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	<title>catalepton</title>
	<link>http://catalepton.altervista.org</link>
	<description>L'angolo che sporge</description>
	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:29:56 +0000</pubDate>
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		<title>Catull. 85</title>
		<link>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-85/</link>
		<comments>http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-85/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 20:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catalepton</dc:creator>
		
	<category>Libri</category>
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		<description><![CDATA[Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio, et excrucior.
Odio e amore
L&#8217;odio e l&#8217;adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi,
io, nol so: ben so tutta la pena che n&#8217;ho.
(Giovanni Pascoli [1855-1912], Traduzioni e riduzioni di Giovanni Pascoli raccolte e riordinate da Maria, Bologna, N. Zanichelli, 1913)
Odio, ed amo: dimandi perché &#8216;l [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.<br />
Nescio, sed fieri sentio, et excrucior.</p>
<blockquote><p><strong>Odio e amore</strong></p>
<p>L&#8217;odio e l&#8217;adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi,<br />
io, nol so: ben so tutta la pena che n&#8217;ho.</p>
<p>(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pascoli">Giovanni Pascoli</a> [1855-1912], <em>Traduzioni e riduzioni</em> di Giovanni Pascoli raccolte e riordinate da Maria, Bologna, N. Zanichelli, 1913)</p></blockquote>
<blockquote><p>Odio, ed amo: dimandi perché &#8216;l fo.<br />
Farsi il sento, e men cruccio, ma nol so.</p>
<p>(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Puccini">Giacomo Puccini</a> [1858-1924])</p>
<p>Odio ed amo. - Esser può? - (tu forse dimandi). Lo ignoro;<br />
Ma nel cuor mio lo sento, tanto che peno in croce.</p>
<p>(<a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_221502193/Mazzoni_Guido_%28storico%29.html">Guido Mazzoni</a> [1859-1943], da Gaio Valerio Catullo, <em>Poesie</em> tradotte e postillate col testo a fronte da Guido Mazzoni, Zanichelli, Bologna, 1939, p. 151)</p></blockquote>
<blockquote><p>Odio e amo. Perché questo io faccia forse domandi.<br />
Non so; lo sento e mi torturo l&#8217;anima.</p>
<p>(Guido Vitali, da <em>Gli scrittori di Roma</em>, Garzanti, Milano, 1948)</p></blockquote>
<blockquote><p>Io odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so,<br />
sento che avviene e che è la mia tortura.</p>
<p>(<a href="http://www.enzomandruzzato.it/">Enzo Mandruzzato</a>, da Gaio Valerio Catullo, <em>I canti</em>, Rizzoli, Milano, 1982, p. 75; una nota [di A. Traina?] osserva che &#8220;<em>fieri</em> si oppone al suo attivo <em>faciam</em>, entrambi al centro dei rispettivi versi&#8221;)</p></blockquote>
<blockquote><p>Odio e amo.<br />
Come sia non so dire.<br />
Ma tu mi vedi qui crocifisso<br />
Al mio odio ed amore.</p>
<p>(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Ceronetti">Guido Ceronetti</a> [1927-], da Catullo, <em>Le poesie</em>, versioni e una nota di Guido Ceronetti, Einaudi, Torino, 1969, p. 265)</p></blockquote>
<blockquote><p>Odio e amo. Mi chiedi come si può.<br />
Lo sa il mio cuor crocifisso. Io non lo so.</p>
<p>(Tiziano Rizzo, da Gaio Valerio Catullo, <em>Le poesie</em>, a cura di Tiziano Rizzo, Newton Compton, Roma, 1983, p. 145)</p></blockquote>
<p align="center">*    *    *</p>
<p>Accogliendo un suggerimento di <a href="http://groups.google.it/group/it.cultura.classica/msg/a611ddb349ccf276?dmode=source">Massimo Manca</a>, riporto le pagine di Giovanna Garbarino - che cito dall&#8217;ennesima incarnazione: Giovanna Garbarino (con la collaborazione di Sergio A. Cecchin e Laura Fiocchi), <em>Tria. Letteratura latina_Antologia di autori_Brani di versione</em>, Paravia, Torino, 2008, pp. 237-238 - che rappresentano in generale un buon esempio di analisi contrastiva.</p>
<p>«Il testo catulliano nella sua scarna essenzialità non presenta alcun serio problema di carattere grammaticale; eppure è praticamente intraducibile, perché ogni tentativo lascia insoddisfatti, tale è la densità e la complessità del messaggio.<br />
Prima di proporre una serie di traduzioni moderne, richiamiamo l&#8217;attenzione su alcune caratteristiche del testo:</p>
<ol>
<li>non c&#8217;è un sostantivo e non c&#8217;è un aggettivo; tutto l&#8217;epigramma è affidato ai verbi, cioè alla nuda descrizione di azioni o di modi di essere, senza alcuna ulteriore determinazione: si giunge alle radici stesse del vivere;</li>
<li>fondamentale è l&#8217;opposizione <em>faciam/fieri</em>: da un lato la forma attiva sottolinea un tentativo di controllo dell&#8217;azione (&#8221;forse tu mi chiedi per quale ragione <em>io faccia </em>questo&#8221;), dall&#8217;altro il passivo manifesta la precisa sensazione del poeta di essere in balia di forze incontrollabili (&#8221;mi accorgo che <em>questo avviene</em>&#8220;): prende corpo in tutta la sua drammaticità l&#8217;opposizione mente/cuore, ragione/sentimento, azione voluta/azione subita;</li>
<li><em>excrucior</em>, che chiude il carme, va interpretato alla luce delle immagini e delle sensazioni che esso produceva nella mente di un latino: il verbo, come dimostra la sua presenza nei dialoghi della commedia e la sua sostanziale assenza da altri codici letterari, apparteneva al linguaggio popolare e veniva impiegato per evidenziare una condizione di sofferenza, priva tuttavia delle implicazioni che la croce assunse con il cristianesimo (sofferenza simile a quella di Cristo, dolore che redime ecc.).</li>
</ol>
<p>Ecco alcune traduzioni &#8220;firmate&#8221; che costituiscono anche interpretazioni del testo, con cui ogni traduttore si confronta in modo diverso. Apriamo la rassegna con Salvatore Quasimodo che ha reso con la forma impersonale i nessi <em>quare id faciam</em> e <em>fieri sentio</em>:</p>
<blockquote><p>Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile;<br />
non so, ma è proprio così, e mi tormento.</p></blockquote>
<p>Ancora più &#8220;spersonalizzata&#8221; è la traduzione di Vincenzo Guarracino che riduce a soli tre verbi l&#8217;uso della prima persona, ricorrendo per il resto a forme impersonali:</p>
<blockquote><p>Odio e amo. Come questo sia possibile<br />
mi sfugge, ma lo sento ed è uno strazio.</p></blockquote>
<p>In direzione opposta va invece Francesco Della Corte che anzi, con l&#8217;inserzione delle due particelle &#8220;mi&#8221;, accentua la personalizzazione del discorso:</p>
<blockquote><p>Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.<br />
Non so, ma sento che questo mi accade: è la mia croce.</p></blockquote>
<p>Mantiene il tono personale anche Franco Caviglia che risolve l&#8217;interrogativa indiretta in una bruciante domanda, eliminando l&#8217;avverbio <em>fortasse</em>:</p>
<blockquote><p>Io odio e amo. &#8220;Come fai?&#8221; mi chiedi.<br />
Non lo so. Ma lo sento e sono in croce.</p></blockquote>
<p>Verso una decisa amplificazione del testo va invece Guido Mazzoni:</p>
<blockquote><p>Odio e amo - Esser può? - (tu forse dimandi). Lo ignoro;<br />
Ma nel cuor mio lo sento, tanto che peno in croce.</p></blockquote>
<p>Un vero e proprio rifacimento è quello di Guido Ceronetti, che addirittura, nei due versi finali, crea un&#8217;immagine indubbiamente efficace ma assente in Catullo:</p>
<blockquote><p>Odio e amo.<br />
Come sia non so dire.<br />
Ma tu mi vedi qui crocifisso<br />
Al mio odio e al mio amore.</p></blockquote>
<p>Concludiamo con la traduzione di Gian Battista Pighi nella quale colpisce il tentativo di essere puntigliosamente fedele al testo sino a cercare di rendere la maggior intensità del verbo <em>requiro </em>(rispetto al semplice <em>quaero</em>) con l&#8217;espressione, forse un po&#8217; troppo prosastica, &#8220;ti interessa sapere&#8221;:</p>
<blockquote><p>Odio e amo. Perché io faccia così, forse ti interessa sapere.<br />
Non lo so. Ma sento che è così e sono in croce.»</p></blockquote>
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