Analisi contrastiva di traduzioni

Da queste parti trovano ricetto alcune robette da usare per la cosiddetta “analisi contrastiva delle traduzioni”.

Già qualche manuale o “libro di versioni” inizia ad accostarsi a questo metodo di riflessione sulla lingua: vedi per esempio Lintres e Hellenikòn Phrònema, entrambi Loescher ed entrambi di Franco Montanari, Andrea Barabino, Nicoletta Marini.

Come lavorarci?

Si prendono delle traduzioni d’autore e le si mettono a confronto: scelte lessicali, resa delle figure retoriche, sintassi e scelta dei tempi verbali, aggiunte e omissioni. Se ne ricava una riflessione anzitutto sulle distinte strategie traduttive, poi sulle lingue di partenza e d’arrivo, infine sui modelli culturali di riferimento.

Per ora:

Potranno servire anche le “Note di traduzione”, “metariflessioni poste dai traduttori a introduzione, giustificazione, commento del proprio operato”.

Le singole pagine sono oggetto di rifinitura e di progressiva aggiunta (prometto: metterò anche le citazioni bibliografiche corrette).

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Rudy Negenborn cura a tempo perso un’antologia multilingue di traduzioni catulliane (non tutte della medesima qualità).

Qualche appunto sull’argomento in Miroslava Sladkova, L’analisi contrastiva: un primo passo per una buona traduzione, abstract della comunicazione al XII Congresso Internazionale “Tradurre e comprendere. Pluralità dei linguaggi e delle culture”, Piano di Sorrento (NA) 2005.

In assenza d’altro, qualche nota di metodo nel programma del seminario di “Traduzioni ed istituzioni letterarie” tenuto da Franco Nasi all’Università di Modena e Reggio Emilia.

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[dal post Ancora sulla traduzione contrastiva]

Trovo poi in Antonia Piva, Didattica dei generi letterari: la poesia, Modulo 8 del master in Didattica della lingua latina, ScuolaIaD - Università di Roma Tor Vergata, s.d., pp. 33 ss., un capitoletto intitolato “Un’utile strategia: la traduzione contrastiva”, da cui stralcio:

Per sviluppare le competenze di traduzione intesa come comprensione, selezione, gusto, una grande efficacia didattica viene dalla cosiddetta traduzione contrastiva.
Questo metodo, particolarmente utile nel triennio, è assai remunerativo nella fruizione del testo poetico, proprio mediante l’attività di traduzione.
Con la traduzione contrastiva, si abbassa il timore da prestazione e si elevano le capacità esegetiche degli studenti, in una sorta di emulazione coi “traduttori professionisti”. Solo apparentemente più facile delle consuete prove di traduzione – l’allievo pensa sia impossibile sbagliare –, essa serve a fondere educazione linguistica ed educazione letteraria, elevando progressivamente le competenze degli allievi. Infatti, lungi dall’abbassare le capacità di traduzione “tradizionale” le aumenta, poiché lo studente interiorizza le problematiche della traduzione. È dunque una strategia eminentemente metacognitiva; può essere utilizzata anche per rilanciare la motivazione.
Va impostata con laboratori in classe, anche di gruppo; solo in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e le finalità, si daranno lavori domestici e, da ultimo, verifiche in classe.

  1. Si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, anche di epoche diverse, anche con proposte straniere.
  2. Si legge il testo latino e le traduzioni offerte, con una prima lettura complessiva
  3. Si segmenta il testo latino, raffrontando le diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le loro proposte
  4. Si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, dei punti in cui le diverse traduzioni si mostrano più adeguate
  5. Da questa falsariga, si arriva a una traduzione autonoma
  6. È possibile accompagnare la traduzione con un commento che chiarisca e giustifichi le proprie soluzioni e dia una valutazione sul grado di adeguatezza e personalizzazione delle “traduzioni ufficiali”.
  7. È possibile offrire allo studente delle domande-guida per sviluppare la scheda di cui al punto 6.

La Piva usa come esempio proprio Hor. Carm. I 11, di cui propone diverse traduzioni (un’altra ventina, a partire dal 1675, in Giovanni Sega, Tradurre la poesia, modulo 13 del medesimo master, pp. 8 ss.; ma i due ci avevano già lavorato, e traggono i materiali da A. Piva, G. Sega, O. Di Bucci Felicetti, Est modus, II, Firenze, La Nuova Italia, 2002).

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Il citato Giovanni Sega, Tradurre la poesia, dedica le pp. 8-34 all’analisi contrastiva di Hor. Carm. I 11, le pp. 35-48 a Catull. 5 (Vivamus mea Lesbia atque amemus). Una miniera.

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Avendo io osato scrivere su ICCl

chissà che non si riesca a formalizzare una “didattica della traduzione contrastiva”

Massimo Manca obietta:

Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica piuttosto diffusa

Così controllo: e bastava guardare sullo scaffale.

Non ne parla Andrea Balbo, Insegnare latino. Sentieri di ricerca per una didattica ragionevole, UTET, Torino, 2007; qualche pagina vi dedica Nicola Flocchini, Insegnare latino, La Nuova Italia, Scandicci, 1999, pp. 204-206, e nota che “una descrizione dettagliata di questa tecnica con opportune esemplificazioni su testi in prosa e in poesia [è] in N. Flocchini, Possibilità di un uso didattico della traduzione, “Aufidus”, 33 (1998), pp. 75-105″.

Pur avendolo sott’occhio da un paio d’anni, non mi ero reso conto che Antonia Piva, Il sistema latino. Ricerca didattica e formazione degli insegnanti, Armando, Roma, 2004, pp. 317-326, era l’ovvia fonte delle “dispense” che citavo.

E qui c’è materiale a sufficienza per una “procedura standard” (personalizzabile quanto si vuole):

La metodologia contrastiva va impostata con laboratori di traduzione in classe; in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e condivise le finalità, si possono assegnare lavori domestici e, da ultimo, prove in classe strutturate in questo modo. Ecco i diversi passaggi:

  • si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, possibilmente di epoche diverse, anche con proposte straniere;
  • lo studente - o il gruppo di studenti - legge il testo latino e le traduzioni offerte, con un primo esame complessivo;
  • si segmentano testo latino e traduzioni, confrontando con puntualità la resa delle diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le singole lezioni;
  • si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, delle rese di volta in volta ritenute più adeguate;
  • abbandonata questa falsariga di servizio, lo studente propone la propria traduzione autonoma, omogeneizzando gli eventuali prestiti e personalizzando l’insieme;
  • è possibile accompagnare la traduzione con un commento - libero o su scaletta semistrutturata - per chiarire e giustificare la scelta di traduzione e per valutare il grado di adeguatezza e personalizzazione delle traduzioni ufficiali.

(pp. 317-318)

Segue un’interessante riflessione sulla scientificità e l’efficacia del metodo, e sulle possibili ricadute didattiche (pp. 318-319).

Molto interessanti sono anche le riflessioni sulla traduzione del testo poetico (”è proprio il linguaggio deautomatizzato della poesia e il suo elevato grado di connotatività a determinare un numero continuo di variazioni di resa”), con una proposta di “stratigrafia del testo poetico” e suggerimenti di traduzione fonemica, letterale, metrica, in prosa, in rima, in versi sciolti, interpretativa (à la Ceronetti, per intenderci).

La Piva propone un orizzonte epistemologico, considerando che

la traduzione contrastiva è (…) figlia del modello gnoseologico ermeneutico, che fa dell’interpretazione il cardine dell’approccio al testo. Non viene fornita infatti ‘la’ traduzione - quella sola, quell’unica giusta alla quale i docenti sembrano tanto affezionati - ma ‘le’ traduzioni o, meglio, alcune possibili interpretazioni. In tal modo, si avvezza l’adolescente alla consapevolezza del carattere comunque parziale e relativo di ogni interpretazione, anche la propria, e di come la ricerca dell’oggettività sia, di per sé, un concetto plurale.

(p. 320)

E non manca un po’ di bibliografia:

  • S. Japoce - E. Staraz, La traduzione contrastiva. Teoria e prassi, con saggio introduttivo di A. Portolano, CEDAM, Padova, 1995 (citato anche da Flocchini).
  • A. Lefevere, Translating Poetry: Seven Strategies and a Blueprint, Van Gorcum, Assen-Amsterdam, 1975.


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