Analisi contrastiva di traduzioni
Da queste parti trovano ricetto alcune robette da usare per la cosiddetta “analisi contrastiva delle traduzioni”.
Già qualche manuale o “libro di versioni” inizia ad accostarsi a questo metodo di riflessione sulla lingua: vedi per esempio Lintres e Hellenikòn Phrònema, entrambi Loescher ed entrambi di Franco Montanari, Andrea Barabino, Nicoletta Marini.
Come lavorarci?
Si prendono delle traduzioni d’autore e le si mettono a confronto: scelte lessicali, resa delle figure retoriche, sintassi e scelta dei tempi verbali, aggiunte e omissioni. Se ne ricava una riflessione anzitutto sulle distinte strategie traduttive, poi sulle lingue di partenza e d’arrivo, infine sui modelli culturali di riferimento.
Per ora:
- Sapph. D. 2 L.-P. 31
- Catull. 2
- Catull. 5
- Catull. 85
- Catull. 101
- Verg. Aen. I 1-11
- Hor. Carm. I 11
- Petr. Sat. 41, 10 - 42, 7 (i discorsi di Dama e Seleuco)
Potranno servire anche le “Note di traduzione”, “metariflessioni poste dai traduttori a introduzione, giustificazione, commento del proprio operato”.
Le singole pagine sono oggetto di rifinitura e di progressiva aggiunta (prometto: metterò anche le citazioni bibliografiche corrette).
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Rudy Negenborn cura a tempo perso un’antologia multilingue di traduzioni catulliane (non tutte della medesima qualità).
Qualche appunto sull’argomento in Miroslava Sladkova, L’analisi contrastiva: un primo passo per una buona traduzione, abstract della comunicazione al XII Congresso Internazionale “Tradurre e comprendere. Pluralità dei linguaggi e delle culture”, Piano di Sorrento (NA) 2005.
In assenza d’altro, qualche nota di metodo nel programma del seminario di “Traduzioni ed istituzioni letterarie” tenuto da Franco Nasi all’Università di Modena e Reggio Emilia.
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[dal post Ancora sulla traduzione contrastiva]
Trovo poi in Antonia Piva, Didattica dei generi letterari: la poesia, Modulo 8 del master in Didattica della lingua latina, ScuolaIaD - Università di Roma Tor Vergata, s.d., pp. 33 ss., un capitoletto intitolato “Un’utile strategia: la traduzione contrastiva”, da cui stralcio:
Per sviluppare le competenze di traduzione intesa come comprensione, selezione, gusto, una grande efficacia didattica viene dalla cosiddetta traduzione contrastiva.
Questo metodo, particolarmente utile nel triennio, è assai remunerativo nella fruizione del testo poetico, proprio mediante l’attività di traduzione.
Con la traduzione contrastiva, si abbassa il timore da prestazione e si elevano le capacità esegetiche degli studenti, in una sorta di emulazione coi “traduttori professionisti”. Solo apparentemente più facile delle consuete prove di traduzione – l’allievo pensa sia impossibile sbagliare –, essa serve a fondere educazione linguistica ed educazione letteraria, elevando progressivamente le competenze degli allievi. Infatti, lungi dall’abbassare le capacità di traduzione “tradizionale” le aumenta, poiché lo studente interiorizza le problematiche della traduzione. È dunque una strategia eminentemente metacognitiva; può essere utilizzata anche per rilanciare la motivazione.
Va impostata con laboratori in classe, anche di gruppo; solo in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e le finalità, si daranno lavori domestici e, da ultimo, verifiche in classe.
- Si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, anche di epoche diverse, anche con proposte straniere.
- Si legge il testo latino e le traduzioni offerte, con una prima lettura complessiva
- Si segmenta il testo latino, raffrontando le diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le loro proposte
- Si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, dei punti in cui le diverse traduzioni si mostrano più adeguate
- Da questa falsariga, si arriva a una traduzione autonoma
- È possibile accompagnare la traduzione con un commento che chiarisca e giustifichi le proprie soluzioni e dia una valutazione sul grado di adeguatezza e personalizzazione delle “traduzioni ufficiali”.
- È possibile offrire allo studente delle domande-guida per sviluppare la scheda di cui al punto 6.
La Piva usa come esempio proprio Hor. Carm. I 11, di cui propone diverse traduzioni (un’altra ventina, a partire dal 1675, in Giovanni Sega, Tradurre la poesia, modulo 13 del medesimo master, pp. 8 ss.; ma i due ci avevano già lavorato, e traggono i materiali da A. Piva, G. Sega, O. Di Bucci Felicetti, Est modus, II, Firenze, La Nuova Italia, 2002).
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Il citato Giovanni Sega, Tradurre la poesia, dedica le pp. 8-34 all’analisi contrastiva di Hor. Carm. I 11, le pp. 35-48 a Catull. 5 (Vivamus mea Lesbia atque amemus). Una miniera.
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Avendo io osato scrivere su ICCl
chissà che non si riesca a formalizzare una “didattica della traduzione contrastiva”
Massimo Manca obietta:
Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica piuttosto diffusa
Così controllo: e bastava guardare sullo scaffale.
Non ne parla Andrea Balbo, Insegnare latino. Sentieri di ricerca per una didattica ragionevole, UTET, Torino, 2007; qualche pagina vi dedica Nicola Flocchini, Insegnare latino, La Nuova Italia, Scandicci, 1999, pp. 204-206, e nota che “una descrizione dettagliata di questa tecnica con opportune esemplificazioni su testi in prosa e in poesia [è] in N. Flocchini, Possibilità di un uso didattico della traduzione, “Aufidus”, 33 (1998), pp. 75-105″.
Pur avendolo sott’occhio da un paio d’anni, non mi ero reso conto che Antonia Piva, Il sistema latino. Ricerca didattica e formazione degli insegnanti, Armando, Roma, 2004, pp. 317-326, era l’ovvia fonte delle “dispense” che citavo.
E qui c’è materiale a sufficienza per una “procedura standard” (personalizzabile quanto si vuole):
La metodologia contrastiva va impostata con laboratori di traduzione in classe; in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e condivise le finalità, si possono assegnare lavori domestici e, da ultimo, prove in classe strutturate in questo modo. Ecco i diversi passaggi:
- si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, possibilmente di epoche diverse, anche con proposte straniere;
- lo studente - o il gruppo di studenti - legge il testo latino e le traduzioni offerte, con un primo esame complessivo;
- si segmentano testo latino e traduzioni, confrontando con puntualità la resa delle diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le singole lezioni;
- si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, delle rese di volta in volta ritenute più adeguate;
- abbandonata questa falsariga di servizio, lo studente propone la propria traduzione autonoma, omogeneizzando gli eventuali prestiti e personalizzando l’insieme;
- è possibile accompagnare la traduzione con un commento - libero o su scaletta semistrutturata - per chiarire e giustificare la scelta di traduzione e per valutare il grado di adeguatezza e personalizzazione delle traduzioni ufficiali.
(pp. 317-318)
Segue un’interessante riflessione sulla scientificità e l’efficacia del metodo, e sulle possibili ricadute didattiche (pp. 318-319).
Molto interessanti sono anche le riflessioni sulla traduzione del testo poetico (”è proprio il linguaggio deautomatizzato della poesia e il suo elevato grado di connotatività a determinare un numero continuo di variazioni di resa”), con una proposta di “stratigrafia del testo poetico” e suggerimenti di traduzione fonemica, letterale, metrica, in prosa, in rima, in versi sciolti, interpretativa (à la Ceronetti, per intenderci).
La Piva propone un orizzonte epistemologico, considerando che
la traduzione contrastiva è (…) figlia del modello gnoseologico ermeneutico, che fa dell’interpretazione il cardine dell’approccio al testo. Non viene fornita infatti ‘la’ traduzione - quella sola, quell’unica giusta alla quale i docenti sembrano tanto affezionati - ma ‘le’ traduzioni o, meglio, alcune possibili interpretazioni. In tal modo, si avvezza l’adolescente alla consapevolezza del carattere comunque parziale e relativo di ogni interpretazione, anche la propria, e di come la ricerca dell’oggettività sia, di per sé, un concetto plurale.
(p. 320)
E non manca un po’ di bibliografia:
- S. Japoce - E. Staraz, La traduzione contrastiva. Teoria e prassi, con saggio introduttivo di A. Portolano, CEDAM, Padova, 1995 (citato anche da Flocchini).
- A. Lefevere, Translating Poetry: Seven Strategies and a Blueprint, Van Gorcum, Assen-Amsterdam, 1975.


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