Atilia, Atilia

Cagliari, 'Grotta della Vipera' (ipogeo di Atilia Pomptilla) - Ricostruzione di G. Oddini, da Pais (1923)

Ho deciso: l’anno prossimo proporrò ai miei capricciosi alunni un “percorso” epigrafico-funerario, alla ricerca dei rapporti con l’epigramma letterario (e ci passeranno Catullo e Marziale, ma anche gli epitafi - veri o falsi - di Ennio Nevio Pacuvio Plauto Virgilio).

E li porterò per cimiteri antichi e moderni, a meditare su monumenta e memoria, anche laddove - a Tuvixeddu - i palazzoni si mischiano alla necropoli abbandonata. Ma, sia in classe sia in viale Sant’Avendrace, ci soffermeremo sugli epigrammi della “Grotta della Vipera” (CIL X, 7563-7578).

Inizio a spulciare la bibliografia per orientarmi un po’, e sulla nostra “Grotta” incontro subito un’autorevolissima perla:

dedicata da Atilia Pomptilla al marito Cassio Filippo, morto prematuramente. All’interno, sulle pareti della tomba scavata nel calcare, è iscritto l’epitaffio funebre della romana allo sposo tanto amato.

(Anna Maria Colavitti - Carlo Tronchetti, Guida archeologica di Cagliari, Carlo Delfino, Sassari, 2003, p. 45)

Meno male che c’è l’Angiolillo:

L’ipogeo di Atilia Pomptilla, conosciuto come Grotta della Vipera e completamente scavato alle pendici del colle di Tuvixeddu, si affacciava sulla strada che, all’uscita della città, diventava la a Karalibus Turrem. Della originaria facciata distila in antis restano solo un capitello ionico con collare di foglie [per essere più precisi, un collare di sole foglie d'acanto] e la trabeazione. Al di sopra dell’architrave, che reca l’iscrizione funebre con il nome della defunta Atilia Pomptilla (CIL X 7563), corre un attico al cui centro è inserito il frontone; questo, privo di funzione tettonica, è decorato dagli strumenti della libagione, una patera e un praefericulum, e ha due altari al posto degli acroteri. Alle estremità dell’attico sono raffigurati due pilastri corinzi da cui partono verso il centro girali fioriti e due grossi serpenti, rispettivamente simbolo della iuno di Atilia e del genius di suo marito.
L’heroon è costituito da un pronao e due camere funerarie. Sulle pareti del pronao sono incisi dodici epigrammi metrici in latino e in greco nei quali L. Cassius Philippus ricorda con commosse parole il duplice sacrificio compiuto dalla sposa per amore suo, quando ella “figlia dell’Urbe seguì fin qui le dolorose vicende dello sfortunato marito” (CIL X 7565) e infine quando barattò la propria vita per quella di Filippo (CIL X 7567). Lo studio delle iscrizioni ha permesso a G. Coppola di attribuire sia quelle greche che quelle latine a un unico autore, probabilmente lo stesso Cassio Filippo esiliato in Sardegna per motivi politici. I componimenti sono intessuti di reminiscenze letterarie, in particolare di citazioni da un epigramma di Marziale scritto nell’88 d.C.: questo anno rappresenta dunque un terminus post quem per la costruzione dell’ipogeo, in perfetto accordo con la datazione al II secolo d.C. attribuibile al capitello. Resta incerta l’identità dei due personaggi, certamente provenienti da Roma ed esiliati a Cagliari. Se la scarsità dei dati non permette di ipotizzare con sufficiente sicurezza una parentela tra L. Cassio Filippo e il giurista C. Cassio Longino esiliato in Sardegna da Nerone, non è d’altra parte da sottovalutare la presenza nella documentazione epigrafica relativa agli altri monumenti funerari circostanti di un nutrito gruppo di esponenti di gentes medio-italiche ostili alla politica di Nerone e da questi esiliati.

(Simonetta Angiolillo, Sardinia, in Elisa Chiara Portale - Simonetta Angiolillo - Cinzia Vismara, Le grandi isole del Mediterraneo occidentale: Sicilia, Sardinia, Corsica, L’Erma di Bretschneider, Roma, 2005, pp. 245-246)

Come altre volte il mare magnum della Rete non restituisce granché, se non la schedina di Sardegna Cultura - ma una curiosità la si trova su GoogleBooks: la vulgata ottocentesca degli epigrammi per Atilia Pomptilla compare nell’edizione aumentata da Heinrich Meyer (Lipsia, 1835) dell’Anthologia Veterum Latinorum Epigrammatum et Poematum (1759-1763) curata da Pieter Burman il Giovane (1714-1778).

Eppure il testo, a ben cercare, si trova: sia quello di CIL X, reperibile ad esempio nell’EDCS, Epigraphik Datenbank Clauss/Slaby), sia quello emendato, inserito da Piergiorgio Floris nell’EDR, Epigraphic Database Roma (n.b.: prima di consultare, installa il font Cardo).
Dall’EDR, sorvolando per ora sui testi in greco:

O(pus) i(nstitutum) o(blatum)q(ue) s(acrae) memoriae Atiliae L(uci) f(iliae) Pomptillae benedictae. M(aritus) s(ua) p(ecunia).

(CIL X, 7563)

D(is) m(anibus).
Atiliae L(uci) f(iliae) Pom[p]tillae mamm[ae o]ptimae e[t]
L(ucio) Cassio Phili[p]po tat[ae pa]rentib[us] sanctis,
L(ucius) Atilius Felix [+4+]IM[+5+] et [L(ucius) Ati]lius
Eutychus lib(erti) [f]ec[er(unt) si]bi posterisq(ue)
+[+21?+]ERC[+9?+]
[+2+]B[---]

(CIL X, 7564)

Urbis alumna, gravis casus huc usque secuta
coniugis infelicis, Atilia, cura Philippi,
hic sita sum, Manibus gratis sacrata mariti,
pro cuius vita vitam pensare precanti
indulsere Dei. Ne cesses, Fama: meremur.

(CIL X, 7565)

Quod credis templum, quod saepe, viator, adoras,
Pomptillae cineres ossaq(ue) parva tegit;
Sardoa tellure premor, comitata maritum,
proq(ue) viro fama est me voluisse mori.

(CIL X, 7566)

Unu et viginti bis iuncti vix[i]mus annos,
una fides nobis gaudia multa dedit:
et prior at Lethen cum sit Pompti[ll]a recepta,
“tempore tu” dixit “vive, Philippe, m[e]o”:
nunc aeterna quies Ditisq(ue) silentia maesti
hanc statuere ambis pro pietate domum.

(CIL X, 7569)

Languentem tristis dum flet Pomptilla ma[ritu]m,
vovit pro vita coniugis ipsa mori.
Pro[t]inus in placidam delabi vìsa quietem
occidit. O celere[s] at mala vota deì!
Has audire preces! Vitam servare [marito],
ut pereat? vita dulcio[r] illa m[ihi]!

(CIL X, 7570)

Templa viri pietas fecit p[ro] munere magno
Pomptillae: meruit [femi]na casta coli:
nam se devovit iam [defi]ciente marito.
Rapta viro m[eri]t[o vivat] ut ille suo.

(CIL X, 7574)

Hìc Pomptilla iacet, cineres [a]m[p]le[xa] Philippi
coniugis. His aris includi[tur ur]na duorum
quae facit ad famae vive[ntibus] argumentum.

(CIL X, 7575)

[Iu]nonis sedes infernae cernite cunctì:
numine mutato, fulget Pomptil[l]a per aevom.

(CIL X, 7576)

Se vogliamo proseguire dovremo però fare una capatina in biblioteca:

  • G. Coppola, L’heroon di Atilia Pomptilla in Cagliari, in “Rendiconti dell’Accademia dei Lincei”, VII, 1931, pp. 388-437.
  • Lidio Gasperini (a cura di), Rupes loquentes. Atti del Convegno Internazionale di Studio sulle iscrizioni rupestri di età romana in Italia 1989, Istituto Italiano per la storia antica, Roma 1992.
  • F. Porrà, Catalogo P.E.T.R.A.E. delle iscrizioni latine della Sardegna. Versione preliminare, Edizioni AV, Cagliari 2002.
  • Paolo Cugusi, Carmina Latina Epigraphica provinciae Sardiniae, Pàtron, Bologna, 2003.
  • Piergiorgio Floris, Le iscrizioni funerarie pagane di Karales, Edizioni AV, Cagliari 2005.

E per un inquadramento storico-letterario non potremo fare a meno, immagino, di

  • Paolo Cugusi, Aspetti letterari dei Carmina Latina Epigraphica, Pàtron, Bologna, 19962.
  • Paolo Cugusi, Carmina Latina Epigraphica e letteratura: l’heroon di Atilia Pomptilla tra l’Alcesti di Euripide e l’Alcestis barcinonensis, in J. del Hoyo - J. Gómez Pallarès (a cura di), Asta ac pellege. 50 años de la publicación de Inscripciones Hispanas en Verso de S. Mariner, Madrid 2002, pp. 125-142.
  • Paolo Cugusi, Per un nuovo corpus dei Carmina Latina Epigraphica. Materiali e discussioni, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 2007, con un intero capitolo sul rapporto intertestuale tra CLE e auctores

*    *    *

Nell’immagine: la “diligente ricostruzione” di G. Oddini riportata da Ettore Pais (Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano, a cura di Attilio Mastino, vol. 2, Ilisso, Nuoro, 1999 [1923], p. 297, nota 613; l’immagine è la fig. 55 a p. 299) è sicuramente meno fantasiosa di quella che oggi accoglie i visitatori della “Grotta della Vipera”. Eppure basterebbe poco a munire il luogo di materiale divulgativo adeguato…

1 Commento

  1. catalepton:

    Questo “percorso epigrafico-funerario”, qui appena accennato, ha già preso forma compiuta, come modulo laboratoriale per la “mia” 4A linguistico, che occuperà tutto un quadrimestre e comprenderà un “viaggio di istruzione breve”. [Ho fatto una programmazione "di ferro" ma molto flessibile: è un ossimoro?] Fortunatamente ho colleghi in gamba, e confido nella possibilità di un vero lavoro interdisciplinare (o pluridisciplinare, o quello che vuoi tu). E spero che M.D. nobiliti il tutto con la sua collaborazione.
    Intanto, compaiono qui alcuni “appunti di lavoro”: su Meleagro e su Tuvixeddu (con la “tomba di Rubellio”).

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