Una cartolina da Tuvixeddu

Dibattuto tra la definizione del “percorso epigrafico-funerario” e le capatine tra le tombe romane di Tuvixeddu, incappo nella nutrita serie di interventi di SeuDeu. Salviamo il salvabile, con replica anche nel blog dedicato, Tuvixeddu & dintorni.
Faccio un po’ fatica a leggere bianco su nero, ma in realtà il polemico Anonimo (facilmente identificabile in G.G.) la mette giù nero su bianco. La sua posizione “pro Cualbu” può dare fastidio, può essere strumentalizzabile, ma di sicuro non è preconcetta (la dice tutta il motto “Diffido di chi ha sempre una verità in tasca”). Non ha torto, per esempio, ad affermare che
la realtà di Tuvixeddu è un’altra: è stato un ring dove si è svolto uno scontro tra poteri e dove la sacralità del luogo e le sue sopravvissute vestigia non interessavano a nessuno. Erano soltanto un paravento.
E in ogni caso SeuDeu fa un ottimo lavoro di informazione e controinformazione.
Gli rubo la foto qui sopra (dall’articolo Tuvixeddu: da dove escono i documenti). E se qualcosa posso lamentare, è proprio la mancata pubblicazione di quel ricco apparato di documenti e immagini che l’Anonimo ha sicuramente tra le mani.
Cito - con tagli brutali - Giorgio Todde:
L’8 ottobre del 1942 un aereo americano vola su Cagliari. Volano di continuo. Fanno mappe fotografiche della città, tutta divisa in settori. Il Poetto e le sue linee di battigia, il rione di Castello, la Marina, il porto e le ferrovie. La mappa serve da preparazione ai bombardamenti sanguinosi del ‘43.
L’8 ottobre la foto aerea di Tuvixeddu e Tuvumannu, i due colli che allora erano appena sfiorati dal borgo di Cagliari e dalla ferrovia che li costeggiava. A febbraio i primi bombardamenti, poi gli altri, sino a maggio. Mille morti in una città piccola e di colpo, brutalmente, entriamo nella storia moderna che, intanto, era avvenuta da altre parti.
Nella foto dell’8 ottobre, una bella mattinata senza nubi, forse un giorno di maestrale che rende tutto nitido e netto, dall’aereo fotografano i due colli. Chi è a bordo dell’aereo non sa di sorvolare un luogo sacro dove per secoli sono stati sepolti nella roccia fenici, punici, romani. Non immaginano che c’è addirittura chi abita quelle cavità. [...]
Tuvixeddu non subì bombardamenti ma l’immensa necropoli fu distrutta dopo, in tempo di pace, perché divenne la cava che forniva il materiale per la ricostruzione di Cagliari che si ricostruiva e diventava più grande perché dal contado arrivavano in città. La pietra del colle e la spiaggia del Poetto. L’economia, come accade sempre dopo i conflitti, riprendeva fiato proprio dalla ricostruzione. Così il canyon, le gallerie, il grande catino della sommità alterarono Tuvixeddu. Tuvumannu, composto da tanti piccoli colli scoscesi, viene raso dalle imprese che ne ricavano pietra da costruzione e smarrisce perfino i connotati di un colle. Siamo negli anni quaranta e cinquanta.
Eppure si sapeva che quel patrimonio archeologico era immenso e irripetibile. [...]
Quella fotografia militare resta l’unico documento di come sarebbe potuto essere e di come una città civile avrebbe potuto conservare uno dei siti più affascinanti di tutto il Mediterraneo. Bisognerebbe riprodurla, divulgarla quella fotografia dell’8 ottobre del ‘42.(Giorgio Todde, Tuvixeddu, in AA.VV., Cagliari città leggibile. La città raccontata dagli scrittori, “MieleAmaro”, 1, 2008, pp. 40-41)
Pochi hanno avuto la fortuna di salire sul colle. Io ne ho un ricordo appena vago - era il 1989, quando Gianni Tore teneva lezione di Archeologia fenicio-punica pericolosamente arrampicato tra i pozzi. E persino chi abita alle pendici di Tuvixeddu non ha idea precisa del patrimonio archeologico che lo sovrasta. Se potesse vederlo (almeno in fotografia), se fosse messo in condizione di capirlo e interpretarlo, forse potrebbe farsene un’idea autonoma.
Ecco, io lamento anzitutto la mancanza di adeguata informazione archeologica e storica, a livello sia “scientifico” sia divulgativo. O forse mi è sfuggito qualcosa? Bastano le schede di Sardegna Cultura? Per la Tomba dell’Ureo bastano le foto striminzite che circolano sul web? Basta la dotta bibliografia specialistica? Ed è davvero dotta? E cosa c’è di accessibile a tutti? Ma se persino la Colavitti e Tronchetti, nella Guida archeologica di Cagliari (2003), incorrono in “errorini” come quello che ho segnalato a proposito della Grotta della Vipera…
Non si può visitare la tomba di Rubellio? Le altre tombe romane sono inaccessibili? Non si può ascendere al colle? Bene. Basterebbe che chiunque (Comune, Regione, Soprintendenza, associazioni varie) munisse viale Sant’Avendrace (magari vicino alla Grotta della Vipera) di poster con materiale informativo adeguato (per “adeguato” intendo scientificamente ineccepibile, esauriente, chiaro e comprensibile anche a un bambino, accompagnato da planimetrie, sezioni, ricostruzioni, fotografie, e disponibile anche su carta e online). Ora come ora, neanche la Grotta della Vipera è munita di “materiale informativo adeguato”…
Tutto questo viene ancor prima della valorizzazione del patrimonio archeologico (e qui il discorso, museale e monumentale, ci porterebbe lontano).
Ecco, quella fotografia dell’8 ottobre del ‘42 io la pubblicherei molto volentieri. Se solo riuscissi a rintracciarla.
Catalepton:
SeuDeu mi concede l’onore di una replica (lì la discussione prosegue). E sintetizza:
23 Luglio 2008, 19.35