumi, beva, e adotti ogni tipo di cattivo comportamento dannoso, partorisce sì anche lui, ma prima del tempo e non un bimbo vivo, ma un feto morto, e non formato, ma senza un membro o più, non con la pelle tenerella e rosea, ma con le viscere in evidenza, del tipo di cui ebbe a dire il Dante...
&lt;blockquote&gt;Che merda fa di quel che si trangugia&lt;/blockquote&gt;
Quanto alla meraviglia di sentir lodare cose quanto mai aliene da lodi Eh! quale stupore? Lo disse già l'immortale Boileau:
&lt;blockquote&gt;Un sot trouve toujours un plus sot qui l'admire&lt;/blockquote&gt;
E meno male che nella pagina non mi sembra di vedere il signor Quasimodo Salvatore che prendeva regolarmente VERUM avversativo per VERUM EST (è vero). Che grandi latinisti davvero lui e tutti quelli come lui!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;argomentazione topica e il principio di autorità sono svalutati già da un po&#8217; di secoli. La prima risulta inefficace quando è sterile ripetizione di luoghi comuni i quali quando si rivelan senza fondamento alcuno, fanno fallire su tutta la linea la condotta dell&#8217;oratore e non colgono nel segno, il secondo è da rigettare dalla confutazione della falsità delle teorie di Aristotele in merito all&#8217;universo.</p>
<p>Non tutti possono tutto sapere e mostrarsi savi e ragionevoli in  qualsivoglia campo dello scibile.</p>
<p>Prendiamo il Carducci: ha fatto dei bei versi, ha ottimamente imitato il Metastasio ma, ad un certo punto, fu preso dalla stravagante idea della metrica barbara e, facendo violenza al proprio orecchio che gli insegnava come i versi più lunghi di una certa misura fossero inammissibili nella metrica italiana, perseverò nell&#8217;errore  e ciò lo portò a smarrire il gusto e l&#8217;armonia poetica. Forse che dovremmo seguire Newton mentre straparla e sragiona sull&#8217;astrologia e gli oroscopi solo perché si chiama Newton (fu infatti superstizioso e credeva a tutto)? Molti grandi hanno avuto difetti che consigliano di non seguirli ciecamente. Quelli, poi, che hanno avuto soltanto difetti senza alcuna grandezza, perché seguirli, ma chi il concede, parafrasando il Dante? Perché nominarli? Essi meriterebbero la latina pena della DAMNATIO MEMORIAE.</p>
<p>Comporre versi è come far figlioli, il bimbo nasce, è vivo, ed ha tutto al proprio posto, questo è il frutto del grembo dei letterato autentico. Anche chi non  tale però può restare incinto, ma, o che la costituzione non l&#8217;aiuti o che fumi, beva, e adotti ogni tipo di cattivo comportamento dannoso, partorisce sì anche lui, ma prima del tempo e non un bimbo vivo, ma un feto morto, e non formato, ma senza un membro o più, non con la pelle tenerella e rosea, ma con le viscere in evidenza, del tipo di cui ebbe a dire il Dante&#8230;</p>
<blockquote><p>Che merda fa di quel che si trangugia</p></blockquote>
<p>Quanto alla meraviglia di sentir lodare cose quanto mai aliene da lodi Eh! quale stupore? Lo disse già l&#8217;immortale Boileau:</p>
<blockquote><p>Un sot trouve toujours un plus sot qui l&#8217;admire</p></blockquote>
<p>E meno male che nella pagina non mi sembra di vedere il signor Quasimodo Salvatore che prendeva regolarmente VERUM avversativo per VERUM EST (è vero). Che grandi latinisti davvero lui e tutti quelli come lui!</p>
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		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-54</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 22:28:20 +0000</pubDate>
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		<description>Carissima Flying_Hanna,

non mi è parso il caso di cassare - tanto meno censurare - il commento di Nuntius, che tuttavia imbarazza anche me.
Ben vengano dunque le tue precisazioni, sempre puntuali e documentate.
Ti scongiuro tuttavia: evitiamo il &lt;em&gt;flame&lt;/em&gt;, sia pur dotto.

Quanto al "modo di pubblicazione", sono io il primo a deplorare i limiti dell'HTML: Wordpress elimina spazi e tabulazioni, sconciando qualunque formattazione elaborata. Non dispero di trovare una soluzione adeguata: nel frattempo puoi, se credi, mandarmi i testi in formato testuale (txt, rtf, pdf).

Quanto agli estremi bibliografici della traduzione di Fortini, ho il sospetto che si tratti di F. Fortini - P. Jachia, &lt;em&gt;Leggere e scrivere&lt;/em&gt;, Firenze, Nardi, 1993. Appena posso controllo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissima Flying_Hanna,</p>
<p>non mi è parso il caso di cassare - tanto meno censurare - il commento di Nuntius, che tuttavia imbarazza anche me.<br />
Ben vengano dunque le tue precisazioni, sempre puntuali e documentate.<br />
Ti scongiuro tuttavia: evitiamo il <em>flame</em>, sia pur dotto.</p>
<p>Quanto al &#8220;modo di pubblicazione&#8221;, sono io il primo a deplorare i limiti dell&#8217;HTML: Wordpress elimina spazi e tabulazioni, sconciando qualunque formattazione elaborata. Non dispero di trovare una soluzione adeguata: nel frattempo puoi, se credi, mandarmi i testi in formato testuale (txt, rtf, pdf).</p>
<p>Quanto agli estremi bibliografici della traduzione di Fortini, ho il sospetto che si tratti di F. Fortini - P. Jachia, <em>Leggere e scrivere</em>, Firenze, Nardi, 1993. Appena posso controllo.</p>
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		<title>Di: Flying_Hanna</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-53</link>
		<dc:creator>Flying_Hanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 09:08:58 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Catalepton,
Nuntius è certo libero di avere le sue opinioni e di esprimerle con la prosa che è sotto gli occhi di tutti. Mi permetto comunque di fare qualche precisazione. La traduzione di Sanguineti è nei consueti versi lunghi propri di quel poeta, che Nuntius è libero di non percepire come ‘metrici’, e non credo che Nuntius trarrebbe troppo conforto dal trovarla elogiata come “assai fedele, scrupolosa e, vorremmo dire, filologica” nel dotto studio di Federico Condello sulle traduzioni catulliane di Sanguineti in “Strumenti critici” n.s., anno XX, gennaio 2005, fascicolo 1, pp. 71-96: (ho citato da p. 76 nota 22). Quanto alla traduzione di Alessandro Fo, è in comunissimi endecasillabi e settenari (coniati secondo risorse prosodiche correnti, compresa la facoltà di iato). Purtroppo, il modo in cui sono risultati pubblicati – rispetto a come te li avevo inviati: ma potrebbe essere intervenuto strada facendo qualche accidenti di formattazione – nasconde i casi in cui il verso, nell’impaginazione originale in volume, si compie ‘con scalinatura’ (“di Babilonia quanto”: settenario; “sfianca i frangenti del Tirreno, saggia”  e “Tempo, spiccane il giorno e al successivo”: endecasillabi). Avevo anche pensato di segnalartelo, ma mi pareva inutile pedanteria. Un orecchio che si presume fine e sensibile come quello di Nuntius avrebbe potuto accorgersene anche da solo. Un’ultima postilla: Traina non è ancora scomparso, ma continua anche oggi a essere “competentissimo” come “era”; non so quale curriculum vitae possa da parte sua vantare Nuntius, ma certo la considerazione “ma non tutti posson capir anche di versi” riferita a un maestro come Traina ha di che lasciare perplessi. Rinnovandoti la preghiera di rintracciarmi gli estremi bibliografici della traduzione di quell’altro presunto esecrabile mostro pretenzioso che sarebbe, per Nuntius, Franco Fortini, invio un caro saluto a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Catalepton,<br />
Nuntius è certo libero di avere le sue opinioni e di esprimerle con la prosa che è sotto gli occhi di tutti. Mi permetto comunque di fare qualche precisazione. La traduzione di Sanguineti è nei consueti versi lunghi propri di quel poeta, che Nuntius è libero di non percepire come ‘metrici’, e non credo che Nuntius trarrebbe troppo conforto dal trovarla elogiata come “assai fedele, scrupolosa e, vorremmo dire, filologica” nel dotto studio di Federico Condello sulle traduzioni catulliane di Sanguineti in “Strumenti critici” n.s., anno XX, gennaio 2005, fascicolo 1, pp. 71-96: (ho citato da p. 76 nota 22). Quanto alla traduzione di Alessandro Fo, è in comunissimi endecasillabi e settenari (coniati secondo risorse prosodiche correnti, compresa la facoltà di iato). Purtroppo, il modo in cui sono risultati pubblicati – rispetto a come te li avevo inviati: ma potrebbe essere intervenuto strada facendo qualche accidenti di formattazione – nasconde i casi in cui il verso, nell’impaginazione originale in volume, si compie ‘con scalinatura’ (“di Babilonia quanto”: settenario; “sfianca i frangenti del Tirreno, saggia”  e “Tempo, spiccane il giorno e al successivo”: endecasillabi). Avevo anche pensato di segnalartelo, ma mi pareva inutile pedanteria. Un orecchio che si presume fine e sensibile come quello di Nuntius avrebbe potuto accorgersene anche da solo. Un’ultima postilla: Traina non è ancora scomparso, ma continua anche oggi a essere “competentissimo” come “era”; non so quale curriculum vitae possa da parte sua vantare Nuntius, ma certo la considerazione “ma non tutti posson capir anche di versi” riferita a un maestro come Traina ha di che lasciare perplessi. Rinnovandoti la preghiera di rintracciarmi gli estremi bibliografici della traduzione di quell’altro presunto esecrabile mostro pretenzioso che sarebbe, per Nuntius, Franco Fortini, invio un caro saluto a tutti.</p>
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		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-52</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 18:41:59 +0000</pubDate>
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		<description>8-)</description>
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		<title>Di: Nuntius</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-51</link>
		<dc:creator>Nuntius</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 15:25:43 +0000</pubDate>
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		<description>Quello del Traina è un peccato Veniale di uno studioso elogiabile per il campo in cui era competentissimo (ma non tutti posson capir anche di versi) però proprio non mi spiego per qual ragione diversa dal mostrare la decadenza dei tempi odierni in fatto di abilità versificatoria, si debba dar spazio agli altri due: sono un pessimo esempio, vedendoli la gente si crederà autorizzata a scribacchiare al par di loro e il fiume in piena delle non-traduzioni e della non-poesia strariperà dagli argini sommergendo tutto col suo fango lurido e limaccioso

certe persone si espongono da se stesse al ridicolo quando vorrebbero apparire quel che non sono in grado d'essere. ci sono molti buoni e belli esempi di traduzione nella pagina, ma se si sfrondassero quelle in non-versi, certo avrebbero più valore e la lettura sarebbe più piacevole a mio giudizio. tale è il mio pensiero, di persona che è fortemente urtata dai non-versi e dai non-poeti autoproclamatisi tali e che quando va a un concerto, se l'orchestra sbaglia un accento o un ritmo che per gli altri passerebbe inosservato, deve abbandonare la sala. si immagini dunque il disagio nel posare l'occhio (ché leggerli vorrebbe dire avvelenarmi l'anima) su questi mucchietti di parole pretenziose, segnatamente del signor Sanguineti e di quell'altro sotto oltre che del signor Fortini e altri di cui ora è lungo cercarsi i nomi nella pagina

e scusate se vi parlo con tono polemico, non ce l'ho certo con voi ma con quegli altri rovinatori delle lettere e classiche e moderne</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello del Traina è un peccato Veniale di uno studioso elogiabile per il campo in cui era competentissimo (ma non tutti posson capir anche di versi) però proprio non mi spiego per qual ragione diversa dal mostrare la decadenza dei tempi odierni in fatto di abilità versificatoria, si debba dar spazio agli altri due: sono un pessimo esempio, vedendoli la gente si crederà autorizzata a scribacchiare al par di loro e il fiume in piena delle non-traduzioni e della non-poesia strariperà dagli argini sommergendo tutto col suo fango lurido e limaccioso</p>
<p>certe persone si espongono da se stesse al ridicolo quando vorrebbero apparire quel che non sono in grado d&#8217;essere. ci sono molti buoni e belli esempi di traduzione nella pagina, ma se si sfrondassero quelle in non-versi, certo avrebbero più valore e la lettura sarebbe più piacevole a mio giudizio. tale è il mio pensiero, di persona che è fortemente urtata dai non-versi e dai non-poeti autoproclamatisi tali e che quando va a un concerto, se l&#8217;orchestra sbaglia un accento o un ritmo che per gli altri passerebbe inosservato, deve abbandonare la sala. si immagini dunque il disagio nel posare l&#8217;occhio (ché leggerli vorrebbe dire avvelenarmi l&#8217;anima) su questi mucchietti di parole pretenziose, segnatamente del signor Sanguineti e di quell&#8217;altro sotto oltre che del signor Fortini e altri di cui ora è lungo cercarsi i nomi nella pagina</p>
<p>e scusate se vi parlo con tono polemico, non ce l&#8217;ho certo con voi ma con quegli altri rovinatori delle lettere e classiche e moderne</p>
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		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-50</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 17:16:27 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie ancora, Flying_Hanna: un contributo prezioso, anche per l'accuratezza delle citazioni bibliografiche (cui spero pian piano di uniformare il "dossier").</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ancora, Flying_Hanna: un contributo prezioso, anche per l&#8217;accuratezza delle citazioni bibliografiche (cui spero pian piano di uniformare il &#8220;dossier&#8221;).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Flying_Hanna</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-49</link>
		<dc:creator>Flying_Hanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 16:12:45 +0000</pubDate>
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		<description>Caro catalepton,
grazie della risposta, spero nel tuo amico. Intanto ti mando tre traduzioni che non sono nel dossier; quelle che già ti segnalavo, più un’altra di Alfonso Traina. Eccole. I migliori saluti


Traina 1994

Alfonso Traina In cerca di parole, Bologna, Patron 1994, p. 73. Si tratta di una versione ritoccata di quella già proposta da Traina nel 1993 (Alfonso Traina, Autoritratto di un poeta, collana «Horatiana» 10, Venosa, Ed. Osanna 1993, p. 68)


Tu non cercare, empio è saperlo, qual fine a me, quale a te
gli dei hanno fissato, Leuconoe, e non tentare gli oroscopi
caldei. Meglio accettare pazientemente quello che sarà!
Siano molti gli inverni assegnati da Giove, o sia l’ultimo questo
che ora sfianca il mare Tirreno sulle scogliere corrose,
sii saggia, filtra i vini, e dallo spazio tuo breve
recidi la lunga speranza. Mentre parliamo, sarà già fuggito
maligno il tempo. Cogli ogni giorno che viene,
e non farti illusioni sul domani.


Sanguineti 1997

Edoardo Sanguineti, Il gatto lupesco, Poesie (1982-2001), Milano, Feltrinelli 2002, p. 316; già in Corollario (sezione Stravaganze) Feltrinelli 1997, ivi ristampata; Imitazione, da Orazio (datata nell’Indice della raccolta: ottobre 1992; finisce proprio così, con i :, come spesso in Sanguineti):


tu non cercare, è illecito sapere, che fine a me, che fine a te,
Leuconoe, ci hanno dato gli dei, e non tentare
calcoli babilonici: meglio è subire quello che sarà,
se molti inverni ci ha assegnato Giove, o questo è l’ultimo,
che adesso, contro le scogliere, fiacca il mare
Tirreno: rifletti bene, versati il vino, e taglia la tua lunga
speranza in breve spazio: mentre parliamo, è già fuggito, a noi ostile,
il tempo: vivi questo tuo giorno, e non fidarti niente di un domani:



Alessandro Fo 2006

Alessandro Fo, Vecchi filmati, Lecce, Manni 2006, p. 133:


Traduzione (Orazio I 11)

Tu non cercare – è un’empietà saperlo –
quale limite a me, quale gli dèi
abbiano a te fissato,
Leuconoe, e non frugare
le cifre degli oroscopi
di Babilonia.

Quanto
meglio, qualunque cosa avvenga, accoglierla,
sia molti inverni, sia abbia dato Giove
ultimo questo, che, schierando scogli,
sfianca i frangenti del Tirreno.

Saggia,
filtra il vino, e in uno spazio breve
pota lunghe speranze. Ecco, parliamo
e, maligno, sarà intanto fuggito il
Tempo: spiccane il giorno

				e al successivo
credi il meno possibile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro catalepton,<br />
grazie della risposta, spero nel tuo amico. Intanto ti mando tre traduzioni che non sono nel dossier; quelle che già ti segnalavo, più un’altra di Alfonso Traina. Eccole. I migliori saluti</p>
<p>Traina 1994</p>
<p>Alfonso Traina In cerca di parole, Bologna, Patron 1994, p. 73. Si tratta di una versione ritoccata di quella già proposta da Traina nel 1993 (Alfonso Traina, Autoritratto di un poeta, collana «Horatiana» 10, Venosa, Ed. Osanna 1993, p. 68)</p>
<p>Tu non cercare, empio è saperlo, qual fine a me, quale a te<br />
gli dei hanno fissato, Leuconoe, e non tentare gli oroscopi<br />
caldei. Meglio accettare pazientemente quello che sarà!<br />
Siano molti gli inverni assegnati da Giove, o sia l’ultimo questo<br />
che ora sfianca il mare Tirreno sulle scogliere corrose,<br />
sii saggia, filtra i vini, e dallo spazio tuo breve<br />
recidi la lunga speranza. Mentre parliamo, sarà già fuggito<br />
maligno il tempo. Cogli ogni giorno che viene,<br />
e non farti illusioni sul domani.</p>
<p>Sanguineti 1997</p>
<p>Edoardo Sanguineti, Il gatto lupesco, Poesie (1982-2001), Milano, Feltrinelli 2002, p. 316; già in Corollario (sezione Stravaganze) Feltrinelli 1997, ivi ristampata; Imitazione, da Orazio (datata nell’Indice della raccolta: ottobre 1992; finisce proprio così, con i :, come spesso in Sanguineti):</p>
<p>tu non cercare, è illecito sapere, che fine a me, che fine a te,<br />
Leuconoe, ci hanno dato gli dei, e non tentare<br />
calcoli babilonici: meglio è subire quello che sarà,<br />
se molti inverni ci ha assegnato Giove, o questo è l’ultimo,<br />
che adesso, contro le scogliere, fiacca il mare<br />
Tirreno: rifletti bene, versati il vino, e taglia la tua lunga<br />
speranza in breve spazio: mentre parliamo, è già fuggito, a noi ostile,<br />
il tempo: vivi questo tuo giorno, e non fidarti niente di un domani:</p>
<p>Alessandro Fo 2006</p>
<p>Alessandro Fo, Vecchi filmati, Lecce, Manni 2006, p. 133:</p>
<p>Traduzione (Orazio I 11)</p>
<p>Tu non cercare – è un’empietà saperlo –<br />
quale limite a me, quale gli dèi<br />
abbiano a te fissato,<br />
Leuconoe, e non frugare<br />
le cifre degli oroscopi<br />
di Babilonia.</p>
<p>Quanto<br />
meglio, qualunque cosa avvenga, accoglierla,<br />
sia molti inverni, sia abbia dato Giove<br />
ultimo questo, che, schierando scogli,<br />
sfianca i frangenti del Tirreno.</p>
<p>Saggia,<br />
filtra il vino, e in uno spazio breve<br />
pota lunghe speranze. Ecco, parliamo<br />
e, maligno, sarà intanto fuggito il<br />
Tempo: spiccane il giorno</p>
<p>				e al successivo<br />
credi il meno possibile.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-48</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 08:01:57 +0000</pubDate>
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		<description>&gt; Ti ringrazio di questo ricco lavoro

Quasi tutta farina di sacco altrui ;)

&gt; e ti segnalo altre due traduzioni:

Grazie mille! E certo, se puoi, mandamele.

&gt; informazione relativa a Fortini

Ammetto di citare di seconda mano. Controllerò (fidando nell'aiuto di Chaim, saggio bibliografo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>> Ti ringrazio di questo ricco lavoro</p>
<p>Quasi tutta farina di sacco altrui ;)</p>
<p>> e ti segnalo altre due traduzioni:</p>
<p>Grazie mille! E certo, se puoi, mandamele.</p>
<p>> informazione relativa a Fortini</p>
<p>Ammetto di citare di seconda mano. Controllerò (fidando nell&#8217;aiuto di Chaim, saggio bibliografo).</p>
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		<title>Di: Flying_Hanna</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-47</link>
		<dc:creator>Flying_Hanna</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 19:52:22 +0000</pubDate>
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		<description>Ti ringrazio di questo ricco lavoro e ti segnalo altre due traduzioni: una di Edoardo Sanguineti nella sua raccolta "Il gatto lupesco" (Feltrinelli) e una di Alessandro Fo nella sua raccolta "Vecchi filmati" (Manni Editore). Avrei bisogno di una informazione relativa a Fortini: dove hai preso la traduzione del 1993? Se ti serve, ti manderò i testi delle traduzioni che ti ho segnalato.
Grazie, e aspetto una tua risposta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio di questo ricco lavoro e ti segnalo altre due traduzioni: una di Edoardo Sanguineti nella sua raccolta &#8220;Il gatto lupesco&#8221; (Feltrinelli) e una di Alessandro Fo nella sua raccolta &#8220;Vecchi filmati&#8221; (Manni Editore). Avrei bisogno di una informazione relativa a Fortini: dove hai preso la traduzione del 1993? Se ti serve, ti manderò i testi delle traduzioni che ti ho segnalato.<br />
Grazie, e aspetto una tua risposta.</p>
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		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-46</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 14:32:16 +0000</pubDate>
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		<description>Mi scrive ancora Angelo Gemmi:
&lt;blockquote&gt;Se mi è consentito, vorrei in futuro aggiungere io stesso una postilla circa il particolare ritmo dato dalla successione di più finali sdrucciole chiuse da una parola tronca. Sono sicuro che la ragione è prettamente ritmico-musicale, ma la letture del &lt;em&gt;Compendiolum musicae pro incipientibus&lt;/em&gt; del Doni, il saggio &lt;em&gt;Della divisione del tempo nella musica, nel ballo e nella poesia&lt;/em&gt; del Sacchi, il &lt;em&gt;Gradus ad Parnassum&lt;/em&gt; del Fux, i frammenti di Alipio e una quantità di altri libri di ritmica metrico-musicale, non mi hanno illuminato più di tanto e quindi temo che dovrò affrontare la lettura della &lt;em&gt;Musurgia&lt;/em&gt; del Kircher, ponderoso trattato di ritmica applicata alla musica. Ma se la causa è complessa da ricercare, l'effetto è  però semplice da descrivere: equivale a una serie di cadenze, accordi, intervalli, dissonanti e tenuti in sospeso fino alla risoluzione finale su una posizione di riposo. Notevolissimo è l'effetto che ne ricava il Leopardi nell'ode a Postumio, i versi scorrono via veloci come la vita, fino all'ineluttabile fine ch'è anche la conclusione del componimento.

Se mi permette un'ultima osservazione, io credo che si debba far di tutto per tradurre in versi e a ritmo: solo così si può riprodurre, odiernamente, l'effetto che il componimento faceva originariamente. Un critico musicale, presentando il grande controtenore &lt;a rel="nofollow" href="http://it.youtube.com/watch?v=-C-gT_yiTC0" rel="nofollow"&gt;Russel Oberlin&lt;/a&gt; disse tempo fa, tra l'altro, che grazie a lui, noi potevamo ascoltare la musica di Bach, Haendel e altri maestri, nella loro piena gloria originaria (&lt;em&gt;full original glory&lt;/em&gt;). Non essendovi più i castrati, solo un controtenore può darci l'idea di come cantasse un castrato, "traducendo" per così dire, la loro tecnica, in uno stile diverso, ma pur sempre aderente all'originale. Così, anche il traduttore di testi poetici deve, io credo, far lo stesso e rendere modernamente il testo, ma ricreandolo nel rispetto dello spirito originale. sostituendone gli elementi caratteristici originari con quelli moderni.

I carmi latini e greci erano basati sulla quantità delle sillabe, la nostra poesia moderna sull'accentazione, è questa è già una sostituzione, gli antichi avevano per cardine di non rimare, noi l'opposto e di questo bisogna tener conto. Io ardirei di affermare che tradurre nel rispetto dello spirito originario i testi antichi, è un po' come ricreare un mostro di Frankenstein, sostituendo ad una ad una le parti mancanti. Se nella creatura scoccherà poi la scintilla della vita, vorrà dire che avremo fatto bene il nostro lavoro, altrimenti, un freddo cadavere è tutto ciò che avremo, la quale immagine molto ben descrive certi orridi aborti che di tanto in tanto si cerca di spacciar per  traduzioni poetiche e lodevolissima e interessante è l'opera che porta avanti sulla comparazione delle versioni poetiche.&lt;/blockquote&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scrive ancora Angelo Gemmi:</p>
<blockquote><p>Se mi è consentito, vorrei in futuro aggiungere io stesso una postilla circa il particolare ritmo dato dalla successione di più finali sdrucciole chiuse da una parola tronca. Sono sicuro che la ragione è prettamente ritmico-musicale, ma la letture del <em>Compendiolum musicae pro incipientibus</em> del Doni, il saggio <em>Della divisione del tempo nella musica, nel ballo e nella poesia</em> del Sacchi, il <em>Gradus ad Parnassum</em> del Fux, i frammenti di Alipio e una quantità di altri libri di ritmica metrico-musicale, non mi hanno illuminato più di tanto e quindi temo che dovrò affrontare la lettura della <em>Musurgia</em> del Kircher, ponderoso trattato di ritmica applicata alla musica. Ma se la causa è complessa da ricercare, l&#8217;effetto è  però semplice da descrivere: equivale a una serie di cadenze, accordi, intervalli, dissonanti e tenuti in sospeso fino alla risoluzione finale su una posizione di riposo. Notevolissimo è l&#8217;effetto che ne ricava il Leopardi nell&#8217;ode a Postumio, i versi scorrono via veloci come la vita, fino all&#8217;ineluttabile fine ch&#8217;è anche la conclusione del componimento.</p>
<p>Se mi permette un&#8217;ultima osservazione, io credo che si debba far di tutto per tradurre in versi e a ritmo: solo così si può riprodurre, odiernamente, l&#8217;effetto che il componimento faceva originariamente. Un critico musicale, presentando il grande controtenore <a rel="nofollow" href="http://it.youtube.com/watch?v=-C-gT_yiTC0" rel="nofollow">Russel Oberlin</a> disse tempo fa, tra l&#8217;altro, che grazie a lui, noi potevamo ascoltare la musica di Bach, Haendel e altri maestri, nella loro piena gloria originaria (<em>full original glory</em>). Non essendovi più i castrati, solo un controtenore può darci l&#8217;idea di come cantasse un castrato, &#8220;traducendo&#8221; per così dire, la loro tecnica, in uno stile diverso, ma pur sempre aderente all&#8217;originale. Così, anche il traduttore di testi poetici deve, io credo, far lo stesso e rendere modernamente il testo, ma ricreandolo nel rispetto dello spirito originale. sostituendone gli elementi caratteristici originari con quelli moderni.</p>
<p>I carmi latini e greci erano basati sulla quantità delle sillabe, la nostra poesia moderna sull&#8217;accentazione, è questa è già una sostituzione, gli antichi avevano per cardine di non rimare, noi l&#8217;opposto e di questo bisogna tener conto. Io ardirei di affermare che tradurre nel rispetto dello spirito originario i testi antichi, è un po&#8217; come ricreare un mostro di Frankenstein, sostituendo ad una ad una le parti mancanti. Se nella creatura scoccherà poi la scintilla della vita, vorrà dire che avremo fatto bene il nostro lavoro, altrimenti, un freddo cadavere è tutto ciò che avremo, la quale immagine molto ben descrive certi orridi aborti che di tanto in tanto si cerca di spacciar per  traduzioni poetiche e lodevolissima e interessante è l&#8217;opera che porta avanti sulla comparazione delle versioni poetiche.</p></blockquote>
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		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-45</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 14:25:47 +0000</pubDate>
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		<description>Così mi scrive Angelo Gemmi, a commento della traduzione da lui proposta:
&lt;blockquote&gt;
Il metro adottato è esemplato su quello che il Leopardi adoperò nella traduzione dell'ode a Postumio

***************
ohimè trapassa
Postumo amico,
con pie' veloce
con presto corso
la breve età
***************

dove alterna strofe con parole piane e ultimo verso che rima con l'ultimo della strofa seguente, a strofe con finali sdrucciole:

****************
ed egli in nobile
convito regio,
con mano prodiga,
da tazza concava
lo verserà
****************

Questo metro ha dei pregi e un fascino tutto suo, derivante in parte dalla sospensione che si prova nella lettura fino all'ultimo verso d'ogni strofa e che, dal punto di vista musicale (essendo la musica, come la poesia basata sul ritmo), corrisponde alla risoluzione di una serie di cadenze evitate, e, in misura eguale, dall'abilità che chi lo adotta deve dispiegare per trovare le finali sdrucciole giuste, poiché non c'è vanto dove non c'è difficoltà (nel mio volume di traduzioni da Catullo ho più volte adottato con ottimi risultati questo stesso metro). Vi manca la rima fino all'ultimo verso, ma vi si compensa questa mancanza con una difficoltà, per l'autore, di diverso ed equivalente, se non maggiore in certi casi, tipo.
Piacciale dunque di valutarla e decidere se è all'altezza delle altre che ospita nel sito. Io avrei piacere di farla conoscere. Io cominciai la traduzione del primo libro delle odi d'Orazio, quando ancora non conoscevo le traduzioni da questo stesso libro fatte dal Leopardi. Avutane contezza, subito interruppi il lavoro, non credendo che si potesse far di meglio, come per la &lt;em&gt;Betulia liberata&lt;/em&gt;  di Mozart in musica, al riguardo dei carmi già tradotti, ragion per cui il lavoro restò monco e incompleto e far rientrar da uno spiraglio quel che se ne uscì dal portone non mi dispiacerebbe in verità. Forse un ben maggiore ingegno, vedendola, riprenderà il lavoro portandolo a perfezione, sgrossando la pietra grezza fino a farla splendere con luce diamantina.
&lt;/blockquote&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Così mi scrive Angelo Gemmi, a commento della traduzione da lui proposta:</p>
<blockquote><p>
Il metro adottato è esemplato su quello che il Leopardi adoperò nella traduzione dell&#8217;ode a Postumio</p>
<p>***************<br />
ohimè trapassa<br />
Postumo amico,<br />
con pie&#8217; veloce<br />
con presto corso<br />
la breve età<br />
***************</p>
<p>dove alterna strofe con parole piane e ultimo verso che rima con l&#8217;ultimo della strofa seguente, a strofe con finali sdrucciole:</p>
<p>****************<br />
ed egli in nobile<br />
convito regio,<br />
con mano prodiga,<br />
da tazza concava<br />
lo verserà<br />
****************</p>
<p>Questo metro ha dei pregi e un fascino tutto suo, derivante in parte dalla sospensione che si prova nella lettura fino all&#8217;ultimo verso d&#8217;ogni strofa e che, dal punto di vista musicale (essendo la musica, come la poesia basata sul ritmo), corrisponde alla risoluzione di una serie di cadenze evitate, e, in misura eguale, dall&#8217;abilità che chi lo adotta deve dispiegare per trovare le finali sdrucciole giuste, poiché non c&#8217;è vanto dove non c&#8217;è difficoltà (nel mio volume di traduzioni da Catullo ho più volte adottato con ottimi risultati questo stesso metro). Vi manca la rima fino all&#8217;ultimo verso, ma vi si compensa questa mancanza con una difficoltà, per l&#8217;autore, di diverso ed equivalente, se non maggiore in certi casi, tipo.<br />
Piacciale dunque di valutarla e decidere se è all&#8217;altezza delle altre che ospita nel sito. Io avrei piacere di farla conoscere. Io cominciai la traduzione del primo libro delle odi d&#8217;Orazio, quando ancora non conoscevo le traduzioni da questo stesso libro fatte dal Leopardi. Avutane contezza, subito interruppi il lavoro, non credendo che si potesse far di meglio, come per la <em>Betulia liberata</em>  di Mozart in musica, al riguardo dei carmi già tradotti, ragion per cui il lavoro restò monco e incompleto e far rientrar da uno spiraglio quel che se ne uscì dal portone non mi dispiacerebbe in verità. Forse un ben maggiore ingegno, vedendola, riprenderà il lavoro portandolo a perfezione, sgrossando la pietra grezza fino a farla splendere con luce diamantina.
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: catalepton</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/#comment-44</link>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 13:12:10 +0000</pubDate>
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		<description>Commenta gioder:
&lt;blockquote&gt;Un dubbio tecnico:

"Fugge il tempo. Godi l’oggi, né fidar nel futuro."
(Carlo Tincani, Bologna, 1903)
Metrica “barbara”. 2 quartine di ottonari piani doppi

Non sarebbe più giusto
"Fugge il tempo. Godi l’oggi, né fidarE nel futuro."?&lt;/blockquote&gt;
Obiezione accolta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Commenta gioder:</p>
<blockquote><p>Un dubbio tecnico:</p>
<p>&#8220;Fugge il tempo. Godi l’oggi, né fidar nel futuro.&#8221;<br />
(Carlo Tincani, Bologna, 1903)<br />
Metrica “barbara”. 2 quartine di ottonari piani doppi</p>
<p>Non sarebbe più giusto<br />
&#8220;Fugge il tempo. Godi l’oggi, né fidarE nel futuro.&#8221;?</p></blockquote>
<p>Obiezione accolta.</p>
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