Catull. 101
Multas per gentes et multa per aequora uectus
aduenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis
et mutam nequiquam alloquerer cinerem.
quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum.
heu miser indigne frater adempte mihi,
nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum
tradita sunt tristi munere ad inferias,
accipe fraterno multum manantia fletu,
atque in perpetuum, frater, aue atque uale.
Per tanti mari, e popol disuguale,
Frate, son giunto al mesto funerale;
Di morte a darti alfin l’onor dovuto,
E’ indarno favellar col cener muto.
Giacché a me t’involò l’empio destino,
tolto ahi senza pietà, fratel meschino!
Frattanto ‘l don, che al grato uffizio, e mesto
Giusta l’uso degli avi or io ti presto,
Prendil molle del pianto mio fraterno:
E addio, fratello, addio, ave in eterno.(Luigi Maria Rigord [1739-1823], da C. Valerio Catullo tradotto dal padre Luigi M. Rigord della Compagnia di Gesù, Malta, F. Naudi, 1839, p. 114)
Per molte genti e molti mari ai mesti
Tuoi funeri, o fratel, sono venuto,
A ciò che a te gli ufficj ultimi io presti,
E parli, ah invan, col tuo cenere muto:
Col cener tuo, poi che tu stesso a questi
Occhi fosti rapito, e t’ho perduto,
O misero fratel, che qui cadesti
Nel fior dei tuoi giocondi anni mietuto.
Pur questi doni, che con rito antico
Consecrato dagli avi, o fratel mio,
Spargo sul tuo sepolcro, accogli amico:
Stillan del pianto irrefrenato, ond’io,
Perpetua pace a te pregando dico:
Dolce fratello, eternamente addio.(Mario Rapisardi, da Le poesie di Catullo tradotte da Mario Rapisardi, Napoli, L. Pierro, 1889, p. 136)
Giunsi per popoli molti e per molta distesa di mari:
vedo, fratello, che resta, ecco, una tomba di te!
Renderti sol poss’io quest’ultimo dono di morte,
sol parlare a’ la tua tacita cenere… a che?
Cenere! te, te stesso la mia sventura mi tolse,
misero fratel mio preso né resomi più!
Ora però tu, questi che, quale fu l’uso de’ li avi,
sono dei tumuli i doni ultimi e flebili, tu
prendili, ché grondanti di lagrime tante, fratello,
son di fratello, e per sempre ave, e la pace con te!(Giovanni Pascoli, Alla tomba del fratello, in Traduzioni e riduzioni di Giovanni Pascoli raccolte e riordinate da Maria, Bologna, N. Zanichelli, 1913, p. 121)
Via per genti innumere, via lunge su’ mari portato,
a quest’esequie tristi, o mio fratello, io vengo;
io vengo ad offrirti l’estremo dono di morte
e volgerò i miei detti a un cener muto indarno,
poi che a ‘l mio amore te, te strappò la fortuna,
te con forza crudele, o misero fratello!
Pur or que’ doni che a le tristi esequie ho recati,
per prisca usanza, pur or frattanto prendi;
prendi que’ doni di pianto fraterno stillanti,
ed in eterno addio, o mio fratello, addio!…(Gabriele d’Annunzio, Ai Mani de ‘l fratello, in Di gramatica in retorica. Primo vere, Milano, Istituto nazionale per la edizione di tutte le opere di Gabriele d’Annunzio, 1930, p. 153)
Dopo aver traversato molte terre e tanti mari,
porto queste povere offerte agli dei sotterranei,
e questo estremo dono di morte per te, o fratello,
e a dire vane parole alla tua cenere muta,
perché te, proprio te, la sorte m’ha portato via,
o fratello infelice, tolto a me ingiustamente.
Ma intanto, come sono, accetta queste offerte
bagnate di molto pianto fraterno:
le porto seguendo l’antica usanza degli avi
come dolente dono agli dei sotterranei.
E ti saluto per sempre, o fratello, addio!(Salvatore Quasimodo, da Catulli veronensis carmina tradotti da Salvatore Quasimodo, Milano, Edizioni di Uomo, 1945, p. 137)
Dopo aver traversato tante terre e tanti mari,
eccomi, con queste povere offerte agli dèi sotterranei,
estremo dono di morte per te, fratello,
e a dire vane parole alla tua cenere muta,
perché te, proprio te, la sorte m’ha portato via,
o infelice fratello, strappato a me cosí crudelmente.
Ma ora, cosí come sono, accetta queste offerte
bagnate di molto pianto fraterno:
le porto seguendo l’antica usanza degli avi,
come dolente dono agli dèi sotterranei.
E ti saluto per sempre, fratello, addio!(Salvatore Quasimodo, da Valerio Catullo, Canti, traduzione di Salvatore Quasimodo, Milano, A. Mondadori, 1955, p. 167)
Per genti molte, per molti mari passando,
Arrivo a queste misere esequie tue,
Ch’io ti renda, o fratello, gli estremi doni di morte,
E al cener muto volga parole vane;
Poi che m’ha te divelto, m’ha te divelto la sorte
Spietatamente, misero fratel mio!
Per questi tristi officî che ora a le inferie ti rendo,
Secondo il rito de’ nostri padri antichi,
Vedi che son bagnati di molto pianto fraterno,
E sì l’accogli. Ed ave, vale, fratello mio!(Guido Mazzoni [1859-1943], da Gaio Valerio Catullo, Poesie tradotte e postillate col testo a fronte da Guido Mazzoni, Zanichelli, Bologna, 1939, p. 159)
Ho attraversato popoli e mari
Fratello mio eccomi ora da te
Eseguo questi nudi riti funebri
Perché tu abbia l’offerta dei morti
E alle tue ceneri silenziose
Mormoro qualche inutile parolaProprio te mi ha rapito
La sorte che brutalmente
Mio povero fratello ti ha ucciso
Gli onori ai morti secondo l’uso dei padri
Tristemente ti porto Prendili
Così irrorati di pianto di fratello
Ti dico addio fratello addio in eterno(Guido Ceronetti [1927-], da Catullo, Le poesie, versioni e una nota di Guido Ceronetti, Einaudi, Torino, 1969, p. 297)
Varcando tanti mari, passando per tanti popoli
giungo fratello alla tua tomba amara,
a portarti l’ultimo dono, un’offerta di morte,
a parlare alla tua cenere che non risponde,
perché il destino mi ti ha preso, ha preso proprio te,
mio povero fratello, tu che non meritavi.
E anch’io così, come sempre usarono i padri,
reco le stesse offerte alle tue esequie,
tu accèttale, così grondanti di pianto fraterno;
e addio, fratello amato, addio per sempre.(Enzo Mandruzzato, da Gaio Valerio Catullo, I canti, Rizzoli, Milano, 1982, p. 401)
Traverso tanti mari e tante contrade
vengo alle tue povere, fratello, esequie,
ti porto l’estremo omaggio dei morti,
inutilmente parlo al tuo silenzio,
te che il destino inesorabilmente ha carpito,
povero fratello, iniquamente a me strappato!
Ma queste esequie che i padri ci tramandano
triste omaggio ai poveri morti,
accettale, sono bagnate di pianto,
e per sempre, fratello, addio, addio.(Tiziano Rizzo, da Gaio Valerio Catullo, Le poesie, a cura di Tiziano Rizzo, Newton Compton, Roma, 1983, p. 155)
* * *
Questa scheda trae origine e ispirazione dal certosino lavoro di Chaim (vedi i seguenti post: 1 2 3).
mario malfettani:
Molte genti e molte distese di mare ho vedute
prima di giungere infine alle tue misere esequie
e tributarti, fratello, l’ estremo omaggio di morte,
qui rivolgendomi, invano, alle tue ceneri mute,
ora che proprio te, fratello misero mio,
m’ ha strappato il destino, indegnamente, così.
Questa funebre offerta ricevi intanto; secondo
l’ uso antico degli avi, ecco, la dedico a te:
triste omaggio, di pianto fraterno intriso; poi questo
l’ ultimo addio, fratello, ora e per sempre sarà.
(Mario Malfettani; elegia ritmica alla tedesca)
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