Otto milioni di europei

Un'innocente provocazione (da sucardrom.blogspot.com)

Con il solo scopo di iniziare a raccogliere documenti “didatticamente utili”, riporto quest’articolo di Jean-Pierre Liégeois:

Otto milioni di europei
I Rom sono la minoranza più importante d’Europa: circa otto milioni di persone, molto più dei cittadini di parecchi Stati. Ma non hanno consolati, ambasciate, governi di riferimento. Non è una questione teorica: se uno Stato sviluppa una politica, per esempio scolastica, a beneficio di una minoranza, è sufficiente che questa domandi il materiale per le classi, o la formazione degli insegnanti, al suo Paese di appartenenza. Per i Rom invece, minoranza transnazionale, tutto questo non è possibile: tocca al Consiglio d’Europa e all’Unione europea intervenire. E gli Stati devono collaborare tra loro.
Io, ora, propongo un capovolgimento di prospettiva. Dato che nell’Europa di questi anni, segnata dalla mobilità e da un’emergenza legata alle minoranze, quelli che erano Paesi d’emigrazione sono diventati Stati d’immigrazione, e dato poi che i Rom sono un popolo mobile - non nomade: mobile, con un’organizzazione familiare e sociale che attraversa le frontiere - io propongo che siano visti non più come dei marginali, ma come un paradigma per l’Europa del XXI secolo. Loro sollevano questioni fondamentali, sul senso dell’Europa e delle sue componenti: individui e comunità, Stati, nazioni, nazionalità, libera circolazione, migrazioni. E lanciano la sfida per la gestione di nuovi spazi giuridici e sociali. Per esempio, il problema della scolarizzazione dei bambini Rom potrebbe diventare una fonte di rinnovamento per l’educazione globale, che è in difficoltà. Il diritto è dalla loro parte. Il problema è che le leggi non vengono applicate: le indagini e i rapporti delle istituzioni internazionali mostrano che i Rom sono i più condannati, respinti e discriminati fra i popoli d’Europa. L’accesso ai diritti, per loro, passa attraverso l’applicazione dei testi normativi esistenti (anche se alcuni devono essere ancora migliorati) e la formazione degli operatori: insegnanti, personale sanitario e di polizia, assistenti sociali. Ma, soprattutto, passa attraverso l’informazione: ogni tentativo di pensare politiche nuove nei loro confronti si scontra infatti con un serbatoio secolare di stereotipi, immagini negative, dal quale è sempre possibile attingere per giustificare il proprio rigetto, o addirittura i propri comportamenti discriminatori a livello politico. Domandate agli abitanti di un paese cosa pensano degli zingari. Vi risponderanno che rubano. Se però chiedete esempi concreti, vi diranno che nel loro paese non si sono verificati furti, però nei paesi B e C di certo vi potranno dare le prove. Ma se andate nel paese B, vi diranno di andare nel paese A, o in quello C. E lo stesso faranno nel paese C. Fra mille Rom non c’è più delinquenza di quanta ce ne sia fra mille cittadini qualsiasi. I loro reati però sono i più segnalati, perché sono la popolazione più sorvegliata. Il problema principale resta capire dove possono andare a vivere. La gente si rifiuta di vendere loro terre o case. In Francia, per esempio, l’obbligo di predisporre aree di accoglienza risale al ’90, ma i Comuni non rispettano la legge. Esiste solo il 10% delle aree necessarie e il 90% delle carovane non ha modo di sistemarsi legalmente. E se i Rom si fermano in un terreno che non appartiene loro, per le autorità locali espellerli è facile. Ma, alla fine, renderli responsabili di una situazione di cui sono invece soprattutto le vittime, questo non è giusto.

(Jean-Pierre Liégeois, Otto milioni di europei, testimonianza raccolta da Francesca Frediani, “D. la Repubblica delle Donne”, n. 608, 26 luglio 2008, p. 48)

Liégeois, docente alla Sorbona, ha pubblicato tra l’altro:

  • Roms en Europe, Editions du Conseil de l’Europe, Strasbourg, 2007 (disponibile anche in inglese: Roma in Europe, Council of Europe Publishing, Strasbourg, 2008).
  • Rom, Sinti, Kalè… Zingari e Viaggianti in Europa, Edizioni Lacio Drom, Roma, 1995
  • Minoranza e scuola: il percorso zingaro, Anicia, Roma, 2002.
  • Gypsies: An Illustrated History, Saqi Books, London, 2005 (vedi anche la recensione di Felicity Picken).

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All’inizio, per accompagnare all’articolo, avevo pensato a una foto dal reportage di Alberto Dedé, Casa Rom, alle pp. 44 ss. del citato numero di “D”. Ma quelle foto dal “campo nomadi” milanese di via Triboniano mi sono parse un po’ troppo glamour. Preferisco l’innocente locandina da Sucar Drom (dove puoi leggere, tra l’altro, un’intervista a Liégeois).

E già che siamo in tema di links, visita anzitutto le pagine che il Consiglio d’Europa dedica (solo in inglese e francese) a “Roma and travellers”, con un’ampia sezione di documenti; e l’European Roma Rights Centre (ERRC).

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