Etnia: questione di identità (3)

Il souvenir di Sardegna più kitsch che sia riuscito a trovare in rete, in quattro e quattr'otto

In parte sollecitato dalle note identitarie dell’ultimo Marcello Fois, apro una breve parentesi “locale” nel discorso “generale”.

Quanto Fois osserva su Memoria e Passato, sul folklore come “mercato della memoria”, sulle politiche linguistiche, sull’”identità sarda” può essere letto, mi pare, come paradigma esemplare del processo (individuale e collettivo) di costruzione dell’identità.

Certo, insularità non vuol dire isolamento; ma l’insularità facilita la percezione di isolamento. Così per i sardi il mare diventa il segno dell’identità:

finché non c’è il mare non c’è Sardegna che tenga. Mi spingerei fino a dire che finché non c’è il mare non c’è nemmeno Barbagia che tenga.

(Marcello Fois, In Sardegna non c’è il mare. Viaggio nello specifico barbaricino, Laterza, Roma-Bari, 2008, p. 5)

E allora, evitando la fuffa più o meno folkloristica che si rischia di leggere su questi temi, propongo due spunti bibliografici critici e problematici, accompagnati dalle rispettive schede editoriali.

  • Benedetto Caltagirone, Identità sarde. Un’inchiesta etnografica, CUEC, Cagliari, 2005.

    “Frutto di un’inchiesta etnografica condotta dall’autore in differenti contesti e nel corso di vari anni, il presente saggio si propone di tracciare immagini e rappresentazioni dell’identità, o meglio, delle identità sarde, attraverso testimonianze dirette e documenti. Il presupposto di tale studio sta nel considerare l’identità come il prodotto di processi storici e non come una «sostanza» immune dai mutamenti del tempo, assegnata in maniera definitiva. Tre saggi, tre narrazioni sull’identità, all’interno delle quali vengono individuati due meccanismi o congegni identitari: da una parte il meccanismo del confronto con l’altro, che emerge dai racconti dei barigadesi e dei pastori desulesi intervistati, configurando un modello di convivenza sostenibile; dall’altra il meccanismo opposto dello scontro con l’altro, in cui il tentativo di proporre un’immagine d’identità regionale avviene in nome della separatezza, della differenza, del rifiuto dell’alterità. A questo secondo modello sembrano avvicinarsi, secondo l’autore, le manifestazioni in onore di Sa die de sa Sardigna.”

Già i titoli dei tre saggi sono significativi, in quanto collocano il problema dell’identità etnica in termini di confine barthiano (ne parlo per esempio in Bongo bongo, ivi link). In Sardegna questo approccio è ritenuto, credo, “controcorrente”:

  • Identità al confine: il caso del Barigadu
  • Gli inganni dell’identità: Sa die de sa Sardigna
  • Abitare nel viaggio: l’identità transumante dei pastori desulesi

Poi,

  • AA.VV., Sardegna. Seminario sull’identità, CUEC, Cagliari, 2007.

    “In Sardegna c’è un progetto, o forse solo un’idea o intenzione, del governo regionale di fare un museo sardo della o delle identità dell’isola. Il «Museo delle identità della Sardegna» ha negli intenti dei promotori l’obiettivo di offrire «la storia della costruzione dell’identità dei sardi, o delle differenti identità dei sardi», sia attraverso «un approccio tematico, rivolto a mettere in luce le principali articolazioni del discorso identitario e i loro contenuti simbolici», sia attraverso un approccio «storico, diretto ad esaminare le varie fasi in cui si è sviluppata la ricerca di identità nella Sardegna degli ultimi due secoli». Se l’amministrazione regionale ha un tale intento, anche solo per questo la questione diventa importante. In questo volume si riportano gli atti di un seminario tenuto nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari in collaborazione con l’Università di Sassari e con l’ISRE di Nuoro, nel dicembre del 2005. In fondo, un’appendice di brevi opinioni di scrittori sardi che hanno accettato di dire la loro su questo tema, come una sorta di inizio di «rilevazione».”

Politica? Geografia Libri Recensioni inattuali Razzismi 9 Luglio 2008, 00:15  



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