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	<title>catalepton</title>
	<link>http://catalepton.altervista.org</link>
	<description>L'angolo che sporge</description>
	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 16:29:51 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Analisi contrastiva di traduzioni</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/</link>
		<comments>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 15:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		
	<category>Libri</category>
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		<description><![CDATA[Da queste parti trovano ricetto alcune robette da usare per la cosiddetta &#8220;analisi contrastiva delle traduzioni&#8221;.
Già qualche manuale o &#8220;libro di versioni&#8221; inizia ad accostarsi a questo metodo di riflessione sulla lingua: vedi per esempio Lintres e Hellenikòn Phrònema, entrambi Loescher ed entrambi di Franco Montanari, Andrea Barabino, Nicoletta Marini.
Come lavorarci?
Si prendono delle traduzioni d&#8217;autore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da queste parti trovano ricetto alcune robette da usare per la cosiddetta &#8220;analisi contrastiva delle traduzioni&#8221;.</p>
<p>Già qualche manuale o &#8220;libro di versioni&#8221; inizia ad accostarsi a questo metodo di riflessione sulla lingua: vedi per esempio <a href="http://www.loescher.it/catalogo/index.jsp?dx=02&#038;entry=8263"><em>Lintres</em></a> e <a href="http://www.loescher.it/catalogo/index.jsp?dx=02&#038;entry=6235">Hellenikòn Phrònema</a>, entrambi Loescher ed entrambi di Franco Montanari, Andrea Barabino, Nicoletta Marini.</p>
<p>Come lavorarci?</p>
<p>Si prendono delle traduzioni d&#8217;autore e le si mettono a confronto: scelte lessicali, resa delle figure retoriche, sintassi e scelta dei tempi verbali, aggiunte e omissioni. Se ne ricava una riflessione anzitutto sulle distinte strategie traduttive, poi sulle lingue di partenza e d&#8217;arrivo, infine sui modelli culturali di riferimento.</p>
<p>Per ora:</p>
<ul>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/sapph-d-2-l-p-31">Sapph. D. 2 L.-P. 31</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-2/">Catull. 2</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-5">Catull. 5</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-85">Catull. 85</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-101/">Catull. 101</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/verg-aen-i-1-11">Verg. <em>Aen</em>. I 1-11</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/">Hor. <em>Carm</em>. I 11</a></li>
<li><a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/petr-sat-41-10-42-7">Petr. <em>Sat</em>. 41, 10 - 42, 7</a> (i discorsi di Dama e Seleuco)</li>
</ul>
<p>Potranno servire anche le <a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/note-di-traduzione">&#8220;Note di traduzione&#8221;</a>, &#8220;metariflessioni poste dai traduttori a introduzione, giustificazione, commento del proprio operato&#8221;.</p>
<p>Le singole pagine sono oggetto di rifinitura e di progressiva aggiunta (prometto: metterò anche le citazioni bibliografiche corrette).</p>
<p align="center">*    *    *</p>
<p><a href="http://www.negenborn.net/catullus/catullus_authors.htm">Rudy Negenborn</a> cura a tempo perso un&#8217;antologia multilingue di traduzioni catulliane (non tutte della medesima qualità).</p>
<p>Qualche appunto sull&#8217;argomento in Miroslava Sladkova, <a href="http://scienzecognitive.unime.it/filling/napoli/abstracts/oral/sladkova.pdf">L&#8217;analisi contrastiva: un primo passo per una buona traduzione</a>, abstract della comunicazione al XII Congresso Internazionale <a href="http://scienzecognitive.unime.it/filling/napoli/">&#8220;Tradurre e comprendere. Pluralità dei linguaggi e delle culture&#8221;</a>, Piano di Sorrento (NA) 2005.</p>
<p>In assenza d&#8217;altro, qualche nota di metodo nel programma del seminario di <a href="http://www.lettere.unimore.it/prog2002/pdf/lettitasem3.pdf">&#8220;Traduzioni ed istituzioni letterarie&#8221;</a> tenuto da Franco Nasi all&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia.</p>
<p align="center">*    *    *</p>
<p>[dal post <a href="http://catalepton.altervista.org/2008/02/08/ancora-sulla-traduzione-contrastiva/">Ancora sulla traduzione contrastiva</a>]</p>
<p>Trovo poi in Antonia Piva, <em>Didattica dei generi letterari: la poesia</em>, Modulo 8 del master in Didattica della lingua latina, ScuolaIaD - Università di Roma Tor Vergata, s.d., pp. 33 ss., un capitoletto intitolato “Un’utile strategia: la traduzione contrastiva”, da cui stralcio:</p>
<blockquote><p>Per sviluppare le competenze di traduzione intesa come comprensione, selezione, gusto, una grande efficacia didattica viene dalla cosiddetta traduzione contrastiva.<br />
Questo metodo, particolarmente utile nel triennio, è assai remunerativo nella fruizione del testo poetico, proprio mediante l’attività di traduzione.<br />
Con la traduzione contrastiva, si abbassa il timore da prestazione e si elevano le capacità esegetiche degli studenti, in una sorta di emulazione coi “traduttori professionisti”. Solo apparentemente più facile delle consuete prove di traduzione – l’allievo pensa sia impossibile sbagliare –, essa serve a fondere educazione linguistica ed educazione letteraria, elevando progressivamente le competenze degli allievi. Infatti, lungi dall’abbassare le capacità di traduzione “tradizionale” le aumenta, poiché lo studente interiorizza le problematiche della traduzione. È dunque una strategia eminentemente metacognitiva; può essere utilizzata anche per rilanciare la motivazione.<br />
Va impostata con laboratori in classe, anche di gruppo; solo in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e le finalità, si daranno lavori domestici e, da ultimo, verifiche in classe.</p>
<ol>
<li>Si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, anche di epoche diverse, anche con proposte straniere.</li>
<li>Si legge il testo latino e le traduzioni offerte, con una prima lettura complessiva</li>
<li>Si segmenta il testo latino, raffrontando le diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le loro proposte</li>
<li>Si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, dei punti in cui le diverse traduzioni si mostrano più adeguate</li>
<li>Da questa falsariga, si arriva a una traduzione autonoma</li>
<li>È possibile accompagnare la traduzione con un commento che chiarisca e giustifichi le proprie soluzioni e dia una valutazione sul grado di adeguatezza e personalizzazione delle “traduzioni ufficiali”.</li>
<li>È possibile offrire allo studente delle domande-guida per sviluppare la scheda di cui al punto 6.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>La Piva usa come esempio proprio<a href="http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/hor-carm-i-11/"> Hor. <em>Carm. </em>I 11</a>, di cui propone diverse traduzioni (un’altra ventina, a partire dal 1675, in Giovanni Sega, <em>Tradurre la poesia</em>, modulo 13 del medesimo master, pp. 8 ss.; ma i due ci avevano già lavorato, e traggono i materiali da A. Piva, G. Sega, O. Di Bucci Felicetti, <em>Est modus</em>, II, Firenze, La Nuova Italia, 2002).</p>
<p align="center">*    *    *</p>
<p>Il citato Giovanni Sega, <em>Tradurre la poesia</em>, dedica le pp. 8-34 all&#8217;analisi contrastiva di Hor. <em>Carm.</em> I 11, le pp. 35-48 a Catull. 5 (<em>Vivamus mea Lesbia atque amemus</em>). Una miniera.</p>
<p align="center">*    *    *</p>
<p>Avendo io osato scrivere su ICCl</p>
<blockquote><p>chissà che non si riesca a formalizzare una &#8220;didattica della traduzione contrastiva&#8221;</p></blockquote>
<p>Massimo Manca obietta:</p>
<blockquote><p>Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica piuttosto diffusa</p></blockquote>
<p>Così controllo: e bastava guardare sullo scaffale.</p>
<p>Non ne parla Andrea Balbo, <em>Insegnare latino. Sentieri di ricerca per una didattica ragionevole</em>, UTET, Torino, 2007; qualche pagina vi dedica Nicola Flocchini, <em>Insegnare latino</em>, La Nuova Italia, Scandicci, 1999, pp. 204-206, e nota che &#8220;una descrizione dettagliata di questa tecnica con opportune esemplificazioni su testi in prosa e in poesia [è] in N. Flocchini, <em>Possibilità di un uso didattico della traduzione</em>, &#8220;Aufidus&#8221;, 33 (1998), pp. 75-105&#8243;.</p>
<p>Pur avendolo sott&#8217;occhio da un paio d&#8217;anni, non mi ero reso conto che Antonia Piva, <em>Il sistema latino. Ricerca didattica e formazione degli insegnanti</em>, Armando, Roma, 2004, pp. 317-326, era l&#8217;ovvia fonte delle &#8220;dispense&#8221; che citavo.</p>
<p>E qui c&#8217;è materiale a sufficienza per una &#8220;procedura standard&#8221; (personalizzabile quanto si vuole):</p>
<blockquote><p>La metodologia contrastiva va impostata con laboratori di traduzione in classe; in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e condivise le finalità, si possono assegnare lavori domestici e, da ultimo, prove in classe strutturate in questo modo. Ecco i diversi passaggi:</p>
<ul>
<li>si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d&#8217;autore, possibilmente di epoche diverse, anche con proposte straniere;</li>
<li>lo studente - o il gruppo di studenti - legge il testo latino e le traduzioni offerte, con un primo esame complessivo;</li>
<li>si segmentano testo latino e traduzioni, confrontando con puntualità la resa delle diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le singole lezioni;</li>
<li>si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, delle rese di volta in volta ritenute più adeguate;</li>
<li>abbandonata questa falsariga di servizio, lo studente propone la propria traduzione autonoma, omogeneizzando gli eventuali prestiti e personalizzando l&#8217;insieme;</li>
<li>è possibile accompagnare la traduzione con un commento - libero o su scaletta semistrutturata - per chiarire e giustificare la scelta di traduzione e per valutare il grado di adeguatezza e personalizzazione delle traduzioni ufficiali.</li>
</ul>
<p>(pp. 317-318)</p></blockquote>
<p>Segue un&#8217;interessante riflessione sulla scientificità e l&#8217;efficacia del metodo, e sulle possibili ricadute didattiche (pp. 318-319).</p>
<p>Molto interessanti sono anche le riflessioni sulla traduzione del testo poetico (&#8221;è proprio il linguaggio deautomatizzato della poesia e il suo elevato grado di connotatività a determinare un numero continuo di variazioni di resa&#8221;), con una proposta di &#8220;stratigrafia del testo poetico&#8221; e suggerimenti di traduzione fonemica, letterale, metrica, in prosa, in rima, in versi sciolti, interpretativa (à la Ceronetti, per intenderci).</p>
<p>La Piva propone un orizzonte epistemologico, considerando che</p>
<blockquote><p>la traduzione contrastiva è (&#8230;) figlia del modello gnoseologico ermeneutico, che fa dell&#8217;interpretazione il cardine dell&#8217;approccio al testo. Non viene fornita infatti &#8216;la&#8217; traduzione - quella sola, quell&#8217;unica giusta alla quale i docenti sembrano tanto affezionati - ma &#8216;le&#8217; traduzioni o, meglio, alcune possibili interpretazioni. In tal modo, si avvezza l&#8217;adolescente alla consapevolezza del carattere comunque parziale e relativo di ogni interpretazione, anche la propria, e di come la ricerca dell&#8217;oggettività sia, di per sé, un concetto plurale.</p>
<p>(p. 320)</p></blockquote>
<p>E non manca un po&#8217; di bibliografia:</p>
<ul>
<li>S. Japoce - E. Staraz, <em>La traduzione contrastiva. Teoria e prassi</em>, con saggio introduttivo di A. Portolano, CEDAM, Padova, 1995 (citato anche da Flocchini).</li>
<li>A. Lefevere, <em>Translating Poetry: Seven Strategies and a Blueprint</em>, Van Gorcum, Assen-Amsterdam, 1975.</li>
</ul>
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