Oware

Lui dice “mi ero quasi dimenticato di averle scritte”; e forse queste sono qui per imprevedibili armonici, consonanze, risonanze. Ma sono qui:
“Allucinami di gioia” ha detto
con la sua tazza di caffè tra le mani
ed una brutta maglia di cotone
“i tuoi occhi sono fari abbaglianti
e io ci sono davanti”
cantava la radio il barista faceva “yeah”
io mi sono alzato ho aperto la porta del bagno ho vomitato
e ho detto “andiamo, andiamo cazzo”
ed ho pagato e siamo usciti e fuori
c’era un cieco che mi ha chiesto i soldi
io gli ho messo le mani sugli occhi
lui è guarito e m’ha guardato bene
ed è scoppiato a ridere, ’sto stronzo.
Le ho detto “guardati, sei una vecchia bacucca”
lei ha pianto mentre fuori il limone fioriva
ha pianto accanto alla macchina da cucire
io ho pensato “vecchia bacucca con macchina da cucire
è un buon nome da dare a un quadro”
io non sono cattivo non è vero
ma c’era quell’odore orribile di brodo
come negli ultimi vent’anni
che non capisco da dov’è che veniva
sembrava uscire dai muri maledizione
ma so per certo che prima di conoscerla
non c’era quell’odore, se non in ospedale voglio dire
insomma lei e quell’odore erano una cosa sola
ed io non respiravo ed il limone nel giardino
fioriva inutilmente, un gran peccato
contro la vita la natura l’essere
contro Dio santo e tutto quanto il resto
ed allora le ho detto “vaffanculo”
e lei ha preso le sue cose la sua storia
e se n’è andata a sfiorire altrove
contenta di poter vantare ancora
una nuova ferita, un nuovo affronto
di quella cosa che chiamano vita.
Catalepton:
Ora in Antonio Vigilante, Rima Rerum, Edizioni del Rosone, Foggia, 2008, pagine 55 e 57.
24 Luglio 2008, 20.17