Il sorriso di Kniazeff

Foto di Boris Kniazeff (1900-1975), con dedica

Adesso che il cadavere è freddo, qualche nota a margine della prima prova scritta 2007-2008.

Certo, il sorriso di Boris Kniazeff dato per femminile, il Galata morente dato per “scultura romana del I secolo a.C.”… Ma mi è piaciuta poco la “caccia all’errore” (e al colpevole), buona solo come scandaletto giornalistico della settimana - e infatti già dimenticata.

Eppure non sono errori di “ignoranza”, ma solo di fretta: e che la prova sia stata confezionata in fretta te lo dimostra la scarsa cura nell’impaginazione, evidente in quella virgola in grassetto e soprattutto in quell’altra virgola di troppo nel titolo:

Eugenio MONTALE, Ripenso il tuo sorriso, (da Ossi di seppia, 1925)

Nonostante lo svarione clamoroso, il testo non è stato scelto a caso: come vuole il “canone” ministeriale che si è implicitamente stabilito dal 1998 ad oggi, è un testo del primissimo Novecento, poco antologizzato ma assolutamente coerente con il convenzionale armamentario storico-letterario. Così qui c’è tutta la vulgata montaliana: il “codesto solo oggi possiamo dirti”, “la vita e il suo travaglio”, le “piante dai nomi poco usati”, i paesaggi liguri, i colori, i suoni (il fonosimbolismo delle “petraie d’un greto” come quello del “rovente muro d’orto”), i correlativi oggettivi…

E in relazione a questa vulgata la consegna non è peregrina (ovviamente, lasciando perdere “la figura femminile”).

Nessuno osserva invece la generale banalizzazione in cui da tempo sta precipitando la “prima prova” (tranne i sadici e corrosivi curatori del fake che arriva puntualmente, ormai da qualche anno, alla vigilia dell’Esame).

Cos’è diventata la prima prova scritta?

I. Partiamo dalle note al testo, presupponendo che il candidato abbia portato con sé un dizionario di italiano. Se può essere opportuna la spiegazione di ingenua come “non toccata dal male del mondo”, non si vede l’utilità della spiegazione di ellera, corimbi, e soprattutto talismano (in ogni caso anche ingenua è spiegato infra, al punto 2.3). I casi sono due: o il candidato è trattato da minus habens, o lo si incoraggia a svolgere la traccia senza dizionario.

II. Vediamo ora la biografietta di Montale. È anch’essa una tradizione: dovrebbe servire a contestualizzare il testo, così da valorizzare le competenze testuali e non il nozionismo. Il primo esempio, quello del 1997-1998, è istruttivo: i “luoghi” della biografia di Ungaretti servono a contestualizzare I fiumi. Adesso invece cosa succede? Abbiamo otto righe del tutto inutili alla comprensione del testo. Le informazioni sono scelte a pera: chi se ne frega che “interruppe studi tecnici per motivi di salute”? Poteva interessar di più la sua passione per il canto. E quell’allusione ai motivi di salute lo fa un po’ troppo leopardiano: perché non ricordare allora che combatté da sottotenente? Casomai, poi “fu avviato a studi tecnici per motivi di salute” (si diplomò ragioniere). Perché non fare qualche nome degli ambienti frequentati (che so, Sbarbaro? Gobetti?). Comprensibili le omissioni di poetica (avrebbero reso troppo facile il lavoro al candidato), ma quel riferimento alla “iniziale influenza dell’Ermetismo” è pura castroneria (se proprio vogliamo, potremmo parlare di influenza di Montale sull’Ermetismo; ma non sarei tanto d’accordo).

III. Ed ecco la “consegna”. Le domande sono ormai elementari, spesso tautologiche (nel senso che contengono la risposta), secondo il ridicolo modello inaugurato nel 2005-2006 con l’analisi testuale dell’Isola di Ungaretti:

1. Partendo dalla presentazione che trovi nelle righe precedenti, dopo aver riletto alcune volte l’intera lirica, riassumine il contenuto informativo (movimenti del poeta nei luoghi; altre presenze reali; figure immaginarie).
2.1. A quale personaggio si riferiscono i verbi scese, s’inoltrò, vide (due volte), giunse (nei versi 2, 3, 8 ,9 e 13)? Che tempi del verbo sono?
2.2. Cerca le forme dei verbi all’imperfetto. A quali elementi e aspetti della scena si riferiscono? Quale contrasto creano questi verbi all’imperfetto con quelli indicati nella domanda precedente?
2.3. Molte parole indicano l’ombra, la sera, il sonno: è davvero sera o si tratta di un contrasto tra zone del paesaggio? Nota e commenta le espressioni ove sera era perenne (v. 1), acqua torrida (v. 6), la coltre luminosa (v. 22).
2.4. Spiega, anche con l’aiuto del dizionario, le parole proda (v. 1), larva (v. 7) e simulacro (v. 12).

Spero non sia necessario alcun commento. Vabbé che l’analisi è “guidata”, ma… fra un po’ arriveremo a

Concentrati bene. Dopo aver riletto quattro o cinque volte il testo che ti abbiamo proposto, prova a rispondere al seguente quesito, eventualmente con l’aiuto del dizionario o di un amico: di quante lettere (attenzione: lettere, non sillabe) è composta la parola caprifico? Sei davvero sicuro? Sicuro sicuro? Puoi rispondere anche con monosillabi o grugniti.

IV. Questo è il punto 2.2: “nel verso 2 ricorre l’allitterazione della r”. Ecco il v. 2:

scorta per avventura tra le petraie d’un greto

Di primo acchito, mi chiedo “Dov’è l’allitterazione?”. Quella è una paronomasia. Poi capisco. Sarà il caso di chiarire che quella che Pontano battezzò allitteratio definisce, a rigore, le ripetizioni dello stesso suono consonantico all’inizio di parole contigue (Pontano applicava il termine anche agli inizi vocalici). Così è senza dubbio, nell’uso anglosassone e castigliano. Così è senza dubbio anche nella tradizione retorica italiana: basti Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Bompiani, Milano, 1988, p. 276 ss. Qui si allude invece a qualcosa di simile alla generica definizione francese, per cui “un son consonantique est répété dans plusieurs mots proches”. Io so bene donde questa definizione è penetrata: dalle noterelle di retorica nelle antologie d’italiano per il biennio.

Non è puro nominalismo. Sto cercando non dico il “perché”, ma almeno il “come mai” della banalizzazione ministeriale, ormai descrivibile come fatto storico.

Le modeste preconoscenze lessicali attese, la biografia con Montale “ermetico”, le consegne elementari e guidate, la definizione di allitterazione provengono tutte da una didattica dell’italiano da biennio e da manuali di italiano da biennio. Questo è il livello che ci si aspetta oggi da quei pochi candidati all’esame di Stato così bravi da affrontare la terribile tipologia A.

*    *    *

La foto di Boris Kniazeff? Ah, sì: da Bibliophilie russe.

Scuola? Race milieu moment Rettorica 30 Giugno 2008, 00:10  



1 Commento Aggiungi il tuo

  • 1. catalepton  |  30 Giugno 2008, h. 01:17

    A proposito di figure retoriche: la serendipità mi porta alla Silva Rethoricae di Gideon Burton (Brigham Young University), “a guide to the terms of classical and renaissance rhetoric” (ma guarda un po’, esistono ancora siti con i frame). Se poi vai a cercare alliteration vedrai che non mi dà né ragione né torto: si tratta di “repetition of the same letter or sound within nearby words”, ma “current usage of this term is in its most restricted sense (repeated initial consonants)”.

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