Scaglia la mela


Raccolgo un suggerimento di Gabriel Laguna che, sul suo blog Tradición Clásica, accosta un video trovato su YouTube (è Mould, di Alasdair Fitz-Desorgher) a due epigrammi dell’Antologia Palatina.

“Scagliare la mela” (τῷ μήλῳ βάλλειν τινα, petere malis quandam) equivale a “dichiarare il proprio amore a una donna”. E poiché nel convenzionale invito ad amare si presentano spesso intrecciati il τπος della caducità della bellezza, quello del carpe diem e confronti analogici con il mondo naturale (specialmente vegetale), non devono stupire questi due casi in cui è la mela a divenire simbolo dell’effimero:

Τῷ μήλῳ βάλλω σε· σὺ δ’ εἰ μὲν ἑκοῦσα φιλεῖς με,
δεξαμένη τῆς σῆς παρθενίης μετάδος.
εἰ δ’ ἄρ’, ὃ μὴ γίγνοιτο, νοεῖς, τοῦτ’ αὐτὸ λαβοῦσα
σκέψαι τὴν ὥρην ὡς ὀλιγοχρόνιος.

Ecco, una mela ti scaglio: se tu mi ricambi l’amore,
prendila, e dammi il tuo vergine frutto.
Se, Dio non voglia, rifiuti, del pari raccoglila, e pensa
com’è precario il frutto di beltà.

Μῆλον ἐγώ· βάλλει με φιλῶν σέ τις. ἀλλ’ ἐπίνευσον,
Ξανθίππη· κἀγὼ καὶ σὺ μαραινόμεθα.

Sono una mela: mi scaglia taluno che t’ama. Santippe,
digli di sì: sfiorisci, come me.

(Platone [?], A.G. V 79-80, traduzioni di Filippo Maria Pontani da Antologia Palatina, vol. I, Einaudi, Torino, 1978, p. 161)

Per una più ampia indagine sul confronto topico tra “tempi dell’uomo e tempi della natura”, buon punto di partenza sarà uno dei microsaggi in forma di percorso didattico presenti su Mediaclassica:Tempi dell’uomo e tempi della natura: nascita ed evoluzione di un motivo (anonimo, ma ispirato da Marco Fantuzzi, Caducità dell’uomo ed eternità della natura: variazioni di un motivo letterario, QUCC, n.s. 26, n. 2 [1987]).

Su questa scia, nel prossimo post seguiremo il ben più intricato ramificarsi del τπος della rosa.

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