Metasonetti
Chaim mi dà il la trascrivendo con puntigliosità - compresi i… quattro puntini - questo “curioso sonetto” di Ferdinando Fontana (introvabile: non è tra le Poesie e novelle in versi, Milano 1877, di Liberliber):
Il sonetto
Di nostra vita immagine è il sonetto:
Tutto sorride a noi nell’età prima
E, anch’ei, nei primi quattro versi, ha rima
E pensiero e armonia tutti di getto.Ma nei secondi quattro, aimè, il concetto
Par che un incúbo faticoso opprima;
Sicchè convien dar mano a pialla e a lima
Per cavar fuori un uom da un giovinetto.Nè la virilità della terzina,
Che segue tosto, ha miglior sorte ancora;
Anzi più scabra contro a noi si ostina.Pur, se si vince, se si afferra allora
Dei vecchi dì la punta peregrina,
Fatto è il sonetto…. e giunta è l’ultim’ora!(da Ferdinando Fontana, Poesie vecchie e nuove, 1876-1891, Milano, presso l’autore, 1892, p. 59)
È un interessante (no, bello no) esempio di “metasonetto”: un sottogenere tutto da esplorare, che inizia almeno dal fiorentino Pieraccio di Maffeo Tedaldi (XIV sec.):
Qualunque vôl saper fare un sonetto
E non fosse di ciò ben avvisato,
Se vuole esser di questo ammestrato,
Apra gli orecchi suoi all’intelletto.Aver vôl quattro piè l’esser diretto,
E con due mute essere ordinato,
Ed in parti quattordici appuntato,
E di buona rettorica corretto.Undici silbe vuole ciascun punto;
E le rime perfette vuole avere;
E con gentil vocabili congiunto;Dir bene alla proposta sua dovere;
E se chi dice sarà d’amor punto,
Dirà più efficace il suo parere.(in assenza di meglio, da Rime di C. da Pistoia e d’altri del sec. XIV, con una prefazione di Giosuè Carducci, Istituto Editoriale Italiano, Milano, s.d., p. 181; ma vedine la trascrizione non modernizzata in Comentarj del canonico Gio. Mario Crescimbeni custode d’Arcadia, intorno alla sua Istoria della Volgar Poesia, vol. II, p. II, in Venezia, presso Lorenzo Basegio, MDCCXX, p. 126)
Theodor W. Elwert nella sua Versificazione italiana dalle origini ai giorni nostri (1976) citava Pieraccio insieme ad altri metasonettisti; ma ora non me lo ritrovo. Salto dunque a Carducci, che aveva ben presente la “ricetta per fabbricar sonetti” di Pieraccio nel comporre questi due metasonetti di taglio storico-letterario:
Al sonetto
Breve e amplissimo carme, o lievemente
Co ’l pensier volto a mondi altri migliori
L’Alighier ti profili o te co’ fiori
Colga il Petrarca lungo un rio corrente;Te pur vestia de gli epici splendori
Prigion Torquato, e in aspre note e lente
Ti scolpìa quella man che sí potente
Pugnò co’ marmi a trarne vita fuori:A l’Eschil poi, che su l’Avon rinacque,
Tu, peregrin con l’arte a strania arena,
Fosti d’arcan dolori arcan richiamo;L’anglo e ’l lusiade Maro in te si piacque:
Ma Bavio che i gran versi urlando sfrena,
Bavio t’odia, o sonetto; ond’io piú t’amo.Bologna, 29 Decembre 1865.
Il sonetto
Dante il mover gli diè del cherubino
E d’aere azzurro e d’òr lo circonfuse:
Petrarca il pianto del suo cor, divino
Rio che pe’ versi mormora, gl’infuse.La mantuana ambrosia e ‘l venosino
Miel gl’impetrò da le tiburti muse
Torquato; e come strale adamantino
Contra i servi e’ tiranni Alfier lo schiuse.La nota Ugo gli diè de’ rusignoli
Sotto i ionii cipressi, e de l’acanto
Cinsel fiorito a’ suoi materni soli.Sesto io no, ma postremo, estasi e pianto
E profumo, ira ed arte, a’ miei dì soli
Memore innovo ed a i sepolcri canto.[1870?]
(da Giosuè Carducci, Rime nuove [1887], in Giambi e Epodi e Rime Nuove, Edizione Nazionale delle Opere, Zanichelli, Bologna, 1942)
Ecco invece, sempre grazie all’acribia di Chaim, un metasonetto dannunziano:
Il sonetto d’oro
[Donando un cuscino]Otto e sei verghe d’oro, o Musa, io batto
su l’incude con fervido martello
ed ognuna di lor piego ad anello
e pongo su ’l cuscino di scarlatto.Poi, con più grave pazienza, in atto
d’un mastro orafo antico su un gioiello
regale, ognuna a punta di cesello
(m’è Benvenuto nel pensiero!) io tratto.Le gemmee rime sprizzano barbagli
d’iride, chiuse nei castoni d’oro,
su ’l nobil drappo ov’è trapunto il Gallo.Impetuosamente io su i fermagli
de l’ultima terzina ancor lavoro;
e mi stride ne l’impeto il metallo.(da Gabriele d’Annunzio, Intermezzo di rime, Roma, A. Sommaruga, 1884; trascritto da Versi d’amore e di gloria, vol. I, Milano, A. Mondadori, 1950, p. 245)
* * *
Nell’immagine: Antonio Cagnoni (1828-1896), Caricatura di Ferdinando Fontana, da Natale Gallini, “Incontro con Ferdinando Fontana”, in La Martinella di Milano, IX, fasc. XI-XII, novembre-dicembre 1955.

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