Catull. 2
Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare adpetenti
et acris solet incitare morsus,
cum desiderio meo nitenti
carum nescioquid lubet iocari
et solaciolum sui doloris,
credo ut tum gravis acquiescat ardor:
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!
Passer carissimo
A Lesbinetta,
Con cui spessissimo
Scherza soletta,
Cui dà ricetto
Nel sen gradito,
E cui avidetto
Dà il piccol dito,
Cui destar suole
Mordace fuoco;
Quando al mio sole
Piace un tal gioco.
(Com’altri crede
Sollievo al core,
Se fiamma cede
Del suo dolore.)
Qual Ella, i’ teco
Scherzar potessi,
Né sentir l’eco
De’ spirti oppressi;
Ciò mi darebbe
Tal gioja, e tanta,
Quanta già n’ebbe
Per fama Atlanta,
Che l’aureo colse
Bel pomo in fretta,
Che il nodo sciolse
di sua Zonetta.(Luigi Maria Rigord [1739-1823], da C. Valerio Catullo tradotto dal padre Luigi M. Rigord della Compagnia di Gesù, Malta, F. Naudi, 1839, p. 2; l’ultima strofa traduce il framm. 2b)
Delizia, o passero, de l’amor mio
Che teco è solita giocare e in seno
Tenerti e al cupido becco la punta
Del dito porgere per aizzarti;
Quando a lei, fulgido mio desiderio,
Piace di prendersi sollazzo alcuno
Che refrigerio le sia del male
(Credo, un po’ quetisi l’ardor suo greve);
Oh anch’io, spassandomi teco, vorrei
Lenir de l’animo le tristi cure!(Guido Mazzoni [1859-1943], da Gaio Valerio Catullo, Poesie tradotte e postillate col testo a fronte da Guido Mazzoni, Zanichelli, Bologna, 1939, p. 3.
Il testo originale presenta anche graficamente una cesura fissa dopo la sesta sillaba dell’endecasillabo: “Delizia o passero / de l’amor mio”, ecc.). Così Mazzoni (op. cit., p. 178) giustifica la scelta ritmica: “Il metro dell’originale è il falecio [...]. Reso seguendo la successione delle arsi e delle tesi (sillabe accentate o non accentate ritmicamente in italiano) [...] sarebbe [...] un nostro endecasillabo che abbia gli accenti sulla terza, sesta, ottava e decima sillaba. Il traduttore, temendo che chi legge potesse esser tratto dall’abitudine dell’orecchio a dar soverchia importanza all’accento sulla sesta, ed a togliere così al verso quel carattere di graziosa agilità che ha nell’originale, ha preferito l’endecasillabo formato di due quinarii, sdrucciolo il primo e piano il secondo; il quale appunto da Catullo ebbe il nome fra noi perché suona come i più de’ falecii letti da chi trascuri gli accenti ritmici e si attenga a quelli grammaticali.”
Passero, gioia de la mia fanciulla,
che suol con te giocare, in sen tenerti
e con la punta del dito aizzare
la tua voglia, i tuoi morsi aspri incitare
quando a lei, luce dell’anima mia,
piace fra dolci trastulli trovare
qualche conforto, credo, a la sua pena,
perché s’acqueti, allor, l’ansia sua greve,
oh, potessi, con te giocando, anch’io
del cuor mio triste allevïar gli affanni!(Luigi Frasca [1911-], da Catullo, Carmi scelti e tradotti col testo a fronte da Luigi Frasca, La Chimera, Vittoria, 1951)
Passero, svago della mia ragazza -
gioca con te, ti tiene sempre in grembo
e quando hai fame ti dà l’unghia e tu
mordicchi provocato - quando lei,
questa mia nostalgia della luce,
cerca il gioco - perché? - un ristoro
da una sua pena (è la mia fede) pace
da un fuoco greve - potessi
giocare insieme a te così, placare
questa torbida angoscia del mio cuore.(Enzo Mandruzzato, da Gaio Valerio Catullo, I canti, Rizzoli, Milano, 1982, p. 75)
Vorrei potere anch’io
Passero amore dell’amor mio
Divertirmi con te come fa lei
E sviare le tristezze del mio cuore!
Il desiderio mio la luce mia
Con te gioca, ti tiene in seno
Ti vuole sulla punta del ditino
Ti eccita a dargli forti beccate
E nell’incanto di questo suo gioco
Calma il dolore, trova frescura
In mezzo al fuoco che la tortura.(Guido Ceronetti [1927-], da Catullo, Le poesie, versioni e una nota di Guido Ceronetti, Einaudi, Torino, 1969, p. 11)
Passero, delizia della mia piccola,
con te giocando, tenendoti in seno,
lei ti porge la punta del dito e tu t’avventi
mentre t’istiga il beccuccio a mordicchiarla,
quando lei, splendido mio desiderio,
tenera inventa qualche allegrezza
che la distolga dal suo star male
- ma credo sia solo voglia.
Con te come lei potessi sciogliere
giocando il groppo amaro che ho nel cuore!(Tiziano Rizzo, da Gaio Valerio Catullo, Le poesie, a cura di Tiziano Rizzo, Newton Compton, Roma, 1983, p. 24)
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