Trovare Dio

Unser Zeitalter ist das eigentliche Zeitalter der Kritik, der sich alles unterwerfen muß. Religion durch ihre Heiligkeit und Gesetzgebung durch ihre Majestät wollen sich gemeiniglich derselben entziehen. Aber alsdann erregen sie gerechten Verdacht wider sich und können auf unverstellte Achtung nicht Anspruch machen, die die Vernunft nur demjenigen bewilligt, was ihre freie und öffentliche Prüfung hat aushalten können.

Il nostro tempo è proprio il tempo della critica, cui tutto deve sottostare. Vi si vogliono comunemente sottrarre la religione per la santità sua, e la legislazione per la sua maestà: ma così esse lasciano adito a giusti sospetti, e non possono pretendere quella non simulata stima, che la ragione concede solo a ciò che ha saputo resistere al suo libero e pubblico esame.

(Immanuel Kant, Kritik der reinen Vernunft [1781])

In Germania è scampato (di poco) alla censura, in Italia non se n’è accorto (ancora) nessuno. Ma è uscito, grazie ai tipi di Asterios, Michael Schmidt-Salomon - Helge Nyncke, “Mi scusi, per trovare Dio?”, domandò il piccolo maialino. Un libro per tutti quelli che non se la bevono (Wo bitte geht’s zu Gott? fragte das kleine Ferkel. Ein Buch für alle, die sich nichts vormachen lassen).

Non un capolavoro, ma senz’altro una novità nell’editoria per l’infanzia - fa un certo effetto vederlo sugli scaffali. È la storia di un maialino e di un porcospino che, dopo aver visto un manifesto con la scritta “A chi non conosce Dio manca qualcosa!” decidono di mettersi in cammino alla ricerca di Dio. Dopo aver incontrato un rabbino, un vescovo e un muftì - nelle rispettive “case di Dio” - i due animaletti si troveranno rinforzati in un sano, illuministico scetticismo, che li porterà a correggere il manifesto iniziale in “A chi non conosce Dio manca qualcosa!”.

Sul suo sito personale Michael Schmidt-Salomon pubblica anche dei Materialien zur Verteidigung des kleinen Ferkels. In effetti qualche chiarimento serve. Alla domanda “Sind Sie ein Religionshasser?” (”lei è uno che odia le religioni?”) Schmidt-Salomon risponde:

No. Questo sentimento mi è totalmente estraneo. Io non “odio” le religioni. Anzi le considero, come ho scritto nella postfazione della seconda edizione del mio “Manifest des evolutionären Humanismus” (Alibri, 2006), un tesoro culturale dell’umanità che comprende sia ciò che è legato alla ragione, l’umano, sia ciò che non lo è, l’inumano. Il grande compito dell’Illuminismo consiste nel dividere l’uno dall’altro. E sono convinto che questo sia possibile solo se i critici esprimono “dal di fuori” la propria posizione il più chiaramente possibile. Questo, infatti, crea gli spazi necessari per i processi di riforma all’interno delle religioni stesse. Dice Pointiert: “Senza Marx, Nietzsche, Freud, Russell non ci sarebbero i vari Schweitzer, Küng, Drewermann e neanche Dorothee Sölle.” Quello che è tragico nell’Islam, ad esempio, è che questa “critica dal di fuori” fino ad ora non si è data in misura sufficiente. Per cui i sostenitori dell’Islam europeo si battono, al momento, per una causa persa.

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